JEAN-CLAUDE KILLY, CHE SI BUTTAVA DAI TETTI E SALI’ IN CIMA AL MONDO

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Jean-Claude Killy alle Olimpiadi di Grenoble del 1968 – da quotesgram.com

Che Jean-Claude Killy sia stato un campionissimo è fuor di dubbio; che abbia segnato indelebilmente l’enciclopedia olimpica è altrettanto vero; che rappresenti meglio di chiunque altro il prototipo del vincente, nello sport come nella vita quotidiana, nessuno può proprio metterlo in discussione.

Già, il piccolo Toutoune – così soprannominato e tra qualche riga vi spiegherò perché – che nasce alle porte di Parigi, esattamente a Saint-Cloud il 30 agosto 1943, figlio di un aviatore di origine irlandese che volò nei cieli della Seconda Guerra Mondiale, per poi far baracca e burattini trasferendosi a Val d’Isere. Che ai primi anni ’50 non sarà ancora stazione sciistica di pregio, ma basta e avanza al giovincello Jean-Claude per salire sui tetti e gettarsi nella neve….tu-tun, tu-tun, tu-tun… già, proprio quel nomignolo che ne segna l’adolescenza.

La passione sportiva di Killy jr. si esprime in più direzioni, ma quando mette gli sci ai piedi e può buttarsi a capofitto laddove c’è una pendenza che ne stuzzichi il desiderio di velocità il ragazzo è nel suo mondo e il futuro si spalanca davanti a lui. Selezionato appena sedicenne prima negli Espoires e poi nelle giovanili della squadra francese da Honoré Bonnet, nel 1961, quando è diventato ometto maggiorenne da poco, si impone proprio a Val d’Isere nello slalom gigante del Criterium Internazionale. E la sua carriera, agli inzi, già declina verso orizzonti trionfali.

Certo, qualche azzardo di troppo nel praticare un mestiere traditore come lo sci lo vede ruzzolare e rompersi una gamba l’anno dopo, il che gli vieta la kermesse mondiale di Chamonix, ma l’appuntamento olimpico di Innsbruck del 1964 segna il suo debutto in un grande evento alpino. Qui si presenta, ad onor del vero, con i postumi di una epatite contratta durante il servizio militare in Algeria, e non va oltre il 5°posto nel gigante vinto dal connazionale François Bonlieu davanti al grande Karl Schranz, oltre ad un anonimo 42°posto in discesa libera. Ma saprà rifarsi, con gli interessi, e tra poco lo vedremo.

Nel frattempo, in attesa della rivincita a cinque cerchi prevista a Grenoble un quadriennio dopo, inizia a collezionare trofei che contano, ad esempio ai Mondiali di Portillo in Cile nel 1966, dove conquista la medaglia d’oro in una discesa libera semplice ma che proprio in dirittura d’arrivo obbliga gli atleti in un salto, il che a Jean-Claude ricorda i tempi di quando era Toutoune, e in combinata. Il dado è tratto, e per Killy sta per cominciare una parabola vittoriosa da guinness dei primati.

L’intuito di Serge Lang, giornalista transalpino a cui si deve la nascita della Coppa del Mondo, offre a Killy il teatro perfetto per illustrare il suo talento nel condurre gli sci. Appunto qualche mese dopo Portillo, si mette in marcia la competizione iridata a punti, e Jean-Claude sbaraglia la concorrenza, vincendo ben dodici delle diciassette gare in calendario, chiudendo in classifica con 225 punti, quasi il doppio dell’austriaco Heini Messner che ne assomma 114, per mettersi in tasca anche la coppa di discesa, di gigante e di slalom. Tre su tre, solo perché ancora non è prevista la speciale graduatoria di combinata e il supergigante è ben lungi dal venir ideato… altrimenti non vi è dubbio che avrebbe fatto razzia di altri due trofei.

1967/1968, stagione successiva, ed è doppietta in Coppa del Mondo, seppur stavolta con “soli” tre successi parziali su le solite diciassette gare previste, che producono 200 punti, nondimeno nettamente meglio dei 119 raggranellati dall’elvetico Dumeng Giovanoli. Inoltre, altra coppa di gigante in bacheca e lo status di favorito d’obbligo dei Giochi di Grenoble.

Già, perché il quadriennio è giunto a termine ed è l’ora della rivincita attesa dai tempi di Innsbruck. Anche se quelle Olimpiadi sulle nevi francesi Jean-Claude rischia proprio di non disputarle, perché il professionismo pare aver bussato alla sua porta e “King Killy” non pare certo avergli detto di no. La Federazione del suo Paese si arrabbatta, forse a sua volta sborsa qualche denaro per mettere a tacere le rivendicazioni di chi quel professionismo ha profumatamente coltivato, e Killy può presentarsi al cancelletto l’8 febbraio della discesa libera sulla pista di Chamrousse, poi rimandata al giorno dopo per le avverse condizioni meteo. Guy Perillat, che in quanto a fama e classe non è certo secondo a nessuno, col pettorale numero 1 fa segnare il miglior cronometro, 1’59″93, prima che Killy lo scavalchi per l’inezia di 8 centesimi e conquisti, infine, il primo alloro olimpico di una carriera già maestosa. Ma è solo l’inizio di un trittico da leggenda, due giorni dopo Jean-Claude è il più veloce nella prima manche dello slalom gigante (che per la prima volta si disputa in due riprese), completando l’opera con un vantaggio di 2″22 sullo svizzero Willy Favre. E siamo già a due medaglie d’oro, che poi diventano tre quando il 16 e il 17 febbraio Killy, dopo aver segnato il miglior tempo nel corso della prima manche dello slalom, approfitta della squalifica del norvegese Mjoen e di Karl Schranz, rei entrambi di aver saltato due porte, e sale per la terza volta sul gradino piu’ alto del podio, come solo Toni Sailer aveva saputo fare a Cortina d’Ampezzo nel 1956.

Carico di trofei e gloria olimpica, Killy chiude qui, appena venticinquenne, una striscia sportiva ricca di vittorie. E’ il momento di capitalizzare il successo, incassare soldoni e far cassetta, e in questo Killy è altrettanto un fuoriclasse di quanto lo fosse in pista, forte di un’immagine senza eguali. Corre in macchina, si dedica al cinema, entra a far parte del Comitato Esecutivo della Federazione Internazionale di sci, fino ai successi direngenziali dei giorni nostri, co-presidente del Comitato Organizzatore dei Giochi di Albertville del 1992, nonché presidente della società editrice del quotidiano l’Equipe ed organizzatrice di gare prestigione quali il Tour de France e la Parigi-Dakar.

Insomma, questa è la storia del piccolo Toutoune, che saliva sui tetti e si lanciava nella neve, e che poi sui tetti del mondo sportivo c’è salito da campione per non scenderne più. Si chiamava Jean-Claude, semplicemente Killy, the King.

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