IL MONDIALE 1978 E LA BEFFA DI KNETEMANN

CM1978
La volata tra Moser e Knetemann – da surlaligne.free.fr

Già teatro delle sfide iridate del 1927 (quando Binda anticipò Girardengo e Piemontesi per un podio tutto tricolore) e del 1966 (vittoria di Altig davanti ad Anquetil e Poulidor), il circuito automobilistico del Nurburgring, ad Adenau, che qualche anno prima mise seriamente in pericolo la vita di Niki Lauda, accoglie nel 1978 i forzati del pedale per l’appuntamento che assegna la maglia arcobaleno.

Alfredo Martini è il regista in ammiraglia di una Nazionale azzurra che si presenta in Germania nei panni della favorita. Già, perché l’Italia può schierare Francesco Moser, campione del mondo in carica in virtù del successo conseguito dodici mesi prima in Venezuela, a San Cristobal, battendo in una volata a due il tedesco Dietrich Thurau. E il trentino non fa mistero di puntare a concedere il bis, il tracciato è impegnativo ma non proibitivo, vallonato e veloce quanto basta per mettere in risalto le doti di fuoriclasse del corridore di Palù di Giovo, fresco di primo successo alla Parigi-Roubaix, terzo al Giro alle spalle del belga De Muynck e di Baronchelli e trionfatore di due premondiali di prestigio, il Trofeo Matteotti e la Tre Valli Varesine, entrambe conquistate superando Giovanni Battaglin, pure lui selezionato per la corsa mondiale.

Appunto, Martini ha scelto undici campioni che avranno il compito di sostenere il sogno del bis iridato di Moser. C’è il nuovo gioiello del ciclismo italiano, quel Giuseppe Saronni che farà parlar di sè non solo in Germania ma anche nel corso di una sontuosa carriera; ci sono proprio Battaglin e Baronchelli, valide alternative dei due capitani designati, che al pari di Panizza, Beccia e Bortolotto hanno attitudine allo sforzo sulle rampe; Gavazzi è la ruota veloce, che al campionato italiano gli ha permesso di fulminare gli stessi Moser e Saronni; Visentini è l’altro giovane puledro di razza; Lualdi, Fabbri, Riccomi e Crepaldi faranno fatica per i capitani e porteranno le borracce. Di riserva, Gimondi e Bitossi, supercampioni al capolinea di una storia agonistica da incorniciare.

Nondimeno la concorrenza è autorevole. A cominciare dagli olandesi Zoetemelk, Raas e Knetemann, che hanno dimestichezza con le corse in linea e formano una corazzata che può attendere la volata, così come attaccare dalla distanza, oppure selezionare la corsa; il belga Freddy Maertens, che battè proprio Moser due anni prima ad Ostuni, seppur non in smaglianti condizioni di forma; l’altro fiammingo De Vlaeminck, a cui manca solo l’iride per impreziosire una carriera già monumentale; il tedesco Thurau che gioca in casa; soprattutto Bernard Hinault, astro nascente del ciclismo mondiale, non solo capitano di una Francia che attende di cogliere la medaglia più preziosa dal giorno in cui Jean Stablinski, a Salò, sorprese tutti, correva l’anno 1962.

27 agosto 1978, dunque, edizione numero 45 del campionato del mondo su strada professionisti che vide la luce nel 1927, proprio al Nurburgring. La giornata è grigia, il cielo promette pioggia e nell’oscurità si comincia così come, 7 ore e 32 minuti, si finirà al termine di 273,7 chilometri di speranze e fatica. C’è da scalare la rampa del Carousel, che dovrebbe far selezione ma che in realtà, complici le avverse condizioni meteo, lascia le cose così come stanno, con i favoriti che si marcano stretti e la Nazionali di riferimento più attente a non fare la mossa sbagliata piuttosto che a disegnare una strategia d’attacco.

Ci pensa allora il talento individuale a provare a far esplodere la corsa. Dopo che Maertens è stato costretto al ritiro da una caduta, proprio Saronni tenta l’azzardo da lontano, scatenando la reazione di Hinault che gli salta sulla ruota portandosi appresso Knetemann e il danese Marcussen, che rimangono passivi a veder quel che accade. Accade che “Beppe” spinge e provocherà la rabbia di Moser, Hinault gli dà una mano ma il vantaggio sul gruppo non va mai oltre il minuto e col passare dei chilometri la fuga si spenge.

Thurau cede al penultimo dei 12 giri programmati, e con lui naufragano le chances dei tedeschi di vincere in casa, all’ultimo giro Raas allunga a sette chilometri dal traguardo e Moser, visto che il momento è decisivo, risponde da par suo ancora con Knetemann e Marcussen, sempre presenti ma altrettanto poco collaborativi, pronti ad agganciarsi. Moser forza i tempi sull’ultima ascesa del Carousel e rimane solo con Knetemann, a cui si appannano gli occhiali per le gocce di pioggia ma a cui rimane ancora qualche residuo d’energia nei polpacci.

Qui si consuma il dramma dell’uno, Moser, e l ‘apoteosi dell’altro, Knetemann. L’italiano è più veloce, ha più benzina in corpo e più forza nelle gambe, tira come un forsennato sentendo sempre più vicino il momento della doppietta mondiale. L’olandese sbuffa e soffre per rimanere incollato alla ruota del campione trentino, pare dover cedere da un momento all’altro, fors’anche chiede al compagno di fuga di scortarlo fino al traguardo per poter poi comparire nella foto d’arrivo… ma ha in serbo il colpaccio.

Ai trecento metri l’olandese è davanti e l’azzurro, al centro della strada, avvia la volata ma la contropendenza d’arrivo gli è fatale, Knetemann lo affianca e proprio sulla linea, per la miseria di due centimetri, incenerisce i suoi sogni di confermarsi sul tetto del mondo.

Gerrie Knetemann veste i colori dell’arcobaleno e a Francesco Moser, che mai avrebbe immaginato cotanta beffa, non rimane che l’amaro in bocca di ciò che doveva essere e non è stato. Accidenti a te, Nurburgring 1978.

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