JANET EVANS E L’IMPRESA PASSATA IN SECONDO PIANO DI SEUL 1988

janet88
Janet Evans – da cerchidigloria.it

articolo di Giovanni Manenti

Talvolta, anche le grandi imprese sportive hanno bisogno di un po’ di fortuna per trovare il giusto spazio e la corretta considerazione da parte di sportivi, tecnici e stampa specializzata, e non è certo questo il caso di Janet Evans, nuotatrice americana “schiacciata” alle Olimpiadi di Seul 1988 dalle attenzioni dei media verso il tentativo (poi parzialmente fallito) del proprio connazionale Matt Biondi di emulare la leggenda Mark Spitz e conquistare 7 medaglie d’oro, ed invece uguagliato solo a numero di allori, ma di colore diverso (5 ori, un argento ed un bronzo).

E neppure può ottenere il riconoscimento di miglior atleta in campo femminile, scontrandosi con la tedesca est Kristin Otto che, a propria volta, centra un record tuttora imbattuto conquistando ben 6 medaglie d’oro di cui 4 in gare individuali, così che le prestazioni della Evans, oro sui 400 ed 800 stile libero e sui 400 misti, passano inizialmente in secondo piano, salvo poi trovare giusto riconoscimento con il passare del tempo, quando i suoi riscontri cronometrici sono molto difficili anche solo da avvicinare.

E pensare che, oltretutto, la spedizione olimpica Usa a Seul è tutt’altro che da incorniciare, avendo ottenuto un bottino di 28 medaglie – piuttosto basso per gli standard americani – di cui solo 8 d’oro e, particolare curioso, questi otto successi vedono tutti protagonisti due soli nuotatori, il già ricordato Matt Biondi con 5 ori (due individuali e 3 in staffetta) e la giovanissima Janet, con i citati tre ori individuali.

Nata a Fullerton, in California, a fine agosto 1971, Janet Evans impara a nuotare prima che a camminare, e all’età di 3 anni è già in grado di praticare gli stili a farfalla e a rana, mettendosi in luce, a dispetto di chi sosteneva che con un fisico così minuto non avrebbe avuto chances di vittoria, ad un anno dai Giochi di Seul quando, appena sedicenne, detronizza l’australiana Tracey Wickham dei record mondiali sui 400 ed 800 stile libero, nuotando le distanze rispettivamente in 4’05″45 ed in 8’22″44, completando poi un tris di primati facendo suo anche il record sui 1500 metri (non inclusi nel programma olimpico), migliorando in 16’00″73 il limite della connazionale Kim Linehan e divenendo, il successivo 26 marzo 1988, la prima donna ad infrangere “il muro dei 16 minuti“, stabilendo con 15’52″10 un primato che resisterà per quasi 20 anni prima di essere migliorato dalla connazionale Kate Ziegler nel giugno 2007.

Dopo aver testato le sue possibilità di vittorie olimpiche ai “Pan Pacific Games” del 1987 di Brisbane, dove ottiene l’oro sui 400 misti in 4’44″99 e sui 400 stile libero con il record dei campionati di 4’09″32 e dove subisce una delle rarissime sconfitte sugli 800 metri da parte dell’australiana Julie McDonald, la Evans è pronta per affrontare gli insidiosi “Olympic Trials” di Austin, dove non ha difficoltà a staccare i tre “pass” per la rassegna coreana.

A Seul, la giovane Janet si trova praticamente da sola – unitamente ad una ancor più adolescente, il quattordicenne talento ungherese Krisztina Egerszegi – a fronteggiare il “canto del cigno” delle walchirie della ex Ddr, le quali, staffette comprese, fanno loro ben 10 delle 15 gare del programma natatorio, dal che si evince quanto straordinaria sia stata l’impresa dell’americanina.

La prima gara in calendario sono i 400 misti, specialità mai affrontata dalla tedesca Est Kristin Otto, la quale, a dispetto della sua indiscussa polivalenza, ha solo fatto qualche fugace “visita” sulla più corta distanza dei 200 (di cui era stata medaglia d’oro ai Mondiali 1986 di Madrid), privilegiando ella le prove più brevi, ed, uscita dalle scene la dominatrice di inizio anni 1980, l’altra tedesca orientale Petra Schneider, le più accreditate rivali della Evans vanno ricercate tra le due rappresentanti della Ddr Daniela Hunger e, soprattutto, Kathleen Nord, già argento sulla distanza ai Mondiali di Guayaquil 1982 ed oro quattro anni dopo a Madrid, nonché campionessa europea nel 1983 ed 1985 e bronzo l’anno prima a Strasburgo.

Le qualificazioni del 18 settembre vedono registrare il miglior tempo alla romena Noemi Lung (terza due anni prima a Madrid) in 4’41″96 davanti alla Nord (4’42″92) ed alla Evans (4’43″04), mentre la Hunger si “nasconde” in 4’44″85 giungendo seconda nella batteria vinta dalla Evans.

Nella finale del giorno dopo, la Nord prende il vantaggio nella frazione iniziale a farfalla, sua specialità dove conquisterà l’oro sui 200 metri, venendo superata a metà gara dalla Evans dopo la frazione a dorso, con l’americana che controlla a rana per poi chiudere d’autorità con il crono di 4’37″76, non distante dai record olimpico e mondiale (rispettivamente di 4’36″29 e 4’36″10) della Schneider, precedendo la romena Lung che con 4’39″76 beffa la Hunger nella volata per l’argento, mentre una delusa Nord conclude non meglio che quinta.

Archiviata la prima sfida con le tedesche orientali – con la Hunger che si riscatta facendo suoi i 200 misti dove la Lung ottiene la sua seconda medaglia giungendo terza – la Evans può ora concentrarsi sulle più lunghe gare del programma natatorio, iniziando dai 400 metri che vedono stabilite le qualificazioni al mattino e la finale al tardo pomeriggio del 22 settembre.

Sulla distanza, la concorrenza delle due walchirie è di tutto rispetto, schierando in vasca la fortissima Heike Friedrich, già oro il giorno prima sui 200 stile libero e capace, ai Mondiali di Madrid 1986, di fare doppietta sui 200 e 400 stile libero ed imbattuta da ben 14 finali consecutive, nonché Anke Moehring, argento agli Europei di Sofia 1985, pur preferendo la doppia distanza degli 800, su cui è parimenti iscritta.

Le qualifiche del mattino vedono le tre favorite vincere le rispettive batterie, con la Moehring che si impone nella seconda in 4’10″64, la Friedrich nella terza in un comodo 4’11″30 e la Evans che, nella quarta ed ultima serie, strappa alla Moehring il miglior tempo nuotando in 4’10″12.

La finale del tardo pomeriggio si risolve in un avvincente duello tra la Evans, che prende la testa della gara sin dalle prime bracciate, e le due tedesche che non si fanno staccare restandole a contatto sinché, ai terzi 100 metri, la Friedrich non incrementa il ritmo lasciando indietro la connazionale ed andando ad insidiare l’americana, con le due “ondine” che toccano quasi contemporaneamente ai 300 metri.

Ci si attende che la Friedrich, venendo dalla velocità e che aveva previsto di concludere la gara in 4’05”, piazzi il suo spunto vincente nelle ultime due vasche quando, viceversa, è la Evans che, a sorpresa, si distacca, con la tedesca est che paga lo sforzo profuso nella quinta e sesta vasca, andando a toccare in un fantastico crono di 4’03″85 a migliorare di 1″60 il suo precedente limite, un primato che durerà quasi 18 anni prima di essere superato dalla francese Laure Manoudou, mentre la Friedrich, letteralmente scoppiata nel finale, salva a stento l’argento dal ritorno della Moehring, chiudendo in 4’05″94 rispetto al 4’06″62 della compagna.

Concluse dalla Friedrich le proprie fatiche olimpiche, la tedesca orientale lascia alla citata Moehring ed ad Astrid Strauss l’ingrato compito di cercare di sconfiggere la Evans nella gara più lunga del programma, gli 800 metri che vedono le qualificazioni in calendario il 23 settembre e la finale il giorno dopo.

La Moehring aveva, nell’agosto 1987, migliorato il fresco primato mondiale della Evans portandolo ad 8’19″53 solo per far sì che l’americana se ne riappropriasse nuotando in 8’17″12 ai campionati primaverili Usa il 22 marzo 1988, e dalla sua poteva vantare sulla distanza il bronzo agli Europei di Sofia 1985 e l’oro due anni dopo a Strasburgo, mentre la Strauss porta in dote, come validissime credenziali, l’argento sui 400 e l’oro sugli 800 ai Mondiali di Madrid 1986, oltre alle doppiette d’oro sulle riferite distanze agli Europei 1985 e d’argento all’edizione 1987.

Due avversarie, insomma, di tutto rispetto, come dimostrato anche dall‘esito delle batterie di qualificazione dove la Strauss, inserita nella stessa serie della Evans, la precede di giustezza (8’28″07 ad 8’28″13), mentre nell’ultima serie la Moehring giunge anch’essa seconda, preceduta dall’australiana Julie McDonald che, ricorderete, aveva battuto la Evans nella finale dei “Pan Pacific Games” l’anno prima.

Quando la Evans e le due tedesche si presentano sui blocchi di partenza per la finale del 24 settembre, salta subito all’occhio l’enorme differenza di fisico, con la Strauss alta m.1,87 per 82kg. cui la Moehring risponde con m.1,82 di altezza e 69kg. di peso rispetto alle minuscole misure (m.1,66 per 46kg.) della giovane americana – peraltro molto simili a quelle della nostra Novella Calligaris che ai Mondiali di Belgrado 1973 ebbe anch’essa a sfidare, sulle medesime distanze, le prime esponenti del “movimento natatorio della Ddr” – che, per niente intimorita dalla stazza delle sue avversarie, prende subito la testa della gara per non mollarla più sino all’arrivo, dove conclude con il nuovo record olimpico di 8’20″20, con la lotta per le altre due medaglie che vede prevalere di misura la Strauss (8’22″09), con la Mc Donald al bronzo in 8’22″93 e la Moehring che, pur nuotando in 8’23″09, si ferma ai piedi del podio.

Nel prosieguo della sua carriera, la Evans si conferma regina sui 400 ai Mondiali di Perth 1991, cedendo poi alle Olimpiadi di Barcellona 1992 solo alla sua nuova avversaria, la tedesca Dagmar Hase, in un avvincente testa a testa deciso solo agli ultimi metri per appena 19/100, ultimo acuto prima di un modesto piazzamento come quinta ai Mondiali di Roma 1994, mentre sugli 800 – dopo aver ritoccato il proprio limite mondiale portandolo ad 8’16″22 ai “Pan Pacific Games” di Tokyo 1989, un record che resterà anch’esso insuperato per 19 anni esatti, sino al 8’14″10 di Rebecca Adlington ai Giochi di Pechino 2008 – la sua superiorità è indiscutibile vincendo consecutivamente l’oro ai Mondiali di Perth 1991, Olimpiadi di Barcellona 1992 e Mondiali di Roma 1994 per poi concludere, nel 1996, a 25 anni, con un sesto posto ai Giochi di Atlanta, avendo nel frattempo “passato il testimone” alla giovane connazionale Brooke Bennett.

Come dire, quale morale della carriera di Janet, che con la volontà, il coraggio e la determinazione, la “storia di Davide contro Goliapuò sempre ripetersi

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...