L’IMPERATORE DI HERENTALS: RIK VAN LOOY

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Rik Van Looy – da it.wikipedia.org

articolo tratto da GPM ciclismo

Rik Van Looy è uno di quei ciclisti che viene poco ricordato, ma che comunque fa parte della storia del ciclismo stesso.

Quando si prova a buttare giù due righe su determinati corridori è sempre un compito di estrema delicatezza, perché è facile sbagliare e cadere in banalità sentite e risentite. Ma pensate solo che il soprannome che gli venne attribuito per la sua personalità forte e per il ruolo assunto nel gruppo è “l’imperatore di Herentals“. Insomma, solo questo basta per mettere paura.

Secondo un aneddoto, il piccolo Rik in estate distribuiva il latte nel suo paese con una bicicletta grande e pesantissima: da qui ironicamente nacque il suo primo soprannome, “Rik il secondo“, per alludere all’allora dominatore del ciclismo belga Rik Van Steenbergen.

Un ciclista completo, forte in volata, in salita e sul pavè. E’ l’uomo simbolo delle classiche monumento, vincitore di tre Parigi-Roubaix, una Milano-Sanremo, due Giri delle Fiandre, un giro di Lombardia, una Liegi Bastogne Liegi e due Campionati del mondo su strada.

Un corridore talmente forte da riuscire a stravolgere il mondo del ciclismo. A lui è assegnata l’invenzione del famoso “treno“, ripreso poi in tempi moderni da velocisti come Alessandro Petacchi e Mario Cipollini, con l’unica differenza che, per quanta potenza sprigionava, Rik Van Looy non sprintava negli ultimi 200 metri, ma teneva la testa del gruppo per più di un chilometro inventando sprint lunghissimi e stremanti per tutti tranne che per lui.

Cifre e numeri da capogiro quelli dell’imperatore di Herentals, secondo solo al cannibale Eddy Merckx e primo tra gli esseri umani, con 371 successi da professionista. Se andiamo in fondo ai suoi risultati, Van Looy riuscì ad imporsi più del “Cannibale“, in quanto se alle corse in linea ed a tappe si aggiungono i criterium, i suoi successi arrivano a 492, non contando le vittorie da dilettante che lo porterebbero a 596. Una cifra assurda, che ha dell’inverosimile. 16 anni di professionismo e così tante vittorie da non sembrare vero.

Forte anche in salita, il ciclista belga non riuscì mai a conquistare un grande Giro, in quanto non essendo uno scalatore puro soffriva molto gente esperta come Charly Gaul e Jacques Anquetil. Comunque, riuscì a dire la sua lasciando il segno nelle montagne più importanti e in tutti e tre i grandi giri. I suoi piazzamenti migliori sono il decimo posto al Tour de France del 1963, il quarto posto al Giro d’Italia del 1959 e il terzo posto alla Vuelta sempre nello stesso anno.

Un ciclista dai numeri improponibili, soprannaturali, forte in qualsiasi campo e competitivo in tutte le corse. Madre Natura ha voluto donargli tutto negli anni in cui il ciclismo ha conosciuto i più grandi campioni di sempre, così da assicurarsi che poteva essere il primo tra gli umani, dando del filo da torcere a chi sennò avrebbe reso il ciclismo ripetitivo e scontato.

Secondo voi può bastare questo a rendere un uomo grande o serve ancora di più?

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