LA GIOIA D’ORO DI CASARTELLI A BARCELLONA 1992

casartelli.jpg
La vittoria di Casartelli – da avisbikenokiasiemens.it

Ho pianto due volte, con Fabio Casartelli, e credo proprio di non esser stato l’unico. Se il dramma che lo ha strappato alla vita lo ha negato ai suoi cari, nondimeno è di conforto per noi semplici appassionati ricordare l’apice del suo viaggio agonistico.

Un ragazzo intelligente, Fabio, radioso come il suo sorriso, abile una volta montato in sella ad una bicicletta al punto da sedersi al tavolo dei vincitori di una medaglia d’oro olimpica.

Eccoci dunque a Barcellona, 2 agosto 1992, sull’impegnativo ma non proibitivo circuito del San Sadurnì de Noya, eletto per la prova a cinque cerchi. Un anello di 16 chilometri e qualche metro da ripetere dodici volte per compessivi 194,4 chilometri di fatica, incarogniti dal caldo asfissiante. L’Italia ha buon palmares in passato per la gara su strada, che per l’edizione catalana in corso è l’ultima a veder allineati al via i dilettanti. Se Attilio Pavesi vinse a Los Angeles nel 1932 quando ancora si correva a cronometro, Baldini a Melbourne nel 1956, Zanin a Tokyo nel 1964 e Vianelli a Città del Messico nel 1968 hanno regalato un tris tricolore che fa dell’Italia l’unico paese, dal 1936, ad aver collezionato tre successi nella prova in linea.

A Barcellona il campo dei partecipanti è di assoluto valore, anche se le Nazionali possono schierare un massimo di tre atleti e la sfida, pertanto, è difficilmente controllabile e sfugge ad ogni progetto tattico studiato a tavolino. C’è ad esempio un certo Lance Armstrong, americano che non più tardi di dodici mesi dopo sarà già campione del mondo dei professionisti a Oslo, prima dell’interruzione dell’attività per un male fortunatamente curabile, ed un rientro condito da ben sette successi consecutivi al Tour de France, ahimé per lui con l’aiuto esagerato di sostanze illecite; c’è un tedesco veloce, che ama le classiche in linea e ne farà incetta nel corso della carriera, soprattutto dalle parti di Sanremo, Erik Zabel; c’è un olandese di grido, Erik Dekker, che gli addetti ai lavori considerano il principale pretendente alla medaglia d’oro; c’è l’altro teutonico Steffen Wesemann che nel 2004 levigherà le pietre del Giro delle Fiandre; c’è la coppia francese Hervé-Magnien che pare ben attrezzata per il percorso olimpico; e c’è un azzurro autorevole, Davide Rebellin, che a distanza di 24 anni da quel giorno barcellonese ancora compete, e pure con discreti risultati dopo una carriera mirabile, tra i professionisti.

Ad onor del vero la gara non riserva grossi sussulti. Ci provano in tanti ad infiammare la corsa, lo stesso Hervé prende cappello dal gruppo assieme al belga Thijs e all’austriaco Totschnig ma al sesto giro il plotone è nuovamente compatto. Il commissario tecnico Giosué Zenoni, oltre a Rebellin, ha selezionato Mirco Gualdi, che nel 1990 fu campione del mondo dei dilettanti in Giappone a Utsunomiya e che ha ritardato il passaggio tra i professionisti proprio per poter essere della partita a Barcellona; il terzo uomo è invece un comasco che sta per compiere 22 anni (esattamente il 16 agosto), appunto Fabio Casartelli, che ha buon curriculum ed ha già pagato dazio alla sfortuna, malato di monunucleosi da ragazzo, e nel 1990 investito da un auto che gli ha procurato la rottura della dodicesima vertebra.

In effetti l’altimetria del tracciato non è così selettiva da scremare in avanti i favoriti della vigilia. Tocca a Gualdi orchestrare l’azione di un drappello di nove ardimentosi, tra cui anche il danese Lars Michaelsen (che nel 1995 befferà Maurizio Fondriest alla Gand-Wevelgem) che a due giri dal termine scatena la bagarre ma non riesce a prendere il largo. Casartelli e il lettone Ozols rientrano da dietro, Gualdi, regista in corsa, astutamente ripone velleità personali di vittoria favorendo il comasco che a 17 chilometri dal traguardo azzecca la fuga decisiva con lo stesso Ozols e Dekker. Il terzetto si avvantaggia velocemente viaggiando di comune accordo, e con 35 secondi di margine sul gruppo, che Zabel regolerà in volata per un inutile e beffardo quarto posto, i tre fuggiaschi vanno a contendersi le medaglie.

Ozols, stanco e appagato, neppure ci prova, Casartelli ha la sparata giusta e taglia il traguardo a braccia alzate, con Dekker secondo alle sue spalle in 4h35’21”, per un sogno olimpico che si avvera. Curiosa la foto dell’arrivo, con i tre protagonisti uno in coda all’altro felici ed esultanti per il risultato ottenuto.

Se temo la maledizione che quasi puntualmente colpisce i vincitori di Mondiali ed Olimpiadi? Non ho avuto tempo di pensarci. E mica potevo frenare in volata, no?“… sappiamo tutti come è andata a finire, povero e sfortunato Fabio. Dalle lacrime di gioia del 2 agosto 1992 alle lacrime di disperazione del 18 luglio 1995, ma tra gli déi di Olimpia a Casartelli è riservato un posto speciale.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...