NADIA COMANECI, LA PRIMA DELLA CLASSE DA “10” IN PAGELLA

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Nadia Comaneci in azione alle Olimpiadi di Montreal 1976 – da mundodeportivo.com

articolo di Giovanni Manenti

Le evoluzioni ai Giochi di Monaco 1972 dell’allora diciassettenne Olga Korbut, soprannominata il “Passero di Minsk” per l’esilità del suo fisico – m.1,50 di altezza per 38 kg. – avevano di fatto chiuso l’era delle ginnaste donne in cui erano emerse, tra le altre, l’ungherese Agnes Keleti, la sovietica Larisa Latynina e la cecoslovacca Vera Caslavska, per far posto al periodo delle “ginnaste bambine“, cui cercava di opporsi solo la russa Lyudmila Turischeva.

Ed, in effetti, due anni dopo le Olimpiadi tedesche, ai Mondiali 1974 di Varna, in Bulgaria, la ventiduenne Turischeva e la Korbut danno sfoggio ad un duello senza precedenti, andando entrambe a medaglia – oltre che nello scontato oro a squadre – nel completo individuale, vinto dalla più anziana Lyudmila con 80/100 di punto di margine (78,450 a 77,650) sulla bielorussa, ed in ognuna delle singole specialità individuali, con la Turischeva oro alla trave ed al corpo libero, argento al volteggio e bronzo alle parallele asimmetriche, mentre la Korbut ottiene l’oro al volteggio e tre argenti alla trave, corpo libero e parallele asimmetriche, unica prova che le sovietiche lasciano ad un’avversaria, la tedesca est Annelore Zinke.

La Turischeva si appresta, pertanto, a concludere a Montreal 1976, a ventiquattro anni, una fantastica carriera, iniziata a livello internazionale con la partecipazione ai Giochi di Città del Messico e che – tra Olimpiadi, campionati Mondiali ed Europei (che, dato il dominio del “Vecchio Continente“, possono equipararsi alle altre due manifestazioni) – le consentirà di conseguire un palmarès formato da “qualcosa” come 34 medaglie (di cui ben 19 d’oro, 7 d’argento e 8 di bronzo), ritenendo di avere come rivali, oltre alla “solita” Korbut, anche la diciannovenne connazionale Nelli Kim, originaria del Tajikistan, e che agli Europei di Skien dell’anno prima, in Norvegia, era andata quattro volte a medaglia, in un’edizione che, però, aveva rivelato al mondo della ginnastica la classe cristallina della quattordicenne romena Nadia Comaneci, capace di aggiudicarsi (la gara a squadre non è in programma) quattro ori e l’argento al corpo libero dietro alla Kim.

Nata ad Onesti nel novembre 1961, figlia di un meccanico e di un’impiegata, la Comaneci viene notata da un maestro di educazione fisica già ai tempi dell’asilo ed alla tenera età di 8 anni, dimostrando un talento naturale per la ginnastica, i genitori la affidano alle cure del guru Bela Karolyi, che su Nadia costruisce la sua fama di tecnico a livello mondiale.

Sicuramente supportato dal regime di Ceausescu, Karolyi sottopone le sue allieve ad allenamenti durissimi, bambine o poco più che trascorrono l’infanzia in un “centro tecnico” molto simile ad una caserma, essendo loro consentito di ricongiungersi alle rispettive famiglie solo due volte l’anno e non è pertanto da stupirsi che Nadia cresca con un carattere introverso e poco espansivo, che si fa fatica a credere vedendo la sua grazia e la bellezza dei suoi gesti agli attrezzi, ma ciò non deve stupire, in quanto è proprio quando sale in pedana che può sprigionare la classe e sentirsi pienamente libera di volteggiare ed eseguire esercizi inarrivabili per le altre.

Nel presentare al mondo il suo “fiore all’occhiello“, Karolyi non bada a frasi ad effetto, affermando come “Nadia possegga tre qualità, fisiche: forza, rapidità, agilità; intellettuali: intelligenza e capacità di concentrazione; ed in più …, ha coraggio!!!

In preparazione ai Giochi di Montreal, in un’esibizione a New York nel marzo 1976 nella “American Cup“, Nadia ottiene quello che la renderà celebre nel mondo della ginnastica ed, in particolare, nella rassegna olimpica, vale a dire per ben due volte, al volteggio ed al corpo libero, il punteggio di “10” assegnatole dai giudici che sta a certificare la “perfezione assoluta“. Nel concorso maschile, si afferma un certo Bart Conner, americano, di cui risentiremo parlare in seguito.

Con queste credenziali – e con Karolyi nel frattempo divenuto allenatore della Nazionale rumena – la Comaneci si presenta in pedana a Montreal per la prima gara, il concorso a squadre del 18 e 19 luglio in cui l’oro non può ovviamente sfuggire all’Urss, forte del citato trio composto da Turischeva, Korbut e Kim, mentre la Romania, a parte la Comaneci, può contare su di una sola altra ginnasta di valore, la Ungureanu, ma ci pensa Nadia con un “10” agli obbligatori alle parallele asimmetriche, replicato ai liberi al medesimo attrezzo, così come alla trave, a condurre la propria squadra ad un insperato argento, precedendo Germania Est ed Ungheria.

Nel completo individuale, la cui finale si disputa il 21 luglio, Nadia parte da un vantaggio, costituito dagli esercizi della prova a squadre, di 40/100 sull’agguerrita coppia sovietica Kim/Turischeva (39,525 a 39,125), con la connazionale Ungureanu quarta con 39,025 e la Korbut quinta con 38,975 e deve sfoderare il meglio di sé per resistere agli attacchi della Kim che ottiene punteggi a lei superiori sia al corpo libero (9,95 a 9,90) che al volteggio (10 a 9,85), ma la ulteriore replica dei 10 già ottenuti sia alle parallele asimmetriche che alla trave, fanno sì che Nadia sia la prima ginnasta romena della storia a conquistare un oro olimpico, con il punteggio complessivo di punti 79,375 davanti alla Kim con 78,675 che soffia il bronzo alla Turischeva per l’inezia di 5/100 di punto.

Come avrete capito, parallele asimmetriche e trave sono le due specialità in cui Nadia eccelle; al primo attrezzo, in meno di 30″ compie evoluzioni straordinarie, compreso un salto mortale all’indietro dallo staggio alto con mezzo avvitamento e ripresa dell’impugnatura su quello basso, mentre alla trave mostra una padronanza totale dell’equilibrio del corpo rispetto a tutte le altre, senza sbilanciamenti né incertezze, tanto che persino le sue mani “parlano” mentre esegue salti mortali ed elementi coreografici mai visti prima.

Nessuna sorpresa pertanto, che nell’assegnazione delle medaglie per le singole specialità, la Comaneci ottenga nuovamente un “10” alle parallele asimmetriche (terzo punteggio massimo in altrettanti esercizi svolti, mai nessuna come lei), così come alla trave, per un totale di ben “7 dieci” (una cosa mai vista!!!) portando a tre i suoi ori individuali, cui oltre all’argento a squadre, aggiunge anche il bronzo al corpo libero.

A quindici anni, con il mondo letteralmente ai suoi piedi, si potrebbe pensare ad un futuro che più roseo non si può per la Comaneci, che, viceversa, comincia a fare i conti con la realtà al di fuori delle palestre e delle pedane; infatti i suoi genitori si separano, lei inizia ad ingrassare, viene ricoverata in ospedale per un misterioso avvelenamento che fa ipotizzare un tentativo di suicidio, sembra che passi dall’anoressia alla bulimia senza soluzione di continuità, anche se Karolyi cerca di “minimizzare” adducendo tali problematiche alla trasformazione dallo stadio della pubertà a quello di donna.

Fatto sta che ai Mondiali 1978 a Strasburgo, quella che si presenta in pedana è una ginnasta con ben 10 chili in più e che riesce a malapena a conquistare l’oro alla trave, cui aggiunge l’argento al volteggio e nel concorso a squadre, dovendo assistere ad un podio interamente sovietico nel completo individuale, in cui chiude non meglio che quarta, pur se a soli 15/100 dal bronzo.

La crisi si acuisce l’anno seguente, in occasione dei Mondiali 1979 a Fort Worth negli Stati Uniti, dove, magra come un chiodo, Nadia abbandona clamorosamente la scena dopo gli esercizi obbligatori del concorso a squadre, facendo temere il peggio per la prosecuzione della sua attività sportiva che, viceversa, ha un rigurgito alle Olimpiadi di Mosca 1980 dove Nadia ritrova parte dell’antico splendore, ottenendo per “l’ottava volta un 10“, stavolta nell’esercizio obbligatorio alla trave, cogliendo l’argento sia nel completo a squadre che in quello individuale, a pari merito con la tedesca est Maxi Gnauck per l’inezia di 75/1000 (79,150 a 79,075) rispetto alla russa Davydova, e salendo sul gradino più alto del podio sia alla trave che al corpo libero, in quest’ultima specialità assieme alla Kim, così concludendo la sua esperienza olimpica con un totale di 9 medaglie, di cui 5 d’oro, 3 d’argento ed una di bronzo.

Conclusa l’attività agonistica, inizia un’altra fase difficile per la vita di Nadia in quanto Karolyi, a tutti gli effetti suo “padre putativo“, durante una tournée della Nazionale negli Stati Uniti chiede asilo politico abbandonando così la sua “creatura” ad un destino che la vede dapprima divenire una delle tante conquiste sentimentali “obbligate” di Nicu, il figlio del dittatore Ceausescu, e poi, fuggita dalle sue grinfie, cade in mano di altri soggetti senza scrupoli che, in cambio di aiuti per consentirle di espatriare, ne sfruttano l’immagine in giro per il mondo, impedendole il “ricongiungimento” con Karolyi che, nel frattempo, ha condotto l’americana Mary Lou Retton all’oro olimpico a Los Angeles 1984.

Ma, come in un una favola a lieto fine, finalmente anche per Nadia giunge il “cavaliere azzurro”, sotto forma dell’ex ginnasta americano Bart Conner (conosciuto prima delle Olimpiadi di Montreal, ricordate?), oro olimpico alle parallele ed a squadre a Los Angeles 1984, con il quale gestisce un’accademia di ginnastica in Oklahoma e successivamente si unisce in matrimonio.

Oramai Nadia non è più una bambina innocente, ma una donna che ha vissuto duramente ed ha saputo lottare ed affermarsi nella vita come faceva in pedana, legando il suo nome – particolare non trascurabile, di cinque lettere come cinque sono i cerchi olimpici – ad un business fondato sul suo immenso, innato talento.

Ed anche oggi, a distanza di decenni, quelle cinque lettere sono sinonimo di perfezione assoluta …!!!

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