LA BELLA FAVOLA DEL “BRUTTO ANATROCCOLO” GREG LOUGANIS

 

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Greg Louganis a Seul 1988 – da wbur.org

articolo di Giovanni Manenti

Cosa pensereste se vi dicessi che sto per raccontarvi la storia di un personaggio che, generato da due incoscienti adolescenti e da questi logicamente abbandonato all’età di soli otto mesi, risulta leggermente “indietro” in epoca scolare a causa della sua “dislessia” che lo fa essere mal tollerato dai suoi genitori adottivi, vivendo anche situazioni di abusi e violenze domestiche sfociate in una depressione giovanile che lo porta ad un passo dal suicidio e dalla quale cerca di sfuggire rifugiandosi in alcool e droghe leggere, per poi scoprirsi con tendenze omosessuali che determinano come conseguenza, a seguito di esperienze con vari partners occasionali, la contrazione – all’età di soli 28 anni – del virus HIV, anticamera del terribile e per lo più letale AIDS.

Beh, di sicuro, la prima reazione sarebbe quella di pensare di aver sbagliato sito, trattandosi di una delle tante storie di vita vissuta che riguardano ragazzi sfortunati la cui esistenza è stata contrassegnata da tanti e tali eventi negativi da portarli progressivamente alla perdizione, mentre invece no, quanto descritto non è altro che la vita “fuori dalla piscina” del personaggio che – quantomeno sino all’avvento dei fenomeni cinesi – è stato universalmente riconosciuto come il più grande tuffatore di ogni epoca, vale a dire l’americano Greg Louganis.

Louganis vede la luce il 29 gennaio 1960, figlio naturale di una coppia quindicenne (samoano lui, svedese la madre) che lo abbandona dopo pochi mesi per poi essere adottato da una coppia che non può avere figli, formata dal marito Peter Louganis, di origini greche, e dalla moglie Frances, una contadina texana, che già avevano adottato una bambina, di nome Despina.

E, proprio vedendo la sorellastra maggiore esibirsi in un concorso di danza, Greg (diminutivo del nome completo di Gregory Efthimios) si mostra attratto da tale specialità così come dalla ginnastica artistica, dimostrando sin da subito un notevole talento che lo porta a frequentare apposite scuole ed a vincere vari premi.

I primi problemi per il piccolo Greg arrivano in età scolare, quando viene deriso dai compagni per i suoi problemi nel parlare in quanto dislessico, venendo soprannominato “retard“, ossia ritardato, anomalia che lo pone anche in cattiva luce in famiglia tanto da fargli ritenere che “i miei genitori non mi hanno voluto, coloro che mi hanno adottato non mi amano, sono ritardato, sono brutto“, pensando seriamente di farla finita, ma fortunatamente gli manca il coraggio di “affondare” il rasoio che ha in mano.

Solo in un ambiente Greg si trova a suo agio, quando deve mettere in movimento il suo corpo con movenze talmente armoniose che, una volta provato a tuffarsi nella piscina di casa, se ne innamora a tal punto che, sotto la guida del suo primo allenatore John Anders (nientemeno che il poliziotto del quartiere) giunge secondo ad 11 anni ai campionati Juniores Nazionali.

Nel frattempo, però, abbandonata la strada di togliersi la vita, affoga le sue problematiche esistenziali nel più classico e peggiore dei rimedi, vale a dire abusando di alcool e facendo uso di droghe, iniziando con la marijuana, atteggiamenti che lo portarono in riformatorio dopo aver sfogato la propria rabbia sui suoi genitori adottivi.

Ma proprio nel momento più buio della sua ancor giovane vita, ecco che un raggio di luce squarcia le tenebre dell’esistenza di Greg, sotto forma dell’ex medaglia olimpica Sammy Lee – il primo americano di origine asiatica (suo padre era coreano) a conquistare un oro per gli Stati Uniti a Londra 1948 dalla piattaforma, successo poi bissato quattro anni dopo ad Helsinki 1952 – il quale, da allenatore della squadra olimpica americana, ne aveva subito intuito il grande talento, ritenendolo capace di rinverdire i successi dell’altro suo allievo Ron Webster, vincitore dai 10 metri a Roma 1960 e Tokyo 1964 prima dell’avvento dell’angelo biondo, l’azzurro Klaus Dibiasi, primo sia a Città del Messico che a Monaco di Baviera.

La presenza di Lee, anche per una qual certa rassomiglianza fisica, ha su Greg lo stesso effetto del “Maestro Myagi” nel famoso film cult “The Karate Kid“, riuscendo ad affinarne la tecnica e smussandone le problematiche di natura caratteriale, tanto che a soli 16 anni, agli “Olympic Trials” di Knoxville, Louganis strappa il pass per i Giochi di Montreal 1976 sia dal trampolino che dalla piattaforma.

Il suo esordio nel panorama olimpico si conclude con un sesto posto nella gara dal trampolino del 22 luglio, vinta dal connazionale Phil Boggs, apprestandosi, cinque giorni dopo, a sfidare la leggenda Dibiasi dalla piattaforma, dopo aver fatto meglio del bolzanino in qualifica, con 583,50 punti rispetto ai 570,54 dell’altoatesino.

Stimolato da una tale – e, forse, inaspettata – concorrenza, Dibiasi conclude alla grande la sua immensa carriera superando la “barriera dei 600 punti“, totalizzandone 600,51 rispetto ai 576,99 di Louganis, in lotta per l’oro sino al penultimo tuffo e ricevendo a fine gara, i complimenti da parte dell’azzurro che non ha difficoltà a premonirgli che “a Mosca 1980 ti vedrò vincere due medaglie d’oro“.

Dibiasi non poteva certo immaginare che la sua previsione sarebbe stata vanificata dal boicottaggio posto in atto dal presidente Usa Jimmy Carter verso l’edizione moscovita, ma il suo giudizio era esatto se si pensa che, ai Campionati Mondiali di Berlino 1978, Louganis si aggiudica il suo primo oro dalla piattaforma con 844,11 punti davanti al tedesco Est Falk Hoffmann (sesto due anni prima a Montreal) ed al sovietico Vladimir Alyenik che conferma il bronzo dei Giochi canadesi, e che, quattro anni dopo, ai Mondiali 1982 di Guayaquil in Colombia, realizza la sua prima doppietta aggiudicandosi il titolo sia dal trampolino (con 752,67 punti, oltre 100 di vantaggio sul secondo, il sovietico Kuzmin) che dalla piattaforma, dove totalizza 634,26 punti, grazie soprattutto ad un quarto tuffo di finale assolutamente perfetto, tanto da essere valutato con un “10” da tutti e sette i giudici presenti, sconfiggendo di misura ancora Alyenik che, due anni prima a Mosca, in sua assenza, aveva conquistato l’argento dietro ad Hoffmann.

Esplicata la formalità di mettersi finalmente al collo i suoi due primi ori olimpici ai Giochi parimenti dimezzati di Los Angeles 1984 in cui rintuzza i primi, all’epoca velleitari, tentativi di successo dei tuffatori cinesi, Louganis si conferma bicampione del mondo da trampolino e piattaforma anche ai Mondiali di Madrid 1986, in cui dai tre metri respinge nuovamente le ambizioni del cinese Tan Liangde (argento anche a Los Angeles due anni prima) e dai 10 metri dispone con autorità (668,58 punti a 624,33) dell’altro cinese Li Kongzheng, preparandosi per le Olimpiadi di Seul dove ambisce ad essere il primo tuffatore a conquistare l’oro da trampolino e piattaforma in due edizioni consecutive dei Giochi.

Nel frattempo, però, la vita fuori dalla vasca continuava ad essere complicata per Greg che, scoperte le sue tendenze gay, aveva nuovamente tentato il suicidio dopo essere stato respinto da un compagno ed iniziato anche “a farsi” di cocaina, ma fortunatamente, i successi sportivi erano la miglior medicina, dato che, dopo i Giochi di Los Angeles, aveva instaurato una relazione stabile, trasferendosi a Malibu.

Ma le brutte sorprese sono sempre dietro l’angolo e, mentre si sta preparando per l’appuntamento olimpico di Seul, una mattina di marzo 1988 Greg riceve una telefonata dal suo compagno, Tom, che lo avvisa di temere di aver contratto l’AIDS, notizia che induce lo stesso Louganis a sottoporsi al test che lo rivela “positivo al virus dell’HIV“.

Una mazzata, a soli sei mesi dall’inizio dei Giochi e, in accordo con il suo allenatore Ron O’Brien, che aveva preso il posto dell’anziano Sammy Lee dopo i Giochi di Montreal, decide di tenere nascosta la cosa, limitandosi ad assumere massicce dosi di AZT, un farmaco ritardante lo sviluppo dell’infezione, con l’intesa che le Olimpiadi coreane avrebbero segnato la conclusione della carriera di Louganis, ancorché appena ventottenne.

E, con questo terribile segreto di cui, oltre a lui, ne sono a conoscenza solo il suo allenatore ed il suo compagno, Louganis si presenta alla gara dal trampolino dove, mentre è in testa alle qualificazioni del 19 settembre, commette un errore nell’esecuzione del nono tuffo, un “due e mezzo rovesciato” che gli fa urtare la testa contro la base del trampolino, procurandogli una ferita e, chiaramente, una fuoriuscita di sangue.

Uscito dalla vasca, Greg allontana in malo modo l’allenatore capo Jan Snick volendosi far medicare solo da Ron, che conosce la sua situazione, il quale, dopo averlo curato, lo convince a tornare in gara, assicurandolo che quanto accaduto non sarà di nessun nocumento agli altri atleti in gara.

Greg, pur se dubbioso sulla correttezza della scelta, obbedisce al suo coach, riesce a qualificarsi ugualmente per la finale con il terzo miglior punteggio di 629,67 dietro all’eterno rivale Tan Liangde (che totalizza 682,65 punti) ed al tedesco Albin Killat, con l’altro cinese Li Deliang ad essere il quarto a superare la barriera dei 600 punti.

Ripresosi dall’infortunio, nella finale del giorno dopo, Louganis sforna la miglior prestazione della sua carriera, a ciò costretto dalle prestazioni dei due asiatici, per sconfiggere i quali (Tan Liangde va all’argento con 704,88 punti e Li Deliang al bronzo con 665,28) totalizza il punteggio record di 730,80 punti che resterà primato olimpico sino ad Atene 2004.

Sei giorni dopo, nelle qualificazioni dalla piattaforma, Greg si dimostra il migliore con 617,67 punti davanti al cinese di turno, che stavolta ha le sembianze ed il nome del quattordicenne (!!!) Xiong Ni, il quale si dimostra, nella finale del 27 settembre, pienamente in grado di infrangere il sogno della quarta medaglia in due edizioni consecutive dei Giochi per Louganis.

Infatti, prima dell’undicesimo ed ultimo tuffo, il quattordicenne asiatico si trova in vantaggio su Louganis di tre punti ed, eseguendo un “triplo e mezzo ritornato“, ottiene dai giudici un punteggio pari ad 82,56 che sembra porlo al riparo da ogni pericolo, costringendo Louganis ad eseguire “il tuffo della morte” (così definito perché era purtroppo costato la vita al russo Sergey Shalibashvili alle Universiadi di Edmonton 1983), vale a dire il “triplo e mezzo rovesciato“, che comporta il massimo coefficiente di difficoltà.

Greg si affida alla sua straordinaria memoria cinetica che gli consente di ricordare ogni particolare delle sequenze più difficili e di eseguirle in modo perfetto, cosa che avviene anche dalla piattaforma di Seul, ottenendo dai giudici gli 86,70 punti che gli sono sufficienti per superare Xiong Ni per soli 1,14 punti di margine (638,81 a 637,47).

E, mentre il cinese avrà modo di riscattarsi facendo suoi gli ori dal trampolino ad Atlanta 1996 e Sydney 2000, la carriera sportiva di Louganis termina qui ed avrà poi modo di fare “outing” con la pubblicazione, nel 1995, del libro autobiografico “Breaking the Surface“(“Tornando in Superficie“) che diviene un autentico “best seller” e, dal punto di vista sentimentale, trovare la serenità con il matrimonio contratto nell’ottobre 2013 con il compagno Johnny Chaillot, un assistente legale.

E, come direbbe l’immenso Shakespeare … “All’s well that ends well!!!

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