LA FORMULA 1 DI PATRESE, L’ITALIANO DEL RECORD DI PRESENZE

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Riccardo Patrese – da esportes.estadao.com.br

articolo a cura di Cavalieri del rischio

Riccardo Patrese arrivò in Formula 1 nel 1977 dopo aver conquistato il mondiale di kart, oltre al titolo italiano e poi l’europeo di Formula 3. Fu la Shadow ad offrirgli questa possibilità e, nonostante lo scetticismo dovuto alla scarsa esperienza, al debutto sull’insidioso tracciato di Montecarlo partì dalla quindicesima piazza concludendo al nono posto mostrando subito sicurezza e velocità alla guida del mezzo; il resto della stagione portò anche il primo punto, conquistato in mezzo a numerosi ritiri a causa della limitata affidabilità della vettura.

Da una costola della Shadow venne fondata la Arrows, scuderia con la quale Patrese corse dal 1978 al 1981, facendosi notare per le buoni doti e la guida aggressiva, ottenendo brillanti risultati nonostante una monoposto mai all’altezza: già nella prima stagione, dopo due sesti posti a Long Beach e Montecarlo, in Svezia il padovano confezionò il primo capolavoro centrando il quinto posto in prova (il compagno di squadra Stommelen era ad oltre quattro secondi) e portandosi davanti in gara, resistendo come un leone agli attacchi di Peterson nel finale fino a concludere secondo; lo svedese si lamentò a fine gara dell’eccessiva foga del giovane rivale, che per un certo momento fu anche possibile vincitore, visto il reclamo di diversi team relativamente alla vettura di Lauda, giunto primo, ma l’ordine di arrivo venne confermato.

A Monza Patrese venne coinvolto nell’incidente al via che costò la vita a Peterson e fu messo dietro la lavagna dei colleghi come indiziato principale, tanto che venne pure appiedato per un gran premio. Forte di un carattere d’acciaio, rientrò nel gran premio seguente, in Canada, centrando un quarto posto, continuando a correre con grande dignità nonostante le accuse infamanti che rimasero sulla sua testa per anni, fino alla definitiva e giusta assoluzione, in quanto venne provato che non aveva nessuna responsabilità nell’accaduto.

Trascorso un 1979 anonimo, l’anno seguente a Long Beach colse il suo secondo podio, terminando la gara al secondo posto alle spalle di Piquet, mentre nel 1981 sullo stesso tracciato partì per la prima volta in pole-position, dopo un duello serrato a colpi di giri veloci con Alan Jones; purtroppo in gara fu costretto al ritiro ma ebbe modo di rifarsi con due podi a Interlagos e Imola, tanto da ritrovarsi al quarto posto in classifica generale, prima di una lunga serie di ritiri che lo privarono di ulteriori occasioni di fare punti.

Oltre alla Formula 1 nello stesso periodo si dilettò nell’endurance portando al successo le vetture Lancia, le sue prestazioni attirarono ovviamente l’attenzione di diversi team e pare che in quel periodo Patrese rifiutò offerte allettanti perchè in attesa di una chiamata da Maranello che gli era stata promessa. Sfumata la possibilità di approdare alla Ferrari, si accordò con la Brabham per il 1982, stagione in cui vinse il primo gran premio, quello rocambolesco di Montecarlo, dove nelle battute finali in un susseguirsi di colpi di scena riuscì ad emergere; nel corso del campionato colse anche due podi in Canada e a Long Beach, pista che ben si adattava al suo stile di guida, e un quinto posto, chiudendo il mondiale davanti al compagno di squadra, il campione in carica Nelson Piquet.

Il team di Ecclestone si ripresentò tra i favoriti l’anno seguente, 1983, forte della motorizzazione turbo Bmw, ma in quell’occasione Patrese visse una stagione sofferta e sfortunata, così, mentre il compagno di squadra vinse il mondiale, l’italiano si ritirò in diverse occasioni (tra cui a Imola, causa un’uscita di pista a pochi giri dal termine mentre era in testa) ottenendo tredici punti, frutto di un terzo posto in Germania e della seconda vittoria in carriera, a Kyalami, sede dell’ultima prova del mondiale, nonchè ultima gara in Brabham prima del passaggio all’Alfa Romeo per le due stagioni successive.

Questa scelta rappresentò una brusca battuta d’arresto per la carriera di Riccardo, in quanto l’Alfa, soprattutto a causa dello staff in forte contrasto con i vertici sportivi dell’Euroracing, non fu in grado di crescere e ripetere i risultati dell’anno precedente, con gravi limiti soprattutto in fatto di affidabilità, non a caso l’italiano si ritirò regolarmente per tutta la prima parte della stagione ottenendo solamente un quarto posto a Kyalami, terminando con un lieve miglioramento nelle ultime tre gare della stagione, chiuse al terzo, sesto e ottavo posto. Ancora peggio il campionato successivo senza alcun punto conquistato, situazione che portò Patrese a riscontrare serie difficoltà nel trovare un ingaggio, con conseguenti pensieri di ritiro dalla Formula 1, possibilità sventata dall’aiuto di Bernie Ecclestone che gli offrì nuovamente un posto in Brabham al fianco di Elio De Angelis, con cui costruì un buon rapporto di amicizia e collaborazione professionale.

Durante test privati al Paul Ricard, il suo compagno di squadra ebbe un gravissimo incidente dovuto al distacco dell’alettone che fece decollare e carambolare la vettura che terminò il proprio volo diversi metri più avanti prendendo fuoco, senza lasciare scampo al pilota, il quale morì il giorno seguente a causa delle ferite riportate, gettando ulteriore sconforto sul compagno di squadra che, in seguito ad alcune titubanze, proseguì la sua avventura nel team correndo fino alla fine del 1987, seppur penalizzato ancora una volta da una vettura ben lontana dai fasti degli anni precedenti.

Finalmente dal 1988 arrivò la possibilità di correre con la Williams: il primo fu un anno di transizione nel quale il team inglese, perso l’appoggio della Honda, passata a spingere le velocissime McLaren, scelse i propulsori Judd, lottando per tutta la stagione in posizioni di rincalzo. Dal 1989 la vettura tornò ad alti livelli grazie alla motorizzazione Renault e Patrese, dopo tre gare sfortunate, centrò quattro podi consecutivi guadagnando la terza posizione alle spalle delle imprendibili McLaren di Senna e Prost, confermandosi sino al termine della stagione grazie a una serie di gare caratterizzate da una grande costanza, in lotta con i migliori della classe. Nel 1990 arrivò anche il ritorno alla vittoria, proprio a Imola dove sette anni prima venne ingiustamente schernito da pseudo-tifosi ferraristi che gioirono in occasione della sua uscita di pista che favorì la vittoria della rossa di Tambay; la Williams subì il recupero di Benetton e Ferrari, pertanto le gare successive non furono al livello di quelle dell’anno precedente, il padovano ottenne comunque diversi piazzamenti a punti, chiudendo al settimo posto in classifica generale.

Con il passaggio di Boutsen alla Ligier, in Williams tornò Mansell, destinato ad un probabile ruolo di prima guida nel team inglese che, dopo anni di alti e bassi, era sempre più deciso e organizzato per sfidare le Mclaren; nel 1991 infatti Senna tentò l’allungo, ma le monoposto di Sir Frank iniziarono a macinare punti tentanto di lottare per il titolo: Patrese vinse due gran premi e in entrambi i casi con gare da incorniciare, in Messico tenendo un ritmo infernale per tutta la gara e all’Estoril vincendo per distacco su Senna sfruttando le disavventure del compagno di squadra; salì poi altre tre volte sul podio, ottenendo ben 53 punti validi per confermare il terzo posto in classifica di due anni prima.

Il 1992 fu l’anno del trionfo per Mansell, che alla guida di una Fw14B inarrivabile vinse il titolo con largo anticipo, sostenuto da Patrese che vinse l’ultima gara in carriera (a Suzuka) e ottenne altri otto podi, diventando vice-campione del mondo, salutando la Williams nel migliore dei modo al termine di un lustro ricco di soddisfazioni. Nel 1993 venne chiamato da Flavio Briatore in Benetton, per aiutare l’astro nascente Michael Schumacher, riguardo il quale Patrese confermò le straordinarie doti individuate dagli addetti ai lavori, in particolare dopo i primi test compiuti sulla stessa vettura. Dopo un avvio in sordina il padovano iniziò ad andare a punti regolarmente centrando anche due podi a Silverstone e in Ungheria, l’ultimo della carriera, chiudendo il mondiale al quinto posto e ritirandosi a fine stagione, raggiungendo la cifra (allora record) di 256 presenze con 6 vittorie, 8 pole position, 13 giri più veloci e 37 podi.

In seguito al ritiro vi fu una nuova proposta della Williams, mai concretizzata, in particolar modo per lo stato d’animo del pilota in seguito alla tragica scomparsa di Ayrton Senna. Patrese ritornò su vetture di Formula 1 in un paio di occasioni per semplici test, dedicandosi ancora ad alcune competizioni endurance (dove aveva già corso con successo) e, nel 2005/2006 alla Grand Prix Master, serie dedicata agli ex piloti di Formula 1.

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