WIMBLEDON 1966, INIZIA L’ERA DI BILLIE-JEAN KING

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Billie-Jean King trionfa a Wimbledon nel 1966 – da 7mogame.blogspot.it

Billie-Jean Moffitt, da poco più di un anno sposata King, si presenta ai nastri di partenza dell’edizione 1966 dei Championships, ovvero del torneo di Wimbledon, con buone credenziali.

La ragazza che gioca con gli occhiali, che pratica assiduamente il serve-and-volley, peraltro con eccellente perizia, che diverrà l’icona della parità dei sessi, nello sport così come nella vita di tutti i giorni, ha già conosciuto momenti di gloria tra i Doherty Gates, se è vero che in giovanissima età, poco più che diciassettenne nel 1961, trionfò in doppio con l’amica Karen Hantze Susman, e l’anno dopo, 1962, creò la sensazione con la vittoria al primo turno con Margaret Smith, in seguito signora Court, prima giocatrice del mondo e prima testa di serie del seeding londinese. Di più, proprio con Smith perse dodici mesi ancora dopo, 1963, la prima finale Slam della carriera, proprio sui prati di Wimbledon, per inciampare sempre con Smith e poi con la brasiliana Bueno in semifinale nelle due stagioni successive.

Ergo, Billie mira il piatto del trionfo… ma non è lei a capeggiare la lista delle favorite alla vittoria finale. Già, perché sul Centre Court più famoso del mondo ci sono due donne che sembrano più attrezzate di lei, guarda caso Smith e Bueno che si spartiscono il trofeo da un triennio e negli ultimi due anni hanno recitato all’ultimo atto, con la sudamericana che si impose in tre set nel 1964 e l’oceanica che si è presa sonora rivincita nel 1965.

Smith e Bueno, dunque, che in molti pronosticano alla terza finale consecutiva, con King terza incomoda, seppur numero quattro del tabellone. Perché è della partita anche Ann Jones, beniamina di casa accreditata della terza testa di serie seppur a suo agio più sulla terra, che l’ha consacrata regina di Parigi nel 1961, che sull’erba, mentre l’altra americana Richey, la sudafricana Van Zyl, la francese Durr e l’argentina Baylon sembrano destinate ad un ruolo di semplice comparse. Seppur di buon lignaggio.

La storia del torneo, in effetti, ha trama scontata per i primi turni. Ad eccezione di Baylon, numero otto del tabellone, che inciampa al terzo turno nell’olandese Trudy Groenman che la elimina in tre set, le altre favorite si presentano in blocco all’appuntamento con i quarti di finale. Se Smith ha ruolino di marcia immacolato in tre partite, Bueno lascia un set all’australiana Tegart, che ben si adatta all’erba e sarà finalista nel 1968. King entra in lizza al primo turno, e una dopo l’altra scavalca la britannica Shaw 6-2 8-6, l’altra giocatrice di casa Truman 6-4 6-4, l’olandese Betty Stove, che sarà battuta da Wade nella finale dell’edizione del centenario, 1977, 6-4 6-3, l’australiana Krantzcke 9-7 6-2, per approdare al match con la sudafricana Van Zyl, infine costretta alla resa dopo un primo set orribile, 1-6 6-2 6-4.

E così, mentre Maria Esther Bueno rispetta il suo status di seconda favorita del torneo eliminando facilmente Durr per poi dar vita con Ann Jones al match più accanito del torneo, risolto con l’estenuante 6-3 9-11 7-5 che le costerà caro in finale, King ancora una volta trova Margaret Smith sulla strada che porta all’atto decisivo.

Billie-Jean ha qualche vendetta da consumare sul tappeto verde di Wimbledon, perché dopo l’esordio col botto del 1962, con l’australiana ha conosciuto più amarezze che gioie e la cosa, stavolta no, non ha da ripetersi. Veloce, aggressiva, impeccabile nel gioco di volo e incisiva al servizio, confeziona il 6-3 6-3 al termine di una lezione di tennis senza precedenti. King disputa la gara perfetta, sorpredendo l’avversaria con il lungolinea di dritto, e piena di slancio, così come carica di quell’agonismo che non le farà mai difetto, è pronta a giocare le sue carte al tavolo della vittoria finale, dichiarando che battere Smith “è stato semplice. E’ bastato scheggiarle la palla tra i piedi“. Personalità in dose massiccia e lingua biforcuta, Billie-Jean.

L’All England Lawn Tennis and Croquet Club accoglie Maria Esther Bueno e Billie-Jean King il 2 luglio 1966 per la sfida che assegnerà il titolo. L’eleganza del gesto della brasiliana al cospetto dell’aggressività offensiva dell’americana, stile e classe contro esuberanza ed audacia… insomma, ingredienti perfetti di una sfida per palati fini.

E così sia. King fa suo il primo set 6-3, altrettanto riesce a Bueno nel secondo parziale, ma è sulla lunga distanza che si scrive il capitolo decisivo della finale. L’americana ha più benzina in corpo, il desiderio di vittoria è tanto grande quanto l’ambizione di mettersi infine in bacheca il primo torneo del Grande Slam, e il 6-1 è logica conseguenza di una partita che non ha più storia.

King vince Wimbledon per la prima volta, avviando un percorso disseminato di successi. Saranno ben sei su questi prati, dodici Slam in singolare, addirittura trentanove in totale considerando doppio e doppio misto: l’era di Billie-Jean è cominciata.

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