IL CAMPIONATO 1978/1979 E IL PERUGIA DEGLI IMBATTIBILI

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Il Perugia 1978/1979 – da storiedicalcio.altervista.org

D’Attoma, Ramaccioni, Castagner: questa è la meravigliosa storia di un triumvirato che a Perugia rimanda ai giorni calcistici più gloriosi.

Antefatto. Giugno 1975, i grifoni umbri conquistano la prima, storica promozione in Serie A, vincendo il torneo cadetto dopo anni di anonima militanza ed entrando di forza nel panorama del football di casa nostra. Il Perugia veste i panni della matricola, ma lo fa con onore, non certo una vaso di coccio tra tanti di ferro, se è vero che al debutto chiude brillantemente in ottava posizione, battendo all’ultima giornata la Juventus con un rete di Renato Curi e consegnando ad altri granata, quelli del Torino, il settimo scudetto, il primo dai tempi di Superga.

Già, proprio quel Renato Curi a cui “obtorto colloverrà intitolato lo stadio, perché nei due anni successivi quello che vien chiamato “il Perugia dei miracoli“, nel frattempo buon sesto e settimo in campionato, perde questo ragazzo di indubbio valore, il 30 ottobre 1977, in una giornata di pioggia ed ancora contro la Juventus, che si accascia al suolo colpito da un arresto cardico per non rialzarsi più, appena 24enne.

Torniamo al nostro triumvirato di cui sopra. Franco D’Attoma è l’ambizioso imprenditore pugliese, trapiantato in Umbria, che sposa Leyla Servidei e con il di lei fratello struttura la nota linea d’abbigliamento Ellesse. Ergo, l’uomo ha tempra e coraggio e nel 1974 assume la presidenza della società, portando linfa vitale ed anche un buon contributo economico. Accanto a lui, un direttore tecnico d’intuito e lungimirante, quel Silvano Ramaccioni che in futuro farà le fortune sue e del Milan di Berlusconi, ed un giovane tecnico, Ilario Castagner, che sposa la modernità del calcio con una buona dose di inventiva. La squadra decolla velocemente, e per la stagione 1978/1979 ha in serbo una prodezza mai realizzata fino ad allora. Sentite qua.

Il campionato ha nella Juventus campione d’Italia la logica favorita al tris di scudetti consecutivi. Ma è l’anno del dopo-Mondiali d’Argentina, ai bianconeri manca l’ispirazione così come le forze sono dirottate sulla Coppa dei Campioni sempre sfuggita – e sfuggirà ancora, con l’inattesa eliminazione al primo turno con gli scozzesi del Rangers – ed allora c’è spazio per la concorrenza. Che non è più il Torino, neppure il Vicenza di Paolo Rossi che l’anno prima ha chiuso con un sorprendente secondo posto, tanto meno Inter e Napoli che puntualmente compaiono nei pronostici di inizio stagione ma altrettanto puntualmente falliscono il progetto-campionato. Ecco dunque che si fa largo il Milan del “barone” Nils Liedholm in panca e l’ultimo Gianni Rivera in campo, con Aberto Bigon cannoniere e Aldo Maldera con licenza di segnare, che parte a mille comandando la classifica fino alla sesta giornata.

Un gol di Bettega decide il big-match tra Juventus e rossoneri e il Perugia, che nel frattempo passa a Bergamo con l’Atalanta grazie a due reti di Speggiorin nei primi sei minuti di gioco, balza in testa. E comincia a far paura alle grandi. La squadra gioca a memoria, impenetrabile dietro, concreta a centrocampo e fantasiosa in attacco, con un portiere affidabile come Malizia, un libero-capitano come Frosio che dirige un pacchetto arretrato che si avvale pure della velocità di Nappi, della stazza di Della Martira e dell’energia di Ceccarini, con un centrocampo che ha in Vannini non solo la mente ma anche il braccio armato e in Dal Fiume e Butti due validi incursori, Casarsa è il finto centravanti che calcia i rigori da fermo e consente al talento in divenire di Bagni e all’efficacia sotto porta dello stesso Speggiorin di produrre frutti copiosi.

Il Perugia non è più solo simpatia e miracoli, e il pareggio a San Siro con l’Inter, 1-1, e la vittoria a Torino con la Juventus, 2-1 firmato da Speggiorin e Vannini, lo confermano. Ora i grifoni puntano decisamente ad affermarsi e la corsa a distanza con il Milan assume i contorni della battaglia antologica. Il 3 dicembre 1978, di nuovo nel catino di San Siro, il Perugia sfida la formazione di Liedholm nello scontro diretto e l’1-1 a referto, con Antonelli che pareggia il vantaggio del solito Vannini, certifica che i sogni di grandezza dei ragazzi di Castagner sono legittimi.

Ad onor del vero il Perugia colleziona qualche pareggio di troppo e qualche vittoria in meno dei rossoneri, che al giro di boa della quindicesima giornata sommano ben 25 dei 30 punti disponibili, tre in più dei rivali umbri. Ma la sfida è aperta, l’alternanza tra un riavvicinamento dei perugini e un ulteriore allungo dei milanisti è continua, con gli uni che fanno leva sulla miglior difesa del campionato (solo 16 reti al passivo), gli altri di una maggior efficacia offensiva (ben 46 segnature infine, miglior attacco del torneo). Ahimé per il Perugia nel match con l’Inter un fallo a gioco fermo del nerazzurro Fedele provoca a Vannini, che ha appena dimezzato il passivo, la doppia frattura di tibia e perone, mettendo fine non solo alla stagione del regista del Perugia, ma a tutta la sua carriera. I grifoni si salvano 2-2 con una rete di Ceccarini all’ultimo minuto di gioco, rimontando un doppio passivo e mantenendo l’imbattibilità, ma la macchina perfetta di Castagner paga dazio alla lunga all’assenza del suo leader, così come di quella di capitan Frosio, e non riesce a ricucire lo strappo col Milan.

La controversa vittoria con l’Atalanta, 2-0 sul campo dopo che per qualche giorno il risultato era rimasto sub-judice in quanto i due nerazzurri Bodini e Osti erano stati colpiti da una pietra scagliata dagli spalti, riporta sotto i grifoni, meno tre, che poi diventa meno due quando alla ventiquattresima giornata un gol del napoletano Majo sbanca San Siro e il Perugia impatta al campo del Torino. Sette giorni dopo, l’8 aprile 1979, le due grandi protagoniste della stagione sono a confronto al “Renato Curi“: o la va o la spacca, si mormora in Umbria… e in effetti il pareggio 1-1 in virtù di due rigori di Chiodi e Casarsa nell’arco di centoventi secondi lascia invariata la distanza in classifica e mette il Milan in rampa di lancio verso la conquista del suo decimo scudetto. Che è cosa fatta il 6 maggio 1979, con il pareggio a reti bianche tra Milan e Bologna, che cuce sulle magliette rossonere la tanto sospirata “Stella“.

Al Perugia rimane l’onore delle armi e un’impresa senza precedenti in Italia, un secondo posto condito dalle 9 reti di Speggiorin e le 8 di Bagni, ma soprattutto l’inviolabilità in campionato. La classifica finale dice di 11 vittorie, 19 pareggi e 0 sconfitte… già, era quello il Perugia degli imbattibili.

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