L’EXPLOIT OLIMPICO DI KORNELIA ENDER A MONTREAL 1976

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Kornelia Ender alle Olimpiadi di Monaco 1976 – da commons.wikimedia.org

articolo di Giovanni Manenti

Si può tranquillamente affermare come il nuoto entri in una dimensione moderna a partire dall’inizio degli anni 70 quando, dopo aver finalmente potuto fornire – a Città del Messico 1968 – un programma olimpico che prevedesse tutte le specialità dei vari stili, a detta rassegna si aggiunge, nel panorama internazionale, la disputa dei Campionati del Mondo, le cui prime edizioni anno luogo a Belgrado nel 1973 e a Calì nel 1975.

In un tale scenario, dopo che alle Olimpiadi di Monaco 1972 gli Stati Uniti hanno dominato il campo, con la conquista di ben 43 medaglie (di cui 17 d’oro), con l’unica rivale degna di tal nome nella giovane australiana Shane Gould che da sola ottiene 3 ori, un argento ed un bronzo, mentre la Germania Est porta a casa due soli ori con il fenomenale dorsista Roland Matthes, inizia a prospettarsi una acerrima rivalità che, in campo femminile, contrappone le ragazze americane alla nuova “ondata” – è proprio il caso di dire – delle “Walchirie” della Ddr, il cui simbolo è costituito da Kornelia Ender, specialista dello stile libero, con digressione anche nella farfalla e sui misti.

Dopo un timido esordio appena quattordicenne a Monaco 1972 con tre argenti nei 200 misti e nelle staffette 4×100 stile e 4×100 mista, la Ender si afferma a livello mondiale nelle due citate prime edizioni dei Campionati Mondiali (dove conquista complessivamente 8 medaglie d’oro ed una d’argento), ed è ora chiamata a Montreal alla resa dei conti con l’eterna rivale, l’americana Shirley Babashoff, da lei battuta – oltre che nelle staffette – sui 100 stile libero sia a Belgrado che a Calì, ma dalla quale aveva anche dovuto subire la sconfitta più amara proprio in Colombia sui 200 metri, con l’americana a bissare anche sui 400 dove la Ender non era iscritta.

Ciò anche al fine di consentire alla Germania Est di controbilanciare, in campo femminile, lo strapotere Usa in quello maschile, dove alla rassegna canadese fa sue ben 12 delle 13 Medaglie d’oro in palio, iscrivendosi in cinque specialità individuali oltre che, ovviamente, facendo parte delle due staffette in programma.

In effetti, la Ender avrebbe potuto aspirare ad imitare il leggendario Spitz di quattro anni prima a Monaco, ma il programma olimpico non prevede la disputa dei 200 misti di cui detiene il record mondiale e della staffetta 4×200 stile libero, che, per le ragazze, verrà introdotta solo a partire da Atlanta 1996.

Non vi è dubbio che alla tedesca spetti il ruolo di favorita, dato che in tutte e tre le specialità individuali detiene il primato mondiale stabilito ad inizio giugno ai “Trials” di Berlino Est (55″73 ed 1’59″78 sui 100 e 200 stile libero ed 1’00″13 sui 100 farfalla) ed un primo antipasto della sfida tra le due campionesse (con la Babashoff iscritta a tutte e quattro le prove dello stile libero, dai 100 sino agli 800) va in scena nella giornata inaugurale con la 4×100 mista, dove nuotando entrambe l’ultima frazione a stile libero, ottengono più o meno lo stesso riscontro cronometro (56″04 a 56″11 per la tedesca) in una gara che le ragazze della Ddr dominano al ritmo del nuovo record mondiale.

Il giorno seguente, nella finale dei 100 non c’è gara con la Ender che migliora il proprio limite mondiale in 55″65 mentre l’americana è fuori dal podio, finendo non meglio che quinta dietro anche alla connazionale Peyton.

Mentre sulle più lunghe distanze dei 400 ed 800 stile libero la tedesca lascia alla connazionale Petra Thuemer l’incarico di negare alla Babashoff l’oro olimpico individuale, compito che ella svolge alla perfezione con altrettanti record mondiali (sugli 800 togliendolo proprio all’americana), la serata più attesa dagli addetti ai lavori è quella del 22 luglio, quando il programma prevede per la Ender la finale dei 100 farfalla alle 19,30 e meno di mezz’ora più tardi la rivincita con la Babashoff sui 200 metri.

La risposta della Ender è di quelle che non ammettono repliche, in quanto dapprima vince l’oro a farfalla eguagliando al centesimo in 1’00″13 il proprio primato mondiale e poi schianta l’americana portando ad 1’59″26 il record sui 200 stile libero.

Per completare una fantastica edizione dei Giochi, alla Ender manca solo la “ciliegina” del quinto oro nella staffetta 4×100 stile libero, ultima gara del programma natatorio, in cui le parti si invertono, in quanto è la Babashoff a dover chiudere in ultima frazione dopo meno di due ore dalla disputa dei ben più faticosi 800 stile libero.

Stavolta la strategia del coach tedesco è di inserire la Ender in prima frazione, così da dare alle compagne un vantaggio da cercare di amministrare nelle restanti vasche, compito che viene puntualmente assolto con oltre 1″ di vantaggio al primo cambio, ma la voglia di riscatto delle americane è tale che le altre tre frazioniste nuotano tutte con tempi migliori delle avversarie e, concludendo con il primato mondiale di 3’44″82, l’urlo liberatorio della Babashoff è una delle immagini “cult” dei Giochi di Montreal.

E’ questa l’ultima gara della carriera per la Ender, che si ritira dalle gare pur essendo appena diciottenne non sopportando il clima restrittivo, anche a livello sportivo, esistente nel suo paese che le concede il passaporto solo per viaggiare al seguito della squadra, le controlla minuziosamente ogni regalo ricevuto, le impedisce di recarsi in Florida per partecipare alla cerimonia di inserimento nella “Swimming Hall of Fame” e che, classica “goccia che fa traboccare il vaso“, le fa attendere il 1989 e la “caduta del Muro” per incassare i 300 mila marchi di premio che le spettavano per le sue vittorie, il tutto per ritorsione alla sua decisione di non voler partecipare alle Olimpiadi di Mosca 1980.

Decisione, quest’ultima, presa anche a causa del nel frattempo intervenuto matrimonio con il fuoriclasse Roland Matthes, unione dalla quale i dirigenti tedesco-orientali immaginavano dovesse nascere un (od una) “super atleta“, ed invece la pur bella e ben costruita Franziska non ripercorre le orme dei genitori, così come ha presto fine il matrimonio fra i due, “naufragato” (passateci il termine) dopo appena quattro anni.

La bella favola di Kornelia ha, comunque, un lieto fine, trovando serenità con il nuovo marito, l’ex decathleta Steffen Grummt, dal quale ha avuto un’altra figlia, Tiffany, e la famiglia vive serena a Magonza, in Renania, dove si è trasferita dopo la disgregazione dell’ex Ddr, con il partner che insegna educazione fisica e lei, ovviamente, nuoto, essendosi definitivamente lasciata alle spalle i fantasmi del “Regime” e della tristemente famosa Stasi, la famigerata Polizia Segreta di Honecker.

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