SIVIGLIA 1999 E GLI OSTACOLI D’ORO DI FABRIZIO MORI

Fabrizio-Mori
Fabrizio Mori – da oasport.it

Città meravigliosamente indimenticabile, Siviglia. Chiedete a Fabrizio Mori, che ebbe modo di apprezzarla in specialmodo in una tarda serata di agosto del 1999.

I Mondiali di atletica in terra andalusa, VII edizione di una kermesse che vide l’alba ad Helsinki nel 1983, sono l’occasione che l’ostacolista livornese, specialista del giro di pista tra le barriere, attende per addivenire a definitiva consacrazione internazionale. Mori, 30 anni, ha conosciuto un’evoluzione graduale ma costante nel corso degli anni, partendo dall’argento ai Giochi del Mediterraneo del 1991 per passare dall’eliminazione in batteria alle Olimpiadi di Barcellona del 1992 alle due semifinali iridate di Stoccarda del 1993 e di Goteborg del 1995, giungendo infine nell’ultimo triennio al sesto posto olimpico ad Atlanta nel 1996, al quarto posto ai Mondiali di Atene del 1997, privato della medaglia dall’americano Bryan Bronson nonostante il nuovo record italiano a 48″05, e al bronzo agli Europei di Budapest del 1998, alle spalle del polacco Januszewski e del russo Mashchenko.

Ma a Siviglia è tempo di raccogliere qualcosa di prezioso. E che sia conservato negli albi d’oro. Ad onor del vero la concorrenza è altamente qualificata e pure particolarmente agguerrita. A cominciare dal francese Stephane Diagana, campione in carica in virtù dell’exploit proprio ad Atene due anni prima e a Siviglia ben deciso a confermarsi tale; così come Samuel Matete, poderoso ostacolista dello Zambia che ha una collezione importante di secondi posti (Mondiali 1993/1995 e Olimpiadi 1996) dopo aver colto la vittoria nel 1991 a Tokyo; il giamaicano Dinsdale Morgan, proprio Januszewski, il cecoslovacco Jiri Muzik e due giovanotti di belle speranze, il dominicano Felix Sanchez e l’americano Angelo Taylor, che qui non andranno oltre il primo turno ma in un prossimo futuro faranno parlar di loro. E pure tanto.

Proprio in batteria, nella quinta delle sette in programma il 24 agosto, Diagana fa registrare il miglior tempo, 48″55, davanti al brasiliano Eronilde de Araujo e allo statunitense Torrance Zellner, entrambi sotto il muro dei 49″. A sorpresa si mette in luce lo svizzero Marcel Schelbert, 48″66, che dispone di una progressione risolutiva di tutto rispetto, mentre Mori si limita a far sua la terza serie, 49″07, ad anticipare Januszewski e Muzik. Samuel Matete dal canto suo ferma il cronometro a 48″90 e si candida, legittimamente, al ruolo di sfidante del favorito Diagana.

Ventiquattro ore dopo, 25 agosto, il calendario propone le due semifinali, ed è il momento per Mori di annunciare al mondo che chi vorrà mettersi al collo la medaglia d’oro dovrà fare i conti con la sua galoppata. Che al solito è sorniana ed affatto dispensiva all’inizio, per poi accelerare all’ultima curva e diventare irresistibile sul rettilineo d’arrivo, quando l’acido lattico ingolfa i muscoli e la fatica annebbia la vista. E’ qui che Fabrizio può sprigionare la velocità di punta di un puledro di razza.

L’italiano è dunque impegnato nella seconda semifinale e lotta spalla a spalla con Diagana che lo brucia di un ninete sul traguardo, 48″18 contro 48″29. Inizialmente Mori viene squalificato per un’irrilevante invasione di corsia, ma il pronto reclamo della Federazione Italiana convince i giudici a riammettere l’azzurro ad una finale che si annuncia palpitante. Anche perchè gli altri qualificati – gli americani Woody e Zellner, Januszewski, de Araujo, Schelbert e Morgan, mentre a sorpresa Matete è fuori dai giochi – scendono tutti sotto i 49″.

27 agosto. Il giorno della finale. Mori è teso ma in totale padronanza dei suoi mezzi, la forma è ottimale e la pista perfetta per assecondare il suo talento. Così come la sua dirompente voglia di vincere. Il copione dell gara è noto: Diagana, in quinta corsia, parte forte convinto di poter reggere il ritmo elevato fino al traguardo, Januszewski e de Araujo lo accompagnano in una sfida serrata ma Fabrizio, in terza corsia, al solito rinviene da lontano disegnando un rettilineo d’arrivo da antologia. Se gli avversari corrono lui vola, se loro sbuffano lui ha l’incedere maestoso del dominatore. Infila tutti con un rush indimenticabile e con il tempo, stratosferico, di 47″72 acchiappa la medaglia d’oro e firma il nuovo record italiano. Ovvero, la miglior prestazione nell’occasione più importante, come solo i campioni sanno fare. Alle spalle di Mori ci si azzuffa per le altre due posizioni del podio, infine Diagana è secondo in 48″12, un soffio davanti a Schelbert, pure lui in progressione dalle retrovie, 48″13, accreditato dello stesso tempo di de Araujo, solo quarto al fotofinish. Januszewski è quinto in 48″19, con Woody, Morgan e Zellner, staccati inesorabilmente, che completano la graduatoria della tenzone iridata.

Meravigliosa serata estiva, a Siviglia, chiedete a Fabrizio Mori: al calar del sole, si cinse d’oro e sventolò il cappello tricolore nel cielo d’Andalusia.

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