MARCIANO VS.WALCOTT, L’IMPRESA MONDIALE DI ROCKY

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Il destro con con cui Marciano manda al tappeto Walcott – da boxrec.com

Il panorama del pugilato internazionale, quando sta per accendersi la stella abbacinante di Rocky Marciano, ha un disperato bisogno di un campione che sappia infiammare gli animi.

Dopo il ritiro di Jack Dempsey, il “massacratore di Manassa“, la boxe ha conosciuto una lunga eclisse di popolarità, prima di venir ravvivata dal carismatico e dinamico Joe Louis. Con il suo declino, due uomini più degli altri sono saliti alla ribalta nella categoria dei pesi massimi: Ezzard Charles e Jersey Joe Walcott. Ma nessuno dei due ha lo charme o il fuoco pugilistico del “brown bomber“, ad onor del vero non certo per loro demerito, essendo per altro due grandi combattenti. Urge pertanto che qualcuno accenda la torcia e rilanci la categoria. Ecco, dunque, apparire all’orizzonte Rocky Marciano, nato a Brockton ma con sangue chietino da parte di padre e beneventino da parte di madre nelle vene.

Dotato di un pugno destro a martello che demolisce, affettuosamente chiamato “Suzie Q“, Marciano si fa strada battendo un atleta del calibro di Roland LaStarza, per poi affrontare il suo idolo di sempre, proprio il “vecchio” Joe Louis, che al Madison Square Garden di New York il 26 ottobre 1951 subisce l’onta di andare al tappeto all’ottava ripresa. Rocky colleziona un record di 42 vittorie consecutive, di cui ben 37 prima del limite, ma c’è ancora chi mette in dubbio le sue qualità di boxeur selvaggio e, proprio per bocca di Joe Walcott, “dilettante“. Ma la vittoria con Harry Matthews, atterrato al secondo round della sfida andata in scena allo Yankee Stadium del Bronx di New York, gli apre infine le porte per la chance mondiale con il detentore del titolo, appunto Jersey Joe Walcott.

E’ il 23 settembre 1952, l’arena scelta per l’incontro è il Municipal Stadium di Filadelfia e sugli spalti ci sono più di 40.000 appassionati che non attendono altre che vedere all’opera l’italoamericano e il suo destro demolitore. Un’arma letale che tutti conoscono ma che altrettanto tutti non sono in grado di contenere. Marciano è dato leggermente favorito e l’incontro è trasmesso in Tv a circuito chiuso in 50 teatri di 31 città americane.

Sembra mettersi subito male, per Marciano, che già nel round d’entrata, dopo aver subito un destro del rivale, va al tappeto – ed è la prima volta in carriera – per un gancio sinistro di Walcott. Si rialza nondimeno al conteggio di “4“, sebbene il suo angolo lo inviti a rimanere ancora qualche secondo a terra; con coraggio prova il contrattacco ma la boxe di Walcott, un mix di classe ed esperienza, lo sovrasta e pare proprio dargli ragione: sembra che il maestro  stia dando una severa lezione tecnica al “dilettante” che va allo sbaraglio.

Ma col passare delle riprese la fatica comincia a farsi sentire e il match diventa esattamente quel che vuole Marciano, ovvero un combattimento corpo-a-corpo in punta di piedi, e il margine tra i due duellanti si riduce. Anzi, la ferocia offensiva di Rocky comincia a far breccia nelle difese di Walcott, mirando al mento con la potenza di “Suzie Q“, e se le prime riprese erano da assegnare al campione in carica, ora è lo sfidante ad incalzare con decisione.

La sfida è tanto bella che si meriterà il premio di “Fight of the Year” per il 1952. Se uno avanza, l’altro non indietreggia; se ad un certo momento sembra che i due pugili siano in punto di morte, l’attimo dopo invece hanno le stimmate degli immortali. La stanchezza e il dolore per i colpi inferti è evidente, così come l’ardore e la voglia di vincere di entrambi è senza pari.

Le fasi decisivi, comunque sia, di nuovo volgono a favore di Walcott. Seppur di poco. Marciano, che mai ha conosciuto la sconfitta, stavolta vede profilarsi all’orizzonte una battuta d’arresto. Quando si sta ormai per avviare la tredicesima ripresa, ad onor del vero, Marciano non ha alcuna possibilità di vittoria se il responso verrà per decisione dei giudici. Lo sa il suo entourage, lo sa – per sfortuna di Jersey Jo – Rocky stesso, che guadagna il centro del ring con l’intenzione di giocarsi il tutto per tutto. Trascorsi 43 secondi, Marciano stringe l’avversario all’angolo, Walcott finta con il sinistro e prova a portare il destro – mossa a lui congeniale – ma Rocky non si fa sorprendere. “Suzie Q” entra in scena con la sua forza devastatrice e con un colpo tra i più memorabili della storia della boxe impatta proprio la mascella di Walcott che stramazza in ginocchio al tappetto, il viso a terra e il braccio sinistro sulla corda di mezzo.

Il dado è tratto e per il campione è la fine. Marciano sa che l’attimo è quello fuggente, vorrebbe scaricare sul povero Jersey Joe il montante definitivo ma si rende conto che non è poi così necessario e l’ultimo colpo, quello del k.o., è molto più amichevole di “Suzie Q“. Sugli spalti è delirio generale, Charley Daggert, chiamato a dirigere l’incontro, conta Walcott perché così impone il protocollo pugilistico ma è chiaro a tutti che non basteranno pochi secondi a rianimare l’ormai ex-campione del mondo.

Jersey Joe Walcott, detentore del titolo, aveva tenuto il comando delle operazioni per due, tre, forse quattro riprese nel cartellino dei giudici, ma infine aveva ceduto ad una eccitante inversione di tendenza. Nel suo camerino, a giochi fatti, ebbe modo di affermare: “non ricordo niente. Non so se sia stato un destro o un sinistro. Non ero stanco. Mi sentivo bene, stavo impostando il mio ritmo. Poi, all’improvviso… bang! Mi ha colpito. Non so cosa, ma mi ha colpito. E non sono stato più in grado di alzarmi“.

C’è un nuovo re dei pesi massimi, ora, e il suo nome è Rocky Marciano.

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