DALEY THOMPSON ED IL DUELLO TRA SUPERMAN CON HINGSEN

THOMPSON.jpg
Thompson e Hingsen a Los Angeles 1984 – da blog.b92.net

articolo di Giovanni Manenti

Il britannico di origini nigeriane Daley Thompson, oro nel decathlon ai Giochi di Mosca 1980, è ben consapevole che il suo successo è sminuito dall’assenza alla rassegna olimpica del primatista mondiale, il tedesco Guido Kratschmer, ed attende pertanto la possibilità di “saldare i conti” quattro anni dopo a Los Angeles, misurandosi nel frattempo, in competizioni ufficiali ed a suon di record, con l’altro asso emergente dell’atletica tedesca, vale a dire il gigante Jurgen Hingsen, un “pezzo d’uomo” di 2 metri per 102 kg., niente male se raffrontato alle dimensioni di Thompson, m. 1,83 per 92 kg.

E le prime avvisaglie di quella che sarà una sfida senza esclusione di colpi tra i due rivali la si ha già nel 1982, quando Thompson si riprende il record mondiale totalizzando 8.704 punti il 23 maggio a Gotzis, in Austria, cui Hingsen risponde migliorando il primato a 8.723 punti il successivo 15 agosto ad Ulma, alla vigilia della prima sfida diretta agli Europei di Atene.

Nella capitale greca, Thompson – che in tutta la sua carriera si confermerà formidabile agonista – mette il sigillo alla vittoria già nel corso della prima giornata, in cui ottiene le migliori prestazioni sui 100 piani (10″51), lungo (7,80) e 400 piani (47″11), con Hingsen che ha la meglio di misura nel peso (m.15,52 a m.15,44, specialità in cui il miglior lancio è del tedesco Est Steffen Grummt, futuro marito di Kornelia Ender) e primeggia in assoluto nell’alto con m.2,15 rispetto ai 2,03 del britannico.

Thompson incrementa il proprio vantaggio all’inizio della seconda giornata con 14″39 sui 110 ostacoli ed un salto di 5 metri nell’asta, per poi ottenere il doppio risultato di conquistare la medaglia d’oro davanti ad Hingsen, argento con 8.517 punti, e togliendo al tedesco, con 8.743 punti, il primato mondiale.

Ma il “gigante buono” non è tipo da arrendersi tanto facilmente e, in attesa della rivincita alla prima edizione dei Campionati Mondiali di Helsinki 1983, si riappropria del record mondiale totalizzando 8.779 punti il 5 giugno a Bernhausen, lanciando un chiaro “guanto di sfida” al rivale, che, nel frattempo, aveva bissato l’oro ai “Commonwealth Games” di Brisbane ad ottobre 1982, in vista della due giorni in programma il 12 e 13 agosto allo Stadio Olimpico della capitale finlandese, già teatro dei giochi del 1952.

Nuovamente Thompson dà prova di una regolarità di prestazioni sbalorditiva, ottenendo le migliori prestazioni in quattro delle dieci specialità in programma (100 piani in 10″60, lungo con m.7,88, alto con m.2,03 ed asta con m.5,10) e concludendo con 8.666 punti ancora una volta davanti ad Hingsen, argento con 8.561 al termine di una gara regolare ma priva di acuti e nella quale si rivede il “vecchio” Guido Kratschmer, non meglio che nono con meno di 8.100 punti.

Il deluso Hingsen non può far altro, in vista dell’appuntamento olimpico di Los Angeles 1984, che sfogare la propria amarezza intensificando le sessioni di allenamento, iniziativa che sembra dare i suoi frutti quando, il 9 giugno 1984 a Mannheim, a due mesi esatti dalla disputa della prova multipla ai Giochi californiani, migliora ulteriormente il proprio limite mondiale, portandolo ad 8.798 punti.

Data l’assenza per il contro boicottaggio dei paesi del “blocco comunista” che impedisce la partecipazione agli atleti sovietici e tedesco orientali, il decathlon di Los Angeles può tranquillamente essere definito come una sorta di “Thompson v. West Germany“, dato che i suoi più agguerriti avversari sono costituiti dal terzetto tedesco occidentale, composto, oltre che da Hingsen e Kratschmer, anche da Sigfried Wentz, già bronzo l’anno prima ad Helsinki dietro ai due acerrimi rivali.

La notevole copertura televisiva dell’avvenimento esalta l’istrionico Thompson, che accumula già un buon margine di vantaggio dopo le prime due prove, avendo corso i 100 piani in 10″44 e saltato m.8,01 (suo “personal best” in carriera) nel lungo, limitando i danni nel peso e nell’alto – specialità in cui la buona sorte gli dà una mano sotto forma di un leggero infortunio al ginocchio per Hingsen, migliore del lotto con m.2,12 – e poi assestando il colpo del k.o. correndo i 400 piani a fine giornata in 46″97, quasi un secondo in meno dei suoi più diretti avversari.

Mai fidarsi troppo, però, di un “leone ferito” e, dopo una notte di riposo, Hingsen sfodera gli artigli nella gara di apertura della seconda giornata, i 110 ostacoli, precedendo Thompson con 14″29 rispetto al 14″34 del britannico e realizzando un eccezionale lancio di m.50,82 nel disco che lo porta temporaneamente (e per la prima volta) in vetta alla classifica provvisoria in attesa del terzo lancio di Thompson che deve superare almeno la “fettuccia” dei 45 metri se vuole restare al comando, a tre prove dalla conclusione.

E qui scatta la differenza tra il tedesco, grande atleta e capace di prestazioni superlative, ma senza la pressione del grande evento ed un Thompson che, viceversa, offre il meglio di sé proprio nelle principali manifestazioni, dandone una chiara dimostrazione nell’unico momento di difficoltà scagliando il disco a m.46,56 che gli consente di mantenere un vantaggio di circa 100 punti, poi incrementato con i 5 metri nell’asta ed i m.65,24 nel giavellotto.

Oramai sicuro della vittoria, a Thompson non resta che completare al meglio le sue fatiche con la classica “ciliegina sulla torta” del record mondiale, per raggiungere il quale deve coprire i 1.500 metri dell’ultima prova in 4’34″98, un crono nettamente alla sua portata dato che al suo esordio ai Giochi, appena diciottenne, a Montreal 1976, aveva corso la distanza in 4’20″03.

Ma Thompson, fedele al suo carattere di grande campione, ma anche anticonformista, prende la gara come una “passeggiata di salute“, con ciò indispettendo anche il pubblico che riempie le tribune del Coliseum, coprendo la distanza in 4’35″00 fallendo di 2/100 il mondiale, fermandosi con 8.797 punti ad un sol punto dal limite del rivale, che chiude a quota 8.673 davanti ai connazionali Wentz, bronzo con 8.412 punti e Kratschmer, quarto con 8.326, anche se le sorprese non sono finite.

Difatti, due anni dopo nel 1986, la IAAF comunica che un riesame del fotofinish della gara dei 110 ostacoli ha rilevato come il crono di Thompson fosse di 14″33 rispetto ai 14″34 inizialmente assegnato e quel 1/100 di differenza rettifica il suo punteggio totale che ora diviene pari al record di Hingsen, 8.798 per entrambi, pur se il ricalcolo dei punti, sulla base della nuova tabella in vigore dal 1985, fa sì che i risultati ottenuti da Thompson valgano 8.847 punti rispetto agli 8.832 del tedesco, ennesima beffa per il povero Hingsen.

Quanto elevato sia stato il livello delle sfide tra Thompson ed Hingsen – che si arricchiscono di un ultimo capitolo agli Europei di Stoccarda 1986 dove, nonostante l’aria di casa, il tedesco subisce un’ulteriore sconfitta giungendo ancora una volta secondo con 8.730 punti (suo miglior “score” tra Olimpiadi, Europei e Mondiali) rispetto agli 8.811 punti del rivale – è dimostrato dal fatto che i loro massimi limiti resteranno insuperati per oltre 8 anni prima di venir migliorati dall’americano Dan O’Brien, mentre Thompson, dove aver fatto tris ai “Commonwealth Games” di Edimburgo 1986, tenta una terza chance olimpica anche a Seul 1988 non riuscendo però stavolta a salire sul podio, dovendosi accontentare di un per lui modesto quarto posto in una gara dominata dai tedeschi orientali Christian Schenk e Torsten Voss.

E che, oltre che indiscusso campione, Thompson sia stato anche un personaggio di richiamo per l’atletica mondiale è dimostrato dall’atteggiamento tenuto al termine della gara di Los Angeles 1984, quando non si è fatto scrupolo di eseguire giri di campo con indosso una “t-shirt” che, sul davanti, recava la frase “Thanks America for a good Games and a great time” (“Grazie, America, per dei buoni Giochi ed una grande organizzazione“), ma che, sul retro, riportava la scritta “But what about the Tv coverage” (“Ma che ne dite della copertura televisiva“), con ciò volendo stigmatizzare la tendenza a privilegiare solo le competizioni in cui erano protagonisti gli atleti di casa, per non parlare, ovviamente, della maglietta con su scritto “Is the world’s 2nd greatest athlete gay?” (“E’ il secondo miglior atleta al mondo un gay?“), chiara allusione sia al fatto che “il migliore” fosse lui stesso e che “il secondo“, vale a dire Carl Lewis, avesse tendenze omosessuali.

Che ci volete fare, questo è Daley Thompson e, come si usa dire in questi casi, “prendere o lasciare…!!!”

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...