MATT BIONDI E IL TENTATIVO FALLITO DI EMULARE SPITZ A SEUL 1988

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Matt Biondi trionfante – da swimmingworldmagazine.com

articolo di Giovanni Manenti

Quando, nella storia olimpica, un atleta – di qualsivoglia disciplina – compie un’impresastorica“, lascia ai posteri un’eredità fatta di uno stimolo a cercare di emulare, uguagliando, se non addirittura migliorando, tale exploit.

Così è stato in atletica per i quattro ori conquistati da Jesse Owens a Berlino 1936, impresa poi pareggiata a 48 anni di distanza da un altro atleta americano, Carl Lewis, che a Los Angeles 1984 si aggiudica le stesse identiche medaglie che il suo illustre predecessore si era messo al collo nell’edizione tedesca, mentre più difficile, almeno in apparenza, appare il compito di qualsiasi nuotatore che intenda emulare il record stabilito da Mark Spitz a Monaco 1972, con 7 medaglie d’oro ed altrettanti primati mondiali.

E’ altresì indubbio che un tale tentativo possa essere ricercato esclusivamente da un nuotatore americano, in quanto solo facendo parte del “Team Usa” si può avere la quasi certezza del successo nelle tre staffette (4×100 e 4×200 stile libero e 4×100 mista) previste dal programma olimpico e che sono la base per poter sperare di ottenere detto risultato e, a soli 16 anni di distanza dall’impresa di Spitz, ecco che a cimentarsi in una simile prova si presenta, alle Olimpiadi coreane di Seul 1988, Matt Biondi, “colosso” ventitreenne di oltre 2metri per 95kg.

Messosi in luce ai Trials Olimpici di Los Angeles 1984, dove conquista un posto nella staffetta 4×100 stile libero che poi andrà all’oro con annesso record mondiale, Biondi si pone all’attenzione della critica l’anno seguente, allorquando il 6 agosto, nel corso dei campionati nazionali Usa, stabilisce per due volte il primato mondiale sui 100 stile libero, con i tempi di 49″24 e 48″95, primo uomo ad infrangere la “barriera dei 49″ netti” sulla distanza.

Con questo biglietto da visita, il gigante californiano si presenta dieci giorni a Tokyo per la prima edizione dei “Pan Pacific Games“, in cui è iscritto a quattro gare individuali (50, 100 e 200 stile libero e 100 farfalla) che lo vedono primeggiare in 22″73 e 49″17 sulle due distanze veloci a stile libero, ottenere il secondo posto dietro al connazionale Heath sui 200 stile libero ed andare al bronzo sui 100 farfalla, preceduto da due specialisti quali il connazionale Pablo Morales (argento l’anno prima sulla distanza alle Olimpiadi di Los Angeles) e l’australiano Jon Sieben, viceversa oro ai Giochi californiani sulla doppia distanza.

Con ogni probabilità, l’aver poi contribuito al successo nelle tre staffette – con un conseguente bottino complessivo di 5 ori, un argento ed un bronzo – rafforza in Biondi la convinzione di poter tentare di emulare l’impresa di Spitz a Monaco 1972, dove il “baffuto” fenomeno ottenne i propri successi individuali sui 100 e 200 metri (all’epoca i 50 stile libero non si disputavano) sia nel crawl che a farfalla.

Dotato di una esplosività non comune, Biondi si indirizza viceversa sulle distanze più brevi e, messi nel conto i 50 ed i 100 a stile libero ed i 100 farfalla, deve scegliere se puntare sui 200 stile libero oppure a farfalla, scegliendo la prima opzione poiché, in effetti, trattasi di una specialità meno dispendiosa rispetto all’ipotesi alternativa.

E, per saggiare le possibilità di un tale exploit, sede migliore non possono essere che i Campionati Mondiali, la cui quinta edizione è in programma a Madrid dal 13 al 23 agosto 1986 ed ai quali Biondi si presenta forte del fatto di aver tolto, ai Trials di Orlando di fine giugno, il primato mondiale sui 50 stile libero al connazionale Tom Jager nuotando in 22″33, nonché di aver migliorato il proprio limite sui 100, portandolo a 48″74.

La rassegna mondiale è però di ben altro spessore quanto a concorrenza rispetto ai “Pan Pacific Games” (ai quali, comunque, partecipano paesi di elevata cultura natatoria quali Australia, Canada e Giappone) e Biondi ne fa le spese, aggiudicandosi da par suo i soli 100 metri stile libero con il crono di 48″94, dovendo arrendersi sui 50 al citato connazionale Tom Jager che si prende la rivincita per aver perso il record mondiale, superato anche dallo svizzero Dano Halsall e, sui 100 farfalla, ancora una volta a Morales, mentre sui 200 stile libero deve accontentarsi del bronzo in una gara vinta dal fuoriclasse tedesco Michael Gross, vittorioso anche sui 200 farfalla e, cosa più preoccupante per Biondi, capace di superare gli Usa nella staffetta 4×200 stile, la cui vittoria va all’altra formazione tedesca, quella occidentale.

L’esito di Madrid, con sette medaglie sì, ma solo 3 d’oro, due d’argento ed altrettante di bronzo, non scalfisce comunque più di tanto l’ottimismo di Biondi che inizia a “scaldare i motori” in vista dell’appuntamento olimpico di Seul, pur se ai “Pan Pacific Games” di Brisbane 1987 deve incassare una cocente sconfitta sui 50 stile libero da Jager che, con 22″32, si riprende per 1/100 il record mondiale, così come Morales si conferma imbattibile sui 100 farfalla, il cui ordine d’arrivo con l’australiano Sieben secondo e Biondi terzo, ricalca quello di due anni prima a Tokyo.

Come avrete capito, Michael Gross a parte, i più temibili rivali per impedirgli di centrare il proprio ambizioso proposito, Biondi li ha in casa, fra i propri connazionali, ed una prima verifica si ha agli Olympic Trials, previsti ad Austin ad inizio agosto 1988.

Le risultanze danno esiti contrastanti per Biondi in quanto, pur vincendo i 100 metri stile libero portando il proprio limite mondiale ad un fantastico 48″42, sui 50 viene nuovamente battuto da Jager – che a marzo aveva limato il proprio limite a 22″23 – capace di nuotare la distanza in 22″25 rispetto ai 22″50 di Biondi, il quale viene preceduto di misura (1’48″35 ad 1’48″37) anche sui 200 da Troy Dalbey.

L’unica buona notizia, se così si può definire, proviene dai 100 farfalla dove, a sorpresa, il primatista mondiale Pablo Morales manca la qualificazione, giungendo terzo nella gara vinta da Biondi in un comunque convincente crono di 53″09, circostanza che consente al “nostro” di staccare comunque il “pass” per le previste quattro gare individuali ai Giochi coreani di metà settembre.

Con la previsione di far sue le tre staffette e l’eliminazione di Morales, Biondi appare l’uomo da battere sui 100 stile libero e farfalla, dovendo poi combattere sino all’ultima bracciata sui 50 ed i 200 stile libero contro Tom Jager e Michael Gross, detentori dei rispettivi record mondiali sulle distanze.

Per Spitz, l’ansia di vedere emulata la propria impresa si concentra sulla prima prova stabilita dal programma natatorio, vale a dire i 200 stile libero, la cui finale è in programma il 19 settembre dopo che in qualificazione il miglior crono è stato fatto registrare dal polacco Artur Wojdat, altro pretendente all’oro al pari di Gross, il quale ha preceduto proprio Biondi nella settima batteria, mentre Gross si è aggiudicato l’ottava davanti ad un semisconosciuto australiano, tal Duncan Armstrong, presente ai Giochi con il 46.mo tempo del ranking mondiale che, comunque, nuotando in 1’48″66, abbassa di 1″30 il proprio “personale“.

All’atto conclusivo, Biondi conferma le sue doti di velocista, passando ai 100 ed ai 150 metri sotto il limite mondiale di Gross, salvo poi spegnersi progressivamente nella vasca conclusiva, venendo rimontato proprio da Armstrong che realizza una delle più grandi sorprese dei Giochi andando a vincere strappando a Gross – non meglio che quinto dietro anche a Wojdat – il record mondiale in 1’47″25 mentre Biondi viene superato all’ultima bracciata anche dall’eterno piazzato, lo svedese Holmertz, dovendosi accontentare del bronzo.

L’aver oramai fallito l’obiettivo prefissatosi di emulare il suo grande predecessore, può comunque avere su Biondi il vantaggio di eliminare la pressione generata da un simile tentativo, e modo migliore per superare la delusione gli si presenta due giorni dopo quando si piazza sui blocchi di partenza della finale dei 100 farfalla da netto favorito, ma anche stavolta, nonostante copra la distanza in 53″01, suo miglior tempo in carriera, deve arrendersi ad un altro “underdog“, il rappresentante del Suriname Anthony Nesty, che lo beffa per un solo centesimo, portando al suo paese il primo e sinora unico oro della storia dei Giochi.

E, nonostante in chiusura di giornata Biondi possa finalmente festeggiare un oro con la vittoria ed annesso record mondiale nella staffetta 4×200 stile libero, da lui portata al trionfo con un’ultima frazione da 1’46″44 in cui scarica tutta la rabbia sin lì accumulata, rimontando e rifilando 2″ di distacco a Steffen Zesner, ultimo frazionista della Germania Est, che aveva cambiato per primo ai 600 metri, sono in molti a ritenere che le due batoste subite possano avere pesanti ripercussioni sulle restanti prove che Biondi dovrà affrontare sui 100 e, soprattutto, sui 50 stile libero.

Ma non si è campioni per caso, e Biondi riesce a trarre dalle delusioni patite la forza per emergere e, dapprima conferma la sua netta superiorità sui 100 stile libero, vinti d’autorità il 22 agosto in un 48″63 inarrivabile per il resto della concorrenza e poi, dopo aver contribuito il giorno dopo con una stratosferica ultima frazione in 47″81, al successo ed ovvio primato mondiale nella staffetta 4×100 stile libero, debellando le velleità di successo della squadra sovietica, i riflettori dei “media americani” (sempre grandiosi nel creare dualismi e sfide) sono puntati sul “duello spaziale” tra Matt e Tom (Jager) sulla più breve distanza dei 50 stile libero, le cui batterie e relativa finale sono previste al mattino ed al pomeriggio del 24 agosto.

Al mattino, il primo a svelare le carte tra gli uomini-jet è lo svizzero Dano Halsall, che si aggiudica la settima batteria in 22″61, crono immediatamente abbattuto da Biondi nella serie successiva con un eccellente 22″39 mentre Jager si nasconde nella nona ed ultima batteria, giungendo secondo in 22″61 dietro al sovietico Gennadi Prigoda, primo in 22″57.

Appare subito chiaro che da questo quartetto usciranno le medaglie al pomeriggio e, nella gara in cui è proibito sbagliare e financo respirare, la finale regala al pubblico dell’Olympic Park una sfolgorante edizione di Matt Biondi in “versione Superman“, che stacca sin dalle prime bracciate il resto del lotto, andando a toccare nel nuovo record mondiale di 22″14, 9/100 meglio di quanto fatto cinque mesi prima da Jager, il quale, dal canto suo, ottiene l’argento in 22″36 davanti a Prigoda e ad Halsall.

Oramai liberato da ogni tipo di pressione, Biondi viene schierato nella frazione a farfalla della staffetta 4×100 mista che il 25 agosto conclude la rassegna natatoria e, con il “crono lanciato” di 52″38, fornisce il proprio importante contributo al successo del “Team Usa” che, in 3’36″93, migliora, manco a dirlo, il suo stesso limite mondiale, consegnando a Biondi la sua quinta medaglia d’oro olimpica.

Non avrà emulato Spitz, ma tornarsene negli “States” con 7 medaglie – di cui 5 d’oro, una d’argento ed una di bronzo – e 4 nuovi limiti mondiali (uno individuale e tre in staffetta), rappresenta per Biondi il secondo miglior risultato di sempre a livello maschile alle Olimpiadi dopo l’exploit di Monaco 1972, almeno sino a quando, sul panorama natatorio mondiale non spunterà l’ombra di un certo Michael Phelps, a XXI secolo già inoltrato…

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