KLAUS DIBIASI, L’ANGELO DELLE PISCINE OLIMPICHE

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Klaus Dibiasi – da oasport.it

articolo di Giovanni Manenti

Nelle tre specialità “storiche” – nuoto, tuffi e pallanuoto – del programma olimpico riservato alle discipline “acquatiche“, cui in tempi recenti si è aggiunto il nuoto sincronizzato (più che altro una specie di “ginnastica artistica in piscina“…), l’Italia, a dispetto della sua collocazione geografica, ha sempre trovato difficoltà ad ottenere “gloria olimpica“, laddove si pensi che le prime medaglie assolute nel nuoto le ha conquistate lo “scriccioloNovella Calligaris a Monaco 1972, mentre per l’oro abbiamo dovuto addirittura attendere la “fin du siècle” per andare sul gradino più alto del podio con Massimiliano Rosolino e Domenico Fioravanti a Sidney 2000.

Maggiori soddisfazioni ai colori azzurri ha riservato la pallanuoto, già oro alla prima edizione dei Giochi del secondo Dopoguerra a Londra 1948, successo bissato a Roma 1960 con l’aggiunta di una terza vittoria a Barcellona 1992, cui devono aggiungersi due argenti ed altrettanti bronzi.

Curioso pensare però, che un tale bottino possa essere raccolto viceversa da un solo atleta, e nella specialità tutto sommato meno reclamizzata, vale a dire i tuffi, che hanno il loro “momento di gloria” solo in occasione del proscenio olimpico, ed ancor più qualora si consideri come una tale impresa giunga non da un ligure o da un “isolano“, bensì da un altoatesino oltretutto nato in territorio austriaco, avendo ovviamente già capito che il personaggio a cui si fa riferimento altri non è che Klaus Dibiasi, colui che con la sua classe ha rivoluzionato la specialità, facendola entrare nell’era moderna.

E pensare che, per le vicende storiche della sua famiglia, abbiamo rischiato di perdere un simile campione, di cui, tanto per cominciare, viene spesso “storpiato” pure il cognome che deve essere correttamente scritto in “Dibiasi tutt’attaccato” e non, come spesso accade, in “Di Biasi“, quasi come fosse di stirpe meridionale anziché trentina.

Già, le origini… dovete difatti sapere che il padre di Klaus, Carlo (o Karl a seconda dei cambi di nazionalità), vede i natali nella Val di Non ancor prima che sia trascorsa la decade iniziale del XX Secolo, venendo attratto in giovane età dai pionieri che si esercitano a tuffarsi da un trampolino, dimostrando una qual certa abilità, visto che viene selezionato per le Olimpiadi di Berlino 1936 dove si classifica decimo dalla piattaforma.

Sono però momenti difficili quelli, in cui in Italia impera un clima nazionalista che mal digerisce coloro che non si esprimono od usano termini nella “madre lingua” (prova ne sia che Carlo, “sorpreso” a parlare in tedesco con il proprietario di un negozio prima di un incontro tra i rappresentanti di Italia ed Jugoslavia, viene rispedito a casa), inducendo Dibiasi Sr. – a seguito dello “Anschluss” austro-tedesco – a trasferirsi a Solbad Hall, presso Innsbruck, ottenendo la cittadinanza tedesca.

L’entrata in Guerra di Hitler lo costringe ad arruolarsi, unendosi alla “Volpe del Deserto” Erwin Rommel ed ai suoi “Africa Korps” nella campagna di Libia, avendo la fortuna di essere fatto prigioniero e, ritornato a casa, con la ricostituzione della relativa nazione, ottiene la cittadinanza austriaca, la stessa del figlio Klaus che, difatti, vede la luce il 6 ottobre 1947 nella citata Solbad Hall.

Per fortuna dello sport azzurro, Karl – che nel 1948 gareggia in un “meeting” Italia-Austria a Torino sotto i colori transalpini – sente nostalgia dell’Italia e, grazie all’accordo intercorso tra i ministri De Gasperi e Gruber, nel 1953 può tornare nella città natia riacquistando la nazionalità italiana e la prima cosa che fa, a dispetto degli oltre 40 anni di età, è celebrare l’evento partecipando ai Campionati Italiani di tuffi.

Non sappiamo quanto, più o meno inconsciamente, Carlo (oramai abbandonato il “vecchio” Karl) abbia deciso di “sdebitarsi” con il Bel Paese plasmando e consegnandogli un campione di valore assoluto quale il proprio figlio, da lui stesso avviato alla specialità dei tuffi ed allenato con una costanza così assidua da sembrare maniacale, ma i risultati arrivano, eccome se arrivano, tanto che nel 1963 a soli 16 anni, Klaus è campione italiano dalla piattaforma, vincendo anche i Giochi del Mediterraneo.

La Federazione Italiana, come sempre un po’ refrattaria nei confronti dei “teenagers“, si convince delle qualità del ragazzo e lo iscrive ai Giochi di Tokyo unitamente al coetaneo Franco “Giorgio” Cagnotto (il quale avrà nella disciplina la stessa “fortuna” di Gimondi con Merckx nel ciclismo, avendo dovuto rivaleggiare con un simile campione nel medesimo periodo) e con il padre Carlo ad accompagnarlo, che viene addirittura fatto passare come atleta per poterlo far alloggiare al Villaggio Olimpico (!!!), iscrivendolo alla gara dalla piattaforma, alla quale, ovviamente, non si presenta.

Dopo un esordio modesto dal trampolino, dove non riesce a qualificarsi tra gli otto finalisti, chiudendo al 13° posto preceduto anche da Cagnotto, decimo, Klaus sbalordisce nelle eliminatorie dalla piattaforma, dove si qualifica per i tre tuffi di finale con il punteggio più alto (97,62) con un vantaggio di soli tre punti sul sovietico Viktor Palagin.

Ed anche se nelle prove di finale è costretto a subire la rimonta dell’americano Bob Webster (solo sesto dopo gli “obbligatori“) che conferma così l’oro conquistato a Roma quattro anni prima beffando Dibiasi per un solo punto di differenza (148,58 a 147,54), i Giochi giapponesi costituiscono la definitiva consacrazione dell’appena diciasettenne altoatesino che ora sa di poter legittimamente aspirare alla gloria olimpica.

Gloria olimpica che non tarda a materializzarsi quattro anni dopo a Città del Messico dove deve peraltro far fronte ad un caso diplomatico in un certo caso simile a quello subito dal padre a Bled trenta anni prima, fortunatamente stavolta “circoscritto” al solo aspetto mediatico, quando un articolo sulla “Gazzetta dello Sport“, avendolo sentito rispondere in tedesco ad un’intervista, riporta che “…Klaus sarebbe perfetto se avesse anche la parola …“, scatenando dure reazioni in vari ambienti, a partire dalla sua società – la Bolzano Nuoto – la quale precisa come, dato che l’intervistatore era tedesco e potendosi Klaus esprimere in tale lingua, fosse assolutamente normale che lo facesse.

Questioni mediatiche a parte, Dibiasi riesce ad inserirsi tra i due americani Bernard Wrightson e Jim Henry (che aveva chiuso in testa dopo gli “obbligatori”), confermando nei tre tuffi di finale la seconda posizione dal trampolino, conquistando la sua unica medaglia olimpica nella specialità – pur se a debita distanza (170,15 a 159,74) da Wrightson in una gara che vede buon quinto l’altro azzurro Canonica.

Rinfrancato da tale risultato, Klaus non ha alcun rivale dalla piattaforma, ottenendo il miglior punteggio sia in qualificazione che nei tuffi di finale, tanto da essere sicuro dell’oro ancor prima dell’esecuzione dell’ultima prova, con sommo dispiacere del pubblico presente, dato che il primo degli sconfitti è l’idolo di casa Alvaro Gaxiola, con Cagnotto (non iscritto dal trampolino) che chiude in un dignitoso ottavo posto, dopo aver terminato al quinto le eliminatorie.

Se vincere non è certo facile (ad un’Olimpiade poi…), confermarsi è sicuramente ben più difficile, specie quando si ha un “nemico” in casa come l’amico/rivale Giorgio Cagnotto, presentandosi i due come tra le maggiori speranze italiane per le Olimpiadi di Monaco 1972, con Giorgio che gode i favori del pronostico dal trampolino e Klaus, ovviamente, dalla piattaforma.

E l’accoppiata vincente non delude le aspettative, se non nell’esecuzione da parte di Cagnotto dell’ultimo tuffo dal trampolino quando, con la vittoria praticamente in tasca, ottiene un modesto 48,72 che consente al russo Vladimir Vasin, autore di un tuffo perfetto premiato con 75,60 dai giudici, di soffiargli l’oro per soli 2,46 punti (594,09 a 591,63), con Dibiasi buon quarto a debita distanza dal podio.

La voglia di riscatto dei due azzurri si materializza pochi giorni dopo dalla piattaforma, dove Dibiasi conclude in testa le eliminatorie già con un consistente vantaggio – pari a quasi 24 punti – sul sovietico Ambartsumyan, mentre Cagnotto è in terza posizione a meno di 1,5 punti di distacco.

Dibiasi non ha problemi a controllare la gara nei tre tuffi di finale, mentre Ambartsumyan va in crisi e scivola al quinto posto, ma Cagnotto non sa approfittarne riuscendo solo a mantenere il bronzo, superato in seconda posizione dal ritorno dell’americano Richard Rydze, migliore del lotto al pomeriggio, permettendo comunque per la prima, e sinora unica, volta nella storia dei Giochi di applaudire a due italiani sul podio in una gara olimpica di tuffi.

Tenutosi in “forma” con due ori dalla piattaforma ed altrettanti argenti dal trampolino (in entrambi i casi dietro all’americano Phil Boggs) nelle prime due edizioni dei Mondiali di nuoto, tuffi e pallanuoto di Belgrado 1973 e Calì 1975, Dibiasi ha la possibilità di entrare nella leggenda per essere il primo tuffatore a vincere tre edizioni consecutive dei Giochi Olimpici a Montreal 1976.

Con la variazione regolamentare che considera i tuffi delle eliminatorie validi solo ai fini della qualificazione, ripartendo poi da zero per gli otto finalisti, tocca stavolta a Cagnotto subire la “legge di Boggs” dal trampolino, finendo per la seconda volta consecutiva medaglia d’argento in una prova nettamente dominata dall’americano ed in cui Dibiasi, quarto dopo gli obbligatori, si classifica all’ottavo ed ultimo posto, riservando le energie per la prova dalla piattaforma.

E, dalla sua “altezza preferita” di 10 metri, Klaus non delude mettendosi al collo la sua terza medaglia d’oro consecutiva con un vantaggio di 23,50 punti su colui che sarà suo degno erede – alla stregua di quanto avvenuto per Dibiasi con Webster a Tokyo – vale a dire l’americano di origini samoane Greg Louganis, che lo avrebbe potuto eguagliare senza il boicottaggio Usa a Mosca 1980, dato che farà poi suo l’oro sia a Los Angeles 1984 che a Seul 1988, peraltro doppiandolo anche dal trampolino, circostanza che lo consacra forse come il più grande tuffatore di ogni epoca, ma questa è un’altra storia.

Ritiratosi dopo la conclusione dei Giochi canadesi, Klaus Dibiasi resta in Federazione prima come commissario tecnico e poi come dirigente, mentre Cagnotto prosegue sino a Mosca dove coglie la sua terza medaglia (stavolta di bronzo, e quarta in totale) dal trampolino, con ciò certificando che le 9 medaglie olimpiche sinora conquistata dall’Italia ai Giochi (3 ori, 4 argenti e 2 bronzi) sono state ottenute da quel “fantastico duo” rispondente ai nomi di Klaus Dibiasi e Giorgio Cagnotto.

Niente affatto male, no ….???

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