GENIO E SREGOLATEZZA DEL PALLONE: SEMPLICEMENTE OMAR SIVORI

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Omar Sivori in azione – da foot123.fr

articolo tratto da Una questione di centimetri

Irriverente, geniale, provocatorio, fuoriclasse, irascibile. Questi sono alcuni degli aggettivi che possono descrivere uno dei mostri sacri che ci ha regalato il calcio: Omar Sivori.

Fu il capostipite dei numeri 10, tutto genio e sregolatezza, l’irriverenza nella genialità che nel calcio moderno spesso contraddistingue i giocatori di grande estro.

Il suo caratteristico calzino abbassato alla caviglia, provocatorio e psicologico, fu un segno distintivo da lui portato per scaramanzia ma anche un modo spavaldo per infastidire il suo diretto marcatore quasi a voler dire “non ho paura“.

Il tunnel, il suo marchio di fabbrica, fu il primo banco di prova a cui veniva sottoposto ogni avversario, fin dal primo minuto, per mettere subito pressione a chi voleva ostacolarlo.

Dopo aver vinto con il River Plate 3 scudetti e con l’Argentina la Coppa America da protagonista, sbarcò in Europa grazie alla Juventus che sborsò una cifra da capogiro: 10 milioni di pesos utili ai “Milionarios” al completamento della costruzione dello Stadio Monumental.

A Torino formò un trio tutto spettacolo, forza e sostanza con Charles e Boniperti, tale da monopolizzare il calcio italiano: 3 scudetti in 4 stagioni!

La prestazione del fuoriclasse argentino nella stagione 1960/61 fu monumentale. Mise a segno 25 reti in 27 partite che valsero la vittoria del terzo scudetto e le sue grandi giocate non rimasero indifferenti nemmeno a France Football che, grazie alle sue origini italiane, lo inserì nella lista per l’assegnazione del Pallone d’Oro del 1961.

L’annata di “El Cabezon” fu talmente incredibile che gli consentì di vincere il trofeo di miglior giocatore europeo dell’anno, riuscendo a tener dietro il vincitore della precedente edizione Luisito Suarez e dando all’Italia il suo primo Ballon d’Or.

Questo fu il giusto riconoscimento per un talento puro dalla genialità fuori dal comune. Ma la sua classe si scontrava in maniera prepotente con il suo carattere irascibile che lo portò spesso a tanti eccessi all’interno del rettangolo di gioco. Picchiava più lui del suo diretto marcatore e questo suo atteggiamento sfociava in risse che lo resero il principale indiziato per la classe arbitrale.

Fu croce e delizia delle sue squadre di club che ammiravano i suoi pregevoli gesti tecnici ma dovettero anche digerire i suoi comportamenti fuori dalle righe.

Heriberto Herrera, quando arrivò sulla panchina bianconera, decise di fare a meno della sua genialità per far posto alla disciplina e Sivori fu costretto alle valigie con destinazione Napoli.

Anche nella città partenopea deliziò le folle con la sua classe e formò con Josè Altafini una coppia dall’indiscusso valore che portò gli azzurri a conquistare piazzamenti di tutto rispetto in campionato, tra cui un secondo posto nella stagione 1967/68.

Ma neanche l’aria di Napoli riuscì a tenere a bada il suo carattere spigoloso e in un Napoli-Juventus, un acceso diverbio con l’arbitro Pieroni, gli costò l’espulsione e 6 giornate di squalifica che lo portarono alla decisione del ritiro dal calcio giocato, una scelta che già valutava da tempo, complice un infortunio che lo limitò nelle sue ultime stagioni.

Mise insieme nella sua carriera la bellezza di 33 giornate di squalifica, numeri da far concorrenza agli stopper dell’epoca.

Il suo talento lo rese immenso, il suo carattere limitò quella grandezza ma, nonostante tutto, la genialità spesso cancella gli aspetti negativi e non gli impedisce di essere ricordato tutt’oggi come uno degli esponenti più importanti della storia del calcio.

La classe dannata dall’irriverenza che diventò un vizio per tutti. Quel vizio del quale Gianni Agnelli non riusciva a fare meno e, vedendo le giocate di cui era capace, come si può dar torto all’Avvocato?

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