GUSTAVO MARZI, IL FIORETTO D’ORO DI LOS ANGELES 1932

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Gustavo Marzi e Endre Kabos alle Olimpiadi del 1936 – da gyujtemeny.sportmuzeum.hu

Parliamo di fioretto, parliamo di Olimpiadi e medaglie d’oro, parliamo di Gustavo Marzi. E’ la scherma degli eroi e delle leggende, spazio quindi ai momenti di gloria dello sport italiano

Classe 1908, già medaglia d’argento quattro anni prima ad Amsterdam nella prova di sciabola a squadre e proprio in terra californiana nella competizione di fioretto riservato alle nazionali, il livornese Gustavo Marzi, che ha all’attivo anche due medaglie d’argento ai Mondiali del 1930 a Liegi e del 1931 a Vienna, scende in pedana dal 2 al 4 agosto nella prova di fioretto individuale alle Olimpiadi di Los Angeles del 1932. E per lui è la consacrazione a campione di levatura mondiale.

Il 160th Regiment State Armory accoglie 26 atleti di 12 paesi, tra questi non c’è il detentore del titolo, il francese Lucien Gaudin, che si è fatto da parte e due anni dopo morirà tragicamente per una overdose di barbiturici. Sono invece della partita gli altri due medagliati di Amsterdam, il tedesco Erwin Casmir e l’altro azzurro Giulio Gaudini, campione del mondo nel 1930, che puntano a confermarsi sul podio. La squadra francese, in assenza del campione del mondo del 1931, René Lemoine, ha nel “vecchioPhilippe Cattiau, ormai quarantenne e plurimedagliato fin dai Giochi di Anversa del 1920, il suo uomo di punta, mentre il danese Ivan Osiier, classe 1888, è alla sua sua sesta Olimpiade, avendo iniziato a gareggiare già a Londra nel 1908: arriverà a competere addirittura fino al 1948, ormai sessantenne, saltando solo l’edizione berlinese del 1936 per protesta verso il regime nazista. Infine, Gioacchino Guaragna è il terzo italiano impegnato in gara e l’americano Joseph Levis è la speranza principale dei padroni di casa di poter recitare da protagonisti.

Ad onor del vero la marcia di Marzi è convincente fin dal primo turno, tre gruppi che qualificano i migliori sei alle semifinali. Il livornese colleziona sette vittorie in altrettanti incontri, con i soli Cattiau, Levis e il messicano Prieto capaci di impegnarlo fino al 5-4 finale. I favoriti avanzano in blocco, con gli stessi Gaudini, Guaragna e il britannico Lloyd unici altri atleti ad avanzare senza l’onta della sconfitta.

Nel girone di semifinale Marzi vince cinque duelli per perdere quelli con Guaragna (5-4) e con il belga De Bourguignon (nettamente, 5-1), accedendo nondimeno agevolmente alla finale a dieci che vede in lizza i tre italiani, i due francesi Cattiau e Bougnol, l’americano Levis, il tedesco Casmir, l’inglese Lloyd e i due argentini Larraz e Gorordo. Viene invece eliminato il danese Osiier.

Ed è proprio in finale che Marzi offre il meglio del suo repertorio, vincendo tutti e nove gli assalti, lasciando agli avversari la miseria di 17 stoccate e mettendosi così al collo la prima medaglia d’oro olimpica individuale. L’americano Levis sorprende la concorrenza chiudendo al secondo posto con tre sconfitte, mentre sul terzo gradino del podio sale Giulio Gaudini, che come l’altro azzurro Guaragna, Casmir e Lloyd incassa quattro sconfitte ma sopravanza i rivali per una miglior percentuale tra stoccate date e stoccate subite. Cattiau, stanco e per niente ispirato, è solo nono, subito dietro al connazione Bougnol, ottavo, che certifica il fallimento della Francia nella prova di fioretto individuale dopo l’oro conquistato nella prova a squadre.

Gustavo Marzi, che imparò l’arte dal maestro d’armi Beppe Nadi al Circolo Scherma Fides di Livorno, non supererà il record  in quanto a trionfi olimpici del figlio di questi, l’immenso Nedo, certo, nondimeno l’allievo, che propio a Los Angeles sarà secondo anche nella prova a squadre di sciabola e completerà il suo cammino olimpico quattro anni dopo a Berlino mettendosi al collo l’oro a squadre del fioretto e gli argenti della sciabola sia individuale, battuto dall’ungherese Endre Kabos, che a squadre, può ritenersi degno del suo maestro.

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