SANON, L’HAITIANO CHE BEFFO’ ZOFF AI MONDIALI DEL 1974

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Zoff e Sanon – da mondopallone.it

Questa è una storia che sa di polvere e romanticismo; che regala qualche minuto di gloria a chi ha passato la vita in sotterranea; che si chiude anzitempo e lascia a chi la legge un non so che di malinconico. Ma ha valore umano come non molte altre.

21 febbraio 2008, Emmanuel Sanon muore per un tumore al pancreas all’età di 56 anni. Ed un paese intero si ferma per lutto.

Sanon, chi era costui? Elevato al rango di comandante dal presidente haitiano René Préval un anno prima della sua morte, è nientepopodimeno che un eroe nelle Grandi Antille, status di icona che deve al suo exploit nella Coppa del Mondo di calcio. Ai Mondiali di Germania del 1974, infatti, l’attaccante che gioca per il Don Bosco – un piccolo club a Petionville, non lontano da Port-au-Prince dove è nato – segna entrambi i gol per la sua squadra e diventa, da quel giorno, l’unico marcatore di Haiti in questa competizione.

Emmanuel Sanon ha il merito di aver colto al balzo l’occasione per far parlare di lui. Già nel match d’esordio con la blasonatissima Italia, vice-campione del mondo e con non celate ambizioni di grandezza anche in terra di Germania, inganna Dino Zoff all’inizio del secondo tempo, facendo crollare inaspettatamente l’imbattibilità del portiere azzurro dopo 1142 minuti di rete inviolata.

In Germania Sanon è forse l’unico giocatore di Haiti capace di tener la testa fuori dall’acqua, in una squadra in pieno naufragio collettivo che colleziona tre sconfitte in altrettante partite contro l’Italia, 3-1, la Polonia, 7-0, e Argentina, 4-1. Movenze feline e capacità di accelerazione, Sanon gioca sulle sue qualità principali, che non mancano proprio di incuriosire gli osservatori della squadra belga del Beerschot. Che lo assoldano tempestivamente al termine della kermesse mondiale, catturati dal bagaglio tecnico e dall’esuberanza atletica del ragazzo, poco più che ventitreenne.

La storia con il club belga dura sei anni (1974-1980). La recluta haitiana conquista la simpatia e l’ammirazione di tutti, dal più accanito dei sostenitori al presidente. Per la sua gentilezza dentro e fuori dal campo, tanto da non aver mai ricevuto un’ammonizione durante la sua permanenza in Belgio, e la sua abilità sotto porta (Sanon mette a segno 43 gol in 142 partite ufficiali).  “Manno”  si impone come il re del piede piatto e del gioco di testa decisivo.

Un uomo di valore che se ne va a testa alta al termine del suo contratto realizzando un nuovo exploit, ovvero ponendo la sua firma in occasione di un appuntamento importante. Nel 1979, durante la finale della Coppa del Belgio, Sanon affonda sull’ala offrendo il gol della vittoria al compagno di squadra Johan Conynx. Il Beerschot si impone per 1-0 contro il Club Brugge, e il giocatore di Haiti ottiene l’unico trofeo del suo palmares. Un grande riconoscimento per un atleta non certo abituato a vincere titoli, ad eccezione di alcune distinzioni personali: ingresso tra i “100 eroi della Coppa del Mondo” (54°), una classifica pubblicata dalla rivista France Football, e una quarantina di reti (47 per l’esattezze) in 100 presenze tonde per Haiti. Accessori di una carriera che gli sono valsi un funerale di stato dopo la sua morte. Onore concesso fino a quel momento ad un solo altro sportivo di Haiti, Silvio Cator, medaglia d’argento nel salto in lungo alle Olimpiadi di Amsterdam (1928), deceduto nel 1952.

Emmanuel Sanon lascia il Belgio nel 1980 per stabilirsi in seguito negli Stati Uniti, accasandosi prima ai Miami Americans, poi ai San Diego Sockers. L’esperienza nel campionato NASL è positiva, dopodiché per un breve periodo si esibisce in Messico a fianco di Hugo Sanchez, fin quando un brutto infortunio al ginocchio costringe al ritiro dall’attività questo globe-trotter del pallone.

Si trasferisce definitivamente in Florida, ad Orlando; gli viene affidata la guida della Nazionale di Haiti nel biennio 1999-2000 ma è nelle opere caritative che l’uomo di distingue, creando una fondazione a suo nome per la lotta alla povertà del suo paese.

Il giorno del suo funerale più di diecimila persone danno l’estremo saluto ad Emmanuel Sanon, omaggio all’altezza della dimensione umana di questo internazionale dal cuore grande così.

In seguito, il Club Don Bosco ha ritirato la maglia numero 10. Perché alcuni uomini, e Sanon è stato uno di questi, sono insostituibili.

 

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