CHRISTL CRANZ, LA REGINA DELLO SCI DEI PIONIERI

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Christl Cranz in azione alle Olimpiadi del 1936 – da geheugenvannederland.nl

Nel raccontare della tedesca Christl Cranz e del posto a lei riservato nell’Olimpo delle grandi sciatrici di ogni epoca è necessaria una premessa: tratteremo delle sue imprese sportive, tacendone altresì le simpatie politiche e il ruolo propagandistico assunto dal suo status di campionessa. Seppur sarà difficile evitare gli incroci con la storia.

Christel Franziska Antonia Cranz, semplicemente Christl, nasce ad onor del vero a Bruxelles, il 1 luglio 1914. Ma son tempi penosi in Belgio, martoriato a fine Prima Guerra Mondiale come nessun altro paese europeo (tanto che De Coubertin, a mo’ di compensazione per i disastri subiti, assegnerà ad Anversa i Giochi Olimpici del 1920), ed è già tempo per l’infante di seguire i genitori, che giunsero da Reutlingen proprio durante il conflitto, nella tranquillità alpina di Grindelwald, in Svizzera. Qui la giovincella, senza che qualcuno le impartisca lezione, d’inverno ha proprio davanti all’uscio di casa le distese innevate per prender confidenza con gli sci, affinare il talento di cui madre natura l’ha rifornita in quantità massiccia, vincere le prime gare.

Nasce qui, nei primi anni Venti, l’atleta destinata a segnare un’epoca, collezionando successi in serie a livello giovanile per poi approdare, dopo l’ennesima diaspora dei genitori, corre l’anno 1928, nel paese d’origine, la Germania, esattamente in quel di Friburgo. Lo sci, nel frattempo, ha cominciato ad acquisire riconoscimento globale, con la “settimana internazionale degli sport invernali” a Chamonix nel 1924, di fatto poi prima edizione dei Giochi Olimpici, seppur proprio lo sci alpino ancora non è disciplina programmata, così come in seguito a Saint Moritz nel 1928 e poi a Lake Placid nel 1932.

Cranz studia, prendendosi un diploma in educazione fisica che tornerà utile, molto utile, una volta conclusa la carriera, e scia, partecipando ai primi campionati nazionali tedeschi, nel 1934, a Berchtesgaden, dove per non farsi mancare niente domina le tre specialità in calendario, l’amata discesa libera, lo slalom scoperto da poco, la combinata che assomma le due prove.

La strada maestra è tracciata, Christl Cranz assurge al rango di talento indiscusso dello sci teutonico ed è pronta a debuttare in campo internazionale, partecipando alla prima kermesse mondiale, a Saint Moritz, nel mese di febbraio dello stesso 1934. Il debutto, il 15 febbraio, è in discesa libera, dove coglie l’argento alle spalle della svizzera Anny Ruegg, di due anni più anziana di lei, che sarà per almeno un biennio l’avversaria più irriducibile, anticipando a sua volta la connazionale Lisa Resch. Il giorno dopo Cranz vince lo slalom battendo la stessa Resch per cinque decimi e con la somma dei due risultati si mette al collo pure la medaglia d’oro della combinata, che poi è in definitiva la disciplina più ambita. L’anno dopo, sempre sulle nevi svizzere, a Murren, Ruegg la batte ancora all’esordio della manifestazione, stavolta in slalom, con Cranz che si prende la rivincita in discesa, invertendo l’esito di dodici mesi prima, davanti all’altra tedesca Hady Pfeifer-Lantschner, con la Ruegg ch si accontenta del bronzo. Come già a Saint Moritz, Cranz bissa il trionfo in combinata, e con sei medaglie in due edizioni – ad onor del vero assegnate a posteriori essendo all’epoca riconosciuto il solo titolo della combinata – diventa la stella più luminosa dello sci femminile. In attesa della consacrazione olimpica.

1936. La Germania nazistificata, nel pieno del suo apogeo, accoglie a Garmisch-Partenkirchen la IV Edizione dei Giochi Olimpici, i primi in cui lo sci alpino è infine in programma. E Christl Cranz è la donna-vetrina della manifestazione a cinque cerchi, chiamata a vincere e dar lustro al paese. Il 7 febbraio la leggendaria pista Kandahar è teatro della discesa libera valida per la combinata, unico titolo i palio. Cranz scende a valle con il pettorale numero 11 ma in pieno esercizio incoccia nell’inglese Kessler, che è capitombolata prima di lei, chiudendo così in sesta posizione, distante ben 19 secondi dalla sorprendente norvegese Laila Schou Nilsen, pettorale numero 16, che guida la classifica provvisoria. Urge la rimonta da antologia in slalom, sul tracciato della Gudiberg, per ribaltare una situazione compromessa… e Cranz compie il miracolo. In realtà le avversarie più temibili, oltre alla giovanissima scandinava, sono le altre sciatrici di casa, Grasegger (la migliore alle spalle di Cranz in slalom, seppur distanziata di ben 11 secondi!), Pfeifer e Resch, che chiuderanno in seconda, quinta e sesta posizone. Cranz pennella le due manches della vita, rifila 21 secondi a Nilsen che salva almeno la medaglia di bronzo, ed è campionessa olimpica di combinata, la prima nella storia dello sci alpino.

Potrebbe anche bastare per garantirsi quel posto nell’Olimpo dello sport di cui accennavo all’inizio… è sicuramente sufficiente per diventare eroina di stato e… ed è preferibile tacere su quel che diventa Christl Cranz nel panorama pubblico di quei giorni. L’ambito sportivo è quel che preferiamo, pertanto spazio ai numeri… pardon, alle medaglie che Cranz colleziona in serie e senza avversarie nelle altre tre edizioni dei Mondiali a cui può prendere parte, nel 1937 a Chamonix dove completa la tripletta d’oro discesa/slalom/combinata lasciando alle rivali poco più che le briciole, siano esse le solite tedesche Grasegger e Resch eterne piazzate, oppure la svizzera Von Arx-Zogg, così come l’anno dopo a Engelberg, con l’oro in slalom e in combinata e l’argento in discesa, stavolta preceduta da Lisa Resch, per concludere con un’altra tripletta d’oro in Polonia nel 1939, a Zakopane.

La storia incombe, e con essa la tragedia della Seconda Guerra Mondiale, che intralcia lo sport ma non lo ferma del tutto, se è vero che in pieno conflitto, nel 1941, Cortina trova tempo e coraggio per ospitare un’edizione dei Mondiali riservata solo ad atleti tedeschi, austriaci ed italiani. Cranz vince ancora, discesa e combinata, ma in slalom conosce la sconfitta per mano di Celina Seghi, prima sciatrice azzurra a comparire negli albi d’oro. Ma l’exploit non conta, perché come è logico che sia la Fis nel 1946 decide di non convalidare i risultati ampezzani.

Fa lo stesso, Christl Cranz chiude la carriera con un bottino di quindici medaglie mondiali, di cui ben dodici d’oro, record che probabilmente mai nessuna sarà in grado di eguagliare, ed un titolo olimpico che appartiene all’era pioneristica dello sci.

La leggenda narra che fosse imbattibile, la storia racconta che non si schierò dalla parte migliore… ma questo non importa, è stata una regina. Delle nevi.

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