ANTHONY NESTY, IL PRIMO “ORO NERO” OLIMPICO

AnthonyNesty
Anthony Nesty – da usaswimming.org

articolo di Giovanni Manenti

Lo sport come una favola“, potrebbe essere il sottotitolo per raccontare la straordinaria impresa compiuta da Anthony alle Olimpiadi di Seul 1988, le prime dalla cessazione della “guerra fredda olimpica” che aveva condizionato la partecipazione degli atleti sia a Mosca 1980 che a Los Angeles 1984.

Nesty nasce il 25 novembre 1967 a Trinidad, ultimo di cinque fratelli, e la sua famiglia si trasferisce nel Suriname quando Anthony non ha ancora otto mesi, iniziando a praticare nuoto dall’età di cinque anni, e leggenda vuole che si allenasse cercando di sfuggire dalle fauci dei coccodrilli che lo inseguivano (un po’ come qualcuno ha sempre fantasticato che gli atleti africani degli Altipiani corressero così forte per non essere raggiunti dai leoni).

Mitologia a parte, il primo approccio di Nesty con il grande palcoscenico internazionale lo si ha in occasione delle Olimpiadi di Los Angeles 1984 quando ottiene il 21.mo tempo in qualificazione nei 100 farfalla, giungendo terzo in 56″15 nella terza batteria e potendo comunque assistere dalle tribune al fantastico duello tra il tedesco Michael Gross ed il primatista mondiale Pedro Pablo Morales, cui non è sufficiente coprire la distanza al di sotto del proprio limite (53″23 rispetto al record di 53″38) venendo battuto dall’Albatro con il nuovo primato di 53″08.

L’aver assistito a detta sfida è indubbiamente servito al giovane Anthony quale stimolo per cercare a propria volta quantomeno un podio olimpico e la dimostrazione la si ha quando si iscrive a “The Bolles School” a Jacksonville in Florida dove, sotto la guida del coach Gregg Troy, migliora il primato dell’istituto sulle 100yd a farfalla, togliendolo nientemeno che proprio a Morales, un primo “segno del destino“.

Questa iniezione di fiducia consente a Nesty di affrontare con più consapevolezza la sua seconda importante rassegna internazionale, vale a dire i “Pan American Games” di Indianapolis 1987, dove conquista l’oro sui 100 ed il bronzo sui 200 farfalla, anche se, ad onor del vero, i migliori esponenti Usa si cimentavano nei contemporanei “Pan Pacific Games” tenuti a Brisbane in Australia, dove i 100 farfalla vengono vinti da Morales – che nel frattempo si era ripreso il mondiale con un favoloso 52″84 ad Orlando nel giugno 1986 prima di conquistare l’oro ai Mondiali di Madrid 1986 con 53″44 davanti all’altra stella americana Matt Biondi – con il tempo di 53″37 che vale il record dei campionati.

E mentre, pertanto, Nesty prosegue la sua preparazione in vista dell’appuntamento olimpico, un piccolo dramma sportivo si registra agli “Olympic Trials” americani di Austin, in Texas, dove Morales viene clamorosamente escluso dai Giochi, giungendo terzo (da Los Angeles 1984 è concessa la partecipazione a due soli nuotatori per nazione in ogni singola specialità) sia sui 100 farfalla che sulla doppia distanza.

Sicuramente un avversario in meno per Nesty in ottica podio, ma poca differenza per quanto concerne la corsa all’oro, dato che ai Trials Matt Biondi vince la gara dei 100 farfalla in un ottimo 53″09 che ne fanno il logico favorito per Seul, dove il forte americano tenta di eguagliare il record di 7 medaglie d’oro di Spitz, presentandosi anche sui 50, 100 e 200 stile libero, oltre che, ovviamente, partecipare alle tre staffette.

Un programma ambizioso, che peraltro diventa immediatamente irrealizzabile quando, nella prima specialità in cui scende in vasca, Biondi giunge solo terzo nella finale dei 200 stile libero del 19 luglio, peraltro in sede di pronostico la più difficile delle medaglie da conquistare e così è stato.

Non si sa se, a questo punto, la certezza di non poter emulare Spitz abbia scaricato in parte Biondi oppure, togliendogli pressione, gli abbia consentito di affrontare con più scioltezza le restanti prove, resta comunque il fatto che nelle batterie dei 100 farfalla, disputatesi il giorno dopo 20 luglio, l’americano si aggiudica la settima serie in 53″46 davanti a Gross ed all’australiano Jon Sieben (oro a sorpresa quattro anni prima Los Angeles sui 200 farfalla davanti proprio al tedesco), mentre Nesty conquista il “pass” per la finale vincendo la sua serie con il terzo tempo assoluto di 53″50 ed il britannico Andrew Jameson fa segnare con 53″34 il miglior crono che gli vale la corsia n. 4 in finale, con Biondi in 5.a e Nesty in 3.a.

In finale, Biondi sceglie una gara di attacco, che lo porta a virare ai 50 metri in 24″53, crono inferiore di 16/100 rispetto al passaggio del record mondiale di Morales e, nonostante che nella vasca di ritorno accusi questo ritmo eccessivo, a 10 metri dall’arrivo ha sempre un margine che sembra sufficientemente rassicurante, ma che lo pone nella condizione di dover scegliere a ridosso della piastra di arrivo, vale a dire se eseguire un’ultima bracciata o seppure farsi scivolare per andare a toccare.

Biondi opta per questa seconda ipotesi e la scelta gli risulta fatale poiché Nesty, che stava rimontando metro dopo metro nei “secondi 50“, si inventa viceversa un’ultima poderosa bracciata che lo porta a toccare pressoché contemporaneamente all’americano, ma il cronometro vede una differenza di appena 1/100 (53″00 a 53″01) a favore del ragazzo caraibico che così conquista la prima e sinora unica medaglia d’oro per il Suriname ai Giochi Olimpici, divenendo anche il primo “nuotatore di colore” a salire sul gradino più alto del podio in una rassegna olimpica di nuoto, mentre, in assoluto, era stato preceduto dall’olandese Enith Brigitha, bronzo sui 100 e 200 stile libero a Montreal 1976.

E mentre Biondi è ancora lì a chiedersi come abbia fatto a perdere una gara dominata sin dalla prima bracciata (va anche dato atto al fuoriclasse Usa sia di aver nuotato nel suo miglior tempo “all time” sulla distanza che di dimostrare una grande forza mentale, vincendo le altre cinque gare che lo vedono in lizza, per un totale di 5 ori, un argento ed un bronzo che, all’epoca, lo vede secondo solo a Spitz), l’exploit di Nesty non resta però un episodio isolato, dato che lo stesso si impone sulla medesima distanza sia ai “Pan Pacific Games” di Tokyo 1989 che, soprattutto, ai Mondiali di Perth 1991 in 53″29 precedendo di soli 2/100 (ma allora è un vizio!!!) il grande deluso di Seul, il tedesco Michael Gross, mentre a Barcellona 1992 è ancora sui blocchi nella finale che conclude con il bronzo in 53″41 e che vede il riscatto di Morales, ma questa è un’altra storia…

Con le due medaglie (oro a Seul, bronzo a Barcellona) conquistate, Anthony Nesty da solo rappresenta l’intero bottino del Suriname ai Giochi Olimpici e non vi è certo da stupirsi se in patria sia considerato una specie di eroe, e la sua impresa di Seul viene celebrata sia con l’emissione di uno speciale francobollo che coniando monete d’oro e d’argento con la sua effigie, mentre la compagnia aerea “Suriname Airways” addirittura mette il suo nome ad uno dei propri aerei.

Fortunatamente per Anthony, a differenza di casi similari di cui la storia dello sport è piena, la fama e la popolarità non ne scalfiscono il carattere e la vita quotidiana, essendosi poi laureato all’Università della Florida e ricoprendo ruoli di coach sia alla sua vecchia Bolles School che alla squadra maschile di nuoto dei “Florida Gators“.

E, quando sarà troppo anziano per ricoprire detti ruoli, potrà pur sempre raccontare a nipotini ed a chiunque la voglia ascoltare la “bella favola di un ragazzo caraibico che per 1/100…“.

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