TRACY AUSTIN E LA PARABOLA VINCENTE DI BAMBINA-PRODIGIO

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Tracy Austin – da lebuzz.eurosport.fr

Non è ormai più tempo per i baby-tennisti di approcciare il circuito con le stimmate dei predestinati al successo. L’ultimo virgulto che poco più che maggiorenne riuscì a guadagnarsi la gloria è Nadal… oltre un decennio fa se gli albi d’oro non mentono. Ma basta tornare indietro ancora qualche anno e forse l’eccezione era molto meno che un’eccezione ma molto più una regola. Pure tra le fanciulle.

Tracy Austin, ad esempio, americanina con tanto di treccine e una parabola tanto adolescenzialmente vincente quanto breve. Tutto ha inizio nell’Oregon, esattamente a Portland, dove il 10 gennaio 1977 la piccina conquista il suo primo torneo, battendo in finale per ritiro la connazionale Stacy Margolin, 6-7 6-3 4-1, diventando a 14 anni e 28 giorni la più giovane di sempre ad imporsi nel circuito. Record tutt’ora in corso, e che pare improbabile poter migliorare.

Sono gli anni del dominio di Chris Evert, che con il suo gioco di pazienza, regolarità e rovescio bimane ha tracciato la via maestra, che prontamente nuove discepole hanno imboccato. Austin è tra di loro la più rampante e competitiva, tanto che a fine della breve carriera verrà forse ingenerosamente etichettata come la “fotocopia” della campionessa di Fort Lauderdale.

Proprio Evert tiene a battesimo l’allieva nei tornei del Grande Slam, impartendole una severa lezione al terzo turno di Wimbledon, 6-1 6-1, ma la stoffa di Tracy è di pregio e già i quarti di finale agli US Open dello stesso anno 1977, battendo la rumena Virginia Ruzici agli ottavi di finale per perdere poi con l’olandese Betty Stove, 6-2 6-2, certificano che la quattordicenne è già pronta ad inseririsi tra le migliori.

Cosa che avviene puntualmente nelle due stagioni successivi, che sommano successi in serie battendo ben cinque volte in finale Martina Navratilova, che a sua volta si sta affacciando tra le primissime e segnerà un’epoca. Tra gli altri, Austin fa sua l’edizione 1979 degli Internazionali d’Italia a Roma superando la tedesca Sylvia Hanika, dopo aver battuto in semifinale Chris Evert interrompendone una striscia di ben 125 vittorie consecutive su terra battuta. Ma sono i tornei dello Slam ad eleggere gli eroi immortali del tennis, e dopo la semifinale di Wimbledon persa con la stessa Navratilova, ecco che a 16 anni e 9 mesi, altro record di precocità, Tracy trionfa agli US Open, superando strada facendo Andrea Jaeger (altra baby-prodigio che magari prima o poi meriterà qualche riga), Kathy Jordan che l’obbliga al tie-break nel set decisivo, 7-5 7-5 Navratilova in semifinale e Chris Evert, vincitrice delle precedenti quattro edizioni, 6-4 6-3 all’ultimo atto.

La forza mentale di Austin è pari a quella di Evert e si comincia a prospettare una rivalità, americana e non solo, tra due giocatrici assolutamente compatibili, nel gioco così come nell’atteggiamento in campo. Certo, Chris è più riflessiva e composta, Tracy indubbiamente più effervescente e istintiva, ma gli incroci l’una contro l’altra equivalgono ad una sinfonia di scambi di lunga durata da fondocampo e inesauribile resistenza fisica.

Se nel 1980 Austin non va oltre due semifinali nei Majors a Wimbledon e US Open, nondimeno mette ben dodici tornei in bacheca, tra cui i WTA Championships di fine anno battendo ancora Navratilova e il torneo misto di Wimbledon in coppia con il fratello John, primi nella storia a riuscire nell’impresa, soprattutto il 7 aprile sale per la prima volta sul tetto del mondo occupando la prima posizione del ranking. Il che le capiterà per altre 21 settimane nel corso della stessa stagione.

Lanciata ormai nel firmamento, Austin comincia invece a fare i conti nel 1981 con quegli infortuni che ne mineranno la forma fisica e la costringerenno ad un abbandono altrettanto precoce dall’attività. Gioca inizialmente solo a Washington, battendo in finale Andrea Jaeger, e Open d’Australia, perdendo ai quarti con Pam Shriver, collega di doppio di Navratilova, ma le energie risparmiate le tornano utili nell’estate americana sul cemento, che rimane pur sempre la sua superficie preferita, vincendo a San Diego e Toronto, dove infila una dopo l’altra Navratilova ed Evert, per infine tornare sul trono di Flushing Meadows con l’epica battaglia vincente con la campionessa cecoslovacca, risolta 1-6 7-6 7-6.

La schiena e problemi di sciatica, ahimé, cominciano a presentare un conto pesantissimo a Tracy che nel 1982 vince solo a San Diego, battendo l’ennesima bambina-presunta campionessa, Kathy Rinaldi, non va oltre i quarti di finale nell’unica apparizione al Roland-Garros e a fine stagione, ai WTA Championships, subisce un disarmante 6-0 6-0 da quella Evert che solo un anno prima sembrava destinata invece a passarle il testimone di regina del tennis.

Chiude nel 1983, poco più che 21enne, una carriera breve ma meravigliosa, segnata dalle stimmate della baby-prodigio: la prima della storia del tennis. E forse anche la più grande di sempre.

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