PICABO STREET, REGINA DELLO SCI AMERICANO PRIMA DI LINDSEY VONN

Studio Portrait
Picabo Street con la medaglia d’oro di Nagano 1998 – da losangeles.cbslocal.com

Oggi abbiamo Lindsey Kildow, sposata Vonn seppur ormai solo uno sbiadito ricordo sentimentale, tanto bella ed ancor più vincente da occupare stabilmente non solo le copertine dei tabloid, soprattutto gli albi d’oro che la certificano come la più grande di sempre. Ma non troppo tempo addietro, altrettanto piacente se non così dominante nel pianeta sci al femminile, un’altra ragazza che sventola bandiera stelle-e-strisce ha conosciuto fama ed onori. Signore e signori, piacere, ecco a voi Picabo Street.

Che nasce il 3 aprile 1971 nel villagio di Triumph, nell’Idaho, e il cui nome in lingua shoshoni significa “acqua scintillante“. E che il suo talento sia scintillante è evidente fin da subito, ma non in acqua, bensì sulle nevi, dove ha padronanza della velocità e dove scivola con destrezza tale da illuminarsi già al primo appuntamento di prestigio, i Mondiali di Morioka del 1993, dove in combinata coglie già la medaglia d’argento alle spalle della tedesca Miriam Vogt, in quella che poi altri non è che la sua stagione del debutto nel circuito di Coppa del Mondo.

Picabo ha piedi sensibilissimi, se è vero che ben presto diventa la discesista di riferimento nei tratti di puro scorrimento, ma guida con efficacia anche in curva, e l’anno successivo, alle Olimpiadi di Lillehammer del 1994, è sfida apertissima per le medaglie con Seizinger, la tedesca che la batte di 66 centesimi, e Kostner, l’altoatesina che le termina dietro di altri 26 centesimi. Insomma, la ragazza che rimanda a leggende indiane, ha già in bacheca due metalli preziosi, non ha ancora 23 anni e pare destinata ad aprire un capitolo ricco di soddisfazioni e vittorie.

In effetti è tempo di cogliere la prima affermazione in Coppa del Mondo, il 9 dicembre 1994, sulle nevi di Lake Louise, dove anticipa la connazionale Lindh e proprio Seizinger, infilando poi prima della fine della stagione un filotto memorabile di cinque vittorie consecutive: Cortina, Are, Saalbach, Lenzerheide e Bormio, che gli regalano inevitabilmente, e pure nettamente, la coppetta di specialità, 709 punti e un margine abissale su Lindh, seconda con 493 punti.

La dittatura di Picabo Street ha inizio, e per l’anno 1995/1996 la vittoria di Lake Louise, che avvia la corsa alla sfera di cristallo, è l’esatta fotocopia di quel che avvenne dodici mesi prima, con quel mostro sacro di Katja Seizinger, che spadroneggiava in discesa prima dell’avvento di Picabo, costretta ora a vestire i panni della sfidante. Seppur di lusso. Street rinnova l’appuntamento vincente sulla “Tofane” di Cortina, triplica a Narvik, in Norvegia, per collezionare anche tre secondi posti e mettere in cassaforte la seconda coppetta di discesa libera, stavolta con 640 punti, davanti a Seizinger che si “accontenta” di raggranellare 485 punti. Nel frattempo, a Sierra Nevada, i Mondiali la proclamano campionessa con il miglior tempo, a battere ancora Seizinger e Lindh, a cui si aggiunge la medaglia di bronzo in supergigante, lontana da Kostner ma ad un soffio dall’elvetica Zurbriggen, che le soffia l’argento per 5 centesimi.

Ma… ma la sorte è malandrina, e non sempre ama i suoi campioni. E così il 4 dicembre, nel corso di una sessione di allenamento in Colorado, a Vail, cade rovinosamente rompendosi il femore e il legamento crociato anteriore sinistro, e Picabo, oltre alla stagione, come d’incanto perde anche l’ispirazione. Certo, la classe è tale che al ritorno alle competizioni, l’anno dopo, 1997/1998, che ha in calendario i Giochi di Nagano, sorprende tutti in terra giapponese mettendosi al collo la medaglia d’oro del supergigante e prendendosi una clamorosa rivincita con la sfortuna, vincendo con 1 centesimo di margine su Dorfmeister e 7 su Meissnitzer.

Street scia ancora, perché la neve è il suo elemento e perché la Coppa del Mondo è la sua casa, ma i tempi d’oro, quelli delle vittorie a ripetizione e del sorriso che illumina la scena dall’alto del podio, per Picabo ormai sono solo un lontano ricordo. Scintillante, come il suo nome.

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