GERMANIA OVEST-INGHILTERRA, A MESSICO 1970 LA RIVINCITA DELLA FINALE DI WEMBLEY

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I due calpitani Moore e Seeler – da pinterest.com

Calcio nostalgico, e di gran spessore tecnico, quello che ci rimanda ai Mondiali del Messico del 1970. Se penso a quel che fu quell’edizione memorabile, accuso il colpo nell’assistere a quel poco che offre il football di oggi, ed un velo di malinconia si prende la mia anima.

Italia-Germania Ovest 4-3, certo, e come dimenticarla? Quel tempio sacro che è lo Stadio Azteca commemora come è giusto che sia quel match con una targa celebrativa. Ma basta andare non molto lontano, a Leon nel Guanajuato, a trovare due squadre, la stessa Germania e l’Inghilterra campione del mondo in carica, rivali da sempre, e non solo su di un terreno di calcio, che già quattro anni prima a Londra si giocarono il titolo, e che un abbinamento malandrino mette l’una di fronte all’altra ad altezza quarti di finale.

I tedeschi, e magari sarà difficile dar loro torto, attendono l’occasione per vendicare l’affronto di Wembley, scippati a loro modo di vedere di una possibilità di vittoria dal gol sospetto di Hurst che valse il provvisorio 3-2 e spinse i figli di Sua Maestà verso il loro primo e fino ad oggi unicio titolo iridato. L’Inghilterra, ad onor del vero, non teme la rivincita avversaria, forse anche perché sulla carta appare ancor più forte e competitiva di allora.

Un salto indietro di qualche giorno. La Germania, inserita nel gruppo 4, ha sudato le proverbiali sette camicie per sbarazzarsi del Marocco all’esordio, da 0-1 a 2-1 grazie alle segnature nel secondo tempo di Seeler e Muller. Ha demolito la Bulgaria, 5-2, con un tris del fenomenale Muller e le reti di Libuda e lo stesso Seeler, infine un’altra tripletta del suo bomber d’eccezione ha firmato il 3-1 con il Perù. Di contro l’Inghilterra, dopo la sofferta vittoria con la Romania, 1-0 con rete decisiva di Hurst che si ripresenta esattamente laddove avava lasciato nel 1966, ovvero nel tabellino dei marcatori, ha ceduto il passo al Brasile, 0-1, per infine battere, con il terzo 1-0 consecutivo, la Cecoslovacchia, in virtù di un calcio di rigore di Clarke. Insomma, da una parte la granitica forza offensiva teutonica, dall’altra la storica solidità del pacchetto arretrato proposto da Sir Alf Ramsey.

Rapidamente, le formazioni. La Germania con Maier in porta, Vogts, Hottges, Schnellinger e Fichtel dietro; la classe eccelsa di Beckenbauer a comandare in mezzo; Libuda e Lohr tornanti; Overath libero di inventare al servizio delle due punte, Muller e Seeler. L’Inghilterra paga l’assenza di Banks, sostituito tra i pali da Bonetti; Newton, Cooper, Labone e Mullery presidiano la’rea di rigore; Moore è il capitano di lungo corso; Lee, Ball e Peters giostrano a centrocampo, l’immenso Bobby Charlton e l’implacabile Hurst hanno il compito di offendere.

Cronaca, ridotta all’essenziale. La due squadre si affrontano a viso aperto, l’Inghilterra parte con il piede sull’acceleratore e passa in vantaggio, minuto 31, con Mullery, abile nell’inserirsi sotto porta. Ad inizio ripresa, minuto 49, Peters raddoppia e pare fatta per i britannici, così almeno la pensa Alf Ramsey, e sarà uno dei pochi errori tattici della sua carriera, che toglie dal campo Charlton e lo stesso Peters per preservarli in buone condizioni per la gara di semifinale con l’Italia. Ma la Germania, da sempre, ha nel coraggio e nel non mollare mai la sua arma preferita, Schoen butta nella mischia Grabowski, veloce attaccante in forza all’Eintracht Francoforte, e la mossa, azzeccatissima, cambia il volto della partita. Beckenbauer accorcia al minuto 68, altri quattordici giri di orologio e il pareggio è cosa fatta, a firmarlo è Seeler, minuto 82.

Si va ai supplementari e qui la vendetta, solitamente da gustare fredda, si consuma nel caldo di un pomeriggio messicano, nel modo più dolce per gli uni e più beffardo per gli altri. Gerd Muller, bomber di razza se ce n’è uno, piazza la zampata, è proprio il caso di dirlo visto il gesto tecnico, vincente al minuto 108 e la Germania, trionfante, vola in semifinale battendo 3-2 l’acerrima ed esausta nemica.

Sarà un’altra partita da leggenda, la più bella di sempre… ma non è tempo di parlarne, per oggi può bastare così. Quel che conta è che l’affronto di Wembley, ora sì, è vendicato.

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