MARIO ANDRETTI E IL TITOLO IPOTECATO A HOCKENHEIM


andretti
Mario Andretti alla guida della Lotus – da sportscardigest.com

Mario Andretti e la sua Lotus 79, in meravigliosa livrea oro-nero, ha nel mirino il titolo mondiale della stagione 1978, quando il 30 luglio si allinea al via del Gran Premio di Germania sul tracciato di Hockenheim.

E’ vero sì che il pilota italo-americano, nato a Montona in Istria, ha qualche certezza in meno dopo il ritiro a Brands Hatch qualche settimana prima; un paio di rivali in più, Reutemann in Ferrari e Lauda in Brabham, che hanno guadagnato punti preziosi in prospettiva iridata in Inghilterra; soprattutto sente sul collo, lui che è leader della classifica con 45 punti, il fiato dello svedese Ronnie Peterson, compagno di scuderia al soldo di Colin Chapman.

Hockenheim, dunque, con l’esordio in Formula 1 di un brasiliano che si farà un nome, Nelson Piquet alla guida della Ensign; Renè Arnoux confermato al volante della Martini; Keke Rosberg che torna alla Theodore Racing dopo la parentesi con l’ATS; e proprio Peterson che al venerdì gira con il tempo più veloce, 1’52″13, nuovo record della pista ad anticipare Lauda, Scheckter e lo stesso Andretti, quarto con la sua Lotus limitata da problemi all’alimentazione.

La griglia di partenza, ovvio, si definisce al sabato, e se in un torrido pomeriggio teutonico Peterson, Lauda e Scheckter ancora una volta sono uno dietro all’altro, Andretti si migliora abbassando il limite a 1’51″90, ovvero nove centesimi più veloce dello scandinavo, ed avrà il vantaggio di partire davanti a tutti. Watson con la Brabham e Jones con la Williams occupano la terza fila, Laffite, Hunt, Jabouille e il “vecchio” Fittipaldi completano la top-ten dello schieramento, con le due Ferrari di Reutemann e Villeneuve in evidente difficoltà e costrette ad accontentarsi della dodicesima e quindicesima posizione.

Pronti, via, Andretti è il più lesto a mettersi in marcia ma un errore consente a Peterson di balzare al comando, con Jones che a sua volta sorpassa Lauda e si posiziona alle spalle delle due Lotus. Il dominio del team britannico è nondimeno totale, Peterson ha l’ordine di non ostacolare il compagno capoclassifica e al quinto giro Andretti torna in testa alla gara. Non lascerà più la prima piazza. Nelle posizioni di rincalzo un problema al cambio penalizza Watson che retrocede indietro, proprio mentre dalla retrovie Scheckter, a sua volta rallentato da un difetto all’alimentazione della sua Wolf, rimonta furiosamente fino a tornare in zona punti.

La rottura del motore costringe Lauda al ritiro all’11° giro, così come anche Reutemann abbandona alla quattordicesima tornata, sempre per via dell’alimentazione della sua vettura, e i due avversari diretti della Lotus sono già fuori dai giochi. La corsa di Andretti di fatto è una marcia trionfale, tanto più che Jones, fino a quel momento brillantemente terzo, a sua volta paga dazio alla sfortuna ritirandosi al 31° giro, così come Peterson è poco dopo appiedato dal cambio, lasciando via libera al collega di scuderia.

Andretti vince in scioltezza il quinto gran premio della sua stagione, l’undicesimo in carriera, con un margine di 15 secondi su Scheckter, che sale sul podio affiancato da Laffite, infine terzo con la Ligier-Matra, seppur staccato di 28 secondi. Fittipaldi è quarto davanti a Pironi, mentre al sesto posto si registra la presenza del messicano Hector Rebaque con una Lotus privata, ultima vettura non ufficiale a terminare a punti nella storia della Formula 1.

Quel che conta è che Mario Andretti vince, sale a quota 54 punti in classifica e ipoteca quel titolo mondiale che giungerà a coronamento della carriera nella maledetta Monza e nel tragico giorno della morte di Ronnie Peterson.

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