SCHMIDT E IL RECORD DI PUNTI, L’OLIMPIADE DA OSCAR

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Oscar Schmidt in azione alle Olimpiadi di Seul del 1988 – da veja.abril.com.br

Sto per raccontarvi di un ragazzo brasiliano, simpatico ed estroverso, che in un tardo mese di settembre del 1988, nella lontana Seul, durante le Olimpiadi coreane, segnò canestri con una frequenza fenomenale, come mai nessuno prima e come mai alcun altro dopo di lui. Quel ragazzo, lo avrete capito, si chiama Oscar Schmidt, in Italia lo conosciamo bene, ed è giuna l’ora di render merito di un’impresa che ha fatto epoca.

Il Brasile annovera nei suoi ranghi sportivi un calciatore formidabile, che risponde al nome di Pelè; ha dato i natali al pilota che più di chiunque altro è entrato nel cuore degli appassionati di motori e non, un certo Ayrton Senna; ha lasciato tracce di grande tennis con la dirompente vitalità di Guga Kuerten. La nazione giallo-verde, nondimeno vanta pure un eccellente giocatore di basket, nato per segnare, scelto al Draft del 1984 dai New Jersey Nets, e che ha realizzato la performance offensiva più importante della sua carriera all’età di 30 anni, alla sua terza partecipazione olimpica: Oscar Schmidt, appunto, senza ombra di dubbio il più grande bomber della pallacanestro brasiliana.

Se la media punti di Oscar nel corso delle due precedenti edizioni dei Giochi era già eccellente, 24.1 a Mosca nel 1980, così come a Los Angeles nel 1984, a Seul nel 1988 doppia quasi la statistica; 42.2 punti in 8 partite! Ad oggi si tratta ovviamente della percentuale record per l’evento a cinque cerchi, e difficilmente è ipotizzabile, con l’evoluzione del basket di oggi, che qualcuno possa fare altrettanto. Una media realizzativa surreale, con un minimo di 31 punti segnati in ogni incontro disputato al Jamsil Gymnasium, impianto dove si disimpegnano le 12 squadre in lizza nel tabellone maschile del torneo di pallacanestro.

Le pretendenti alle medaglie sono inserite in due gironi di sei squadre, cone le prime quattro classificate che accedono ai quarti di finale. Le rivali storiche Urss e Jugoslavia concorrono nel gruppo A, con Australia, Portorico, Repubblica Centroafricana e i padroni di casa della Corea del Sud; il Brasile a sua volta compete nel gruppo B, che assembla anche Stati Uniti, favoriti d’obbligo, Spagna, Canada, Cina ed Egitto. I sudamericani contano sul loro giocatore più forte e la sua famosa “Mao Santa“, mano sacra: mai appellativo fu più appropriato, per l’occasione.

Schmidt debutta nel torneo con 36 punti nella prima sfida che vede la Seleçao opposta al Canada il 17 settembre 1988. I brasiliani vincono al termine di una vera e propria orgia offensiva, 125-109, con una doppia-doppia di Schmidt che aggiunge 10 rimbalzi ad una prova da 12/20 di cui 4/7 da tre punti e 8/9 dalla lunetta dei tiri liberi.

“Ogni tiro è un buon tiro”, afferma Schmidt per qualificare il gioco d’attacco del Brasile ed evocare il ruolo svolto dai compagni. “I miei amici (parlando appunto dei compagni) provano a passare il pallone. Sono tutti amici. Nessuno si lamenta, uno tira, l’altro va al rimbalzo“.

Schmidt, che delizia il pubblico di Caserta ormai da alcuni anni, realizza una seconda doppia-doppia nel match successivo, con la Cina, sepolta con 44 punti, frutto di un 15/26 al tiro con 3/7 dalla lunga distanza e 11/12 ai liberi, e 10 rimbalzi. Il Brasile vince ancora, 130-108, e con rinnovata fiducia si appresta ad affrontare gli Stati Uniti.

E’ la rivincita della finale dei Giochi Panamericani di Indianapolis del 1987, quando il Brasile ferì l’onore americano trionfando a casa loro col punteggio di 120-115 e Schmidt mise a segno 46 punti, tanto per gradire, ribaltando così una situazione che vedeva all’intervallo i giovani virgulti statunitensi avanti con buon margine, 68-54.

Prima dell sfida olimpica, Schmidt fa sfoggio di diplomazia verso gli avversari di turno: “il Team Usa ha sempre giocatori forti fisicamente e di grande tecnica. Sono evidentemente favoriti. Ho sempre sofferto contro la loro buona difesa, e la nostra vittoria ai Giochi Panamericani appartiene al passato“.

Willie Anderson, che era presente quel giorno infausto per il basket americano ed era incaricato di contenere, o almeno di provare a contenere Schmidt, prevede di dover ripetere il tentativo anche questa volta: “Voglio rinnovare la sfida di difendere ancora su Schmidt. Voglio saltargli sopra, voglio che sappia che sarò io a sorvegliarlo. Un grande giocatore sa che la prossima volta non sarà mai così facile“.

Il 21 settembre 1988 il match tra Stati Uniti e Brasile alle Olimpiadi di Seul ha il sapore della rivincita tanto attesa. Questa volta gli americani difendono come si deve, limitando gli avversari sotto la soglia dei 90 punti e vincendo il confronto 102-87. Certo, Schmidt è riuscito nella solita buona prestazione in attacco, autore di 31 punti, con 7/16 di cui 2/4 da tre punti e un perfetto 15/15 dalla lunetta, e 7 rimbalzi all’attivo. Ma non basta ai sudamericani per evitare la sconfitta.

Sull’onda lunga del successo, gli americani sono soddisfatti di aver contenuto Schmidt a soli 16 punti dal campo: “Eravamo determinati a non lasciarlo tirare a campo aperto. Non volevamo permettergli quel che gli era stato concesso ai Giochi Panamericani“, fa notare David Robinson. “E’ stato un grande match, una vittoria speciale. Schmidt è un formidabile tiratore, ma noi lo abbiamo ben contenuto al tiro. Tutta la squadra ha aiutato in questo compito“, aggiunge Dan Majerle.

Quanto a Mitch Richmond, rivela che Schmidt ha mostrato segni evidenti di frustrazione durante l’incontro, gridando verso i compagni e lamentandosi con gli arbitri di gara. Il leader del Brasile non era sereno, non mancando inoltre di rivolgersi ai giocatori americani che lo sorvegliavano nel tentativo di destabilizzarli. “A me diceva tira, tira, tira, quando avevo il pallone tra le mani. Credo volesse tornare rapidamente in attacco“, dichiara ancora Richmond a fine partita.

Costretto a soli 87 punti dopo averne segnati 130 nel match precedente, il Brasile si è mostrato meno efficace offensivamente. Dopo la sconfitta, Marcel Souza, lui pure noto al pubblico italiano per i trascorsi a Fabriano, seconda opzione in attacco della squadra sudamericana, non manca di lodare davanti ai compagni l’ottimo lavoro difensivo degli americani: “Questa squadra degli Stati Uniti ha una difesa ben migliore di quella di Indianapolis“.

In seguito alla sconfitta con gli Stati Uniti, il Brasile ritrova il sorriso surclassando l’Egitto, 138-85. Schmidt mette a referto 39 punti, 14/24 con 2/5 da tre, 9/11 ai liberi e 8 rimbalzi, ma l’impegno successivo con la Spagna è severo e costa alla Seleçao la seconda sconfitta nella fase a gironi, 118-110, nonostante ben 55 punti di “mano santa” Schmidt, 17/28 al tiro con 6/11 da tre, 15/16 ai liberi, 5 rimbalzi e 4 assist.

Con tre vittorie e due sconfitte il Brasile chiude il gruppo B in terza posizione, assicurandosi la qualificazione ai quarti di finale dove l’attende l’Urss di Sarunas Marciulonis e dello “zar” Arvydas Sabonis. E il match rispetta le attese della vigilia, il 26 settembre 1988 il pubblico ha modo di assistere ad uno spettacolo sontuoso che infine premia i sovietici, vincitori 110-105. Schmidt è immarcabile, concludendo ancora una volta l’incontro con numeri da capogiro e un totale di 46 punti: 12/23 di percentuale, 5/8 da tre, 17/18 dalla lunetta, 5 rimbalzi e 2 assist.

Escluso dalle semifinali, il Brasile continua il suo torneo con le sfide che classificano dal 5° all’8° posto. Schmidt, dopo aver entusiasmato il mondo del basket che a Seul ne ammira le gesta, potrebbe tirare il fiato in incontri di minor prestigio. Macché, il campione prosegue nel suo bombardamento e lo show continua. Contro Portorico segna ancora 46 punti, 16/30 di cui 8/12 da tre punti, sfiorando la terza doppia-doppia con 9 rimbalzi. La vittoria è del Brasile, 104-86, così come con il Canada nella finale per il 5°posto, 106-90 ed un’altra prestazione eccezionale, 41 punti con 14/21 al tiro, 5/9 dalla lunga distanza e 8 rimbalzi. Insomma, 55 punti e poi tre partite consecutive oltre i 40 punti. Numeri da record.

Con un gioco totalmente orientato verso l’attacco, che produce 113,1 punti di media in 8 partite, ed un’attenzione difensiva rivedibile, il Brasile nondimeno strappa una onorevole quinta posizione finale, con un bilancio di 5 vittorie e 3 sconfitte. Schmidt avrà fatto esplodere i computer. Le sue statistiche globali nel corso dei Giochi sono ragguardevolmente uniche: 42,2 punti di media, 107/188 al tiro (56,9%), con 35/63 da tre punti (percentuale clamorosa di 55,6%) e 89/97 ai tiri liberi (altrettanto clamorosa percentuale di 91,8%). Si va ben oltre il 50-50-90, cifre da fenomeno. La media ai rimbalzi è di 7,8 palloni catturati a partita, altro dato che la dice lunga sul valore del giocatore brasiliano. Oscar Schmidt vince la classifica dei marcatori, con l’australiano Andrw Gaze, altro cecchino di levatura internazionale, a distanza siderale con la pur importante media di 23,9 punti a partita.

Con un nome che ricorda una nota marca di elettrodomestici per cucine, nondimeno Mr.Schmidt merita l’Oscar – scusate il gioco di parole – come miglior attore protagonista delle Olimpiadi di Seul del 1988. Il libro dei record a cinque cerchi, da quei giorni, gli appartiene.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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