GALINDEZ E LA RIVINCITA CONTRO IL “POLLO” ROSSMAN

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Galindez e Rossman nel primo match – da thefightcity.com

Quando il 14 aprile 1979 Victor Galindez sale sul ring del Superdome di New Orleans per la rivincita con Mike Rossman, ha un solo pensiero: consumare la sua vendetta.

Già, perché al pugile argentino non è proprio andata giù la sconfitta dell’anno prima, a privarlo di un titolo mondiale dei mediomassimi conquistato nel 1974 davanti al pubblico di casa di Buenos Aires a spese di Len “Stinger” Hutchins e difeso dopo di poi ben dieci volte. Quel giorno, il 15 settembre 1978, sempre a New Orleans e sempre al Superdome, la stessa notte in cui Mohammad Alì batte Leon Spinks, Rossman, buon pugile certo ma non proprio un campionissimo, ha colto al volo l’occasione propizia, perché Victor non era nei suoi cenci, “ho avuto problemi personali, problemi coniugali, ed ero fuori forma. Non riuscivo a concentrarmi in allenamento, ero stato malato, pesavo 190 libbre e ho dovuto morire di fame per rimettermi in sesto. Non ero il combattente di sempre“.

In verità il duello numero due era già stato programmato per febbraio al Caesar Palace di Las Vegas, ma una disputa sull’assegnazione dei giudici, che a modo di vedere di Galindez  erano stati selezionati per favorire il rivale, aveva fatto saltare il match all’ultimo momento, con Rossman già tra le corde e nonostante il tentativo di Bob Arum di “salvare” l’evento.

Meno di novemila appassionati, in verità, assistono ad una rivincita che fin dal principio pare dall’esito comunque incerto. Rossman fa uso esagerato del jab sinistro, che spesso però piazza a vuoto, ma questo è sufficiente per garantirgli la prima ripresa, che i tre giudici gli assegnano all’unisono. Galindez adatta la sua strategia, volta ad eludere il jab del rivale per poi avanzare con decisione e provare l’affondo con il destro. Rossman nondimeno ha la prontezza per parare i colpi, e così anche i successivi due rounds sono a suo favore, seppur uno dei giudici, il venezuelano Jesus Celis, abbia il cartellino marcato a favore dello sfidante, e Rossman sia sanzionato con un avvertimento per un paio di colpi proibiti. Di fatto, sarà l’ultimo sussulto a vantaggio di Rossman.

Galindez porta i segni dei pugni sofferti già alla quarta ripresa, ha però le stimmate del fuoriclasse e scatena la sua furia di belva ferita riversando sul rivale una girandola di ganci che abbatterebbero un toro. Rossman indietreggia, barcolla e sanguina copiosamente, al suono della campana che lo spedisce all’angolo in chiaro stato di menomazione l’argentino continua l’assalto con l’arbitro Christodoulou che solo in notevole e colpevole ritardo ferma il combattimento. Il fratello di Rossman, Andy, irrompe sul ring e prova a sua volta a colpire Galindez che risponde da par suo, potrebbe scapparci una rissa epocale che infine viene scongiurata.

Ma ormai il match ha preso la sua piega, ed è decisamente a favore di Galindez, nonostante un taglio alla fronte e nonostante l’ardire di Rossman che si rompe una mano nel disperato tentativo di affondare il destro nelle difese di Galindez. Il sudamericano esercita una pressione costante, senza tregua, l’americano soffre le pene dell’inferno e al nono round Rossman sente di “non essere in grado di sopportare il dolore“. Il suo coach Slim Robinson annuncia al manager Jimmy DePiano le difficoltà del suo pupillo ed è il momento in cui, inevitabilmente, l’angolo di Rossman getta la spugna, dopo l’ultimo destro che Mike porta alla testa di Victor.

Galindez ha partita vinta ma non contento si scaglia verso l’avversario, ruggendo insulti e pretendendo di aver soddisfazione sul ring. Infine è ricondotto alla ragione e portato via dai suoi secondi. Non concederà un’ulteriore rivincita alla sconfitto, perché “Rossman è un pollo, io ho meritato di avere una rivincita, lui non se la merita…!“.

Victor Galindez è nuovamente campione del mondo e la vendetta è consumata. Pienamente. Cosa voler di più?

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