MAURO NUMA, IL FIORETTO D’ORO DI LOS ANGELES

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Mauro Numa alle Olimpiadi di Los Angeles 1984 – da cerchidigloria.it

articolo di Gabriele Fredianelli

Prodotto di classe cristallina di quella straordinaria scuola veneta resa grande dal livornese giramondo Livio Di Rosa (gli altri, per fare un po’ di nomi, Fabio Dal Zotto, Andrea Borella, Andrea Cipressa, Francesca Bortolozzi, Dorina Vaccaroni), il suo appuntamento con la storia fu quello delle Olimpiadi di Los Angeles 1984.

Mauro Numa, classe 1961, fiorettista predestinato, non è ancora maggiorenne quando vince il suo primo titolo italiano assoluto nel 1979. Gli anni ’80 sono il suo regno, anche se le Olimpiadi di Mosca sono off-limits per colpa del boicottaggio. Mentre continua a raccogliere allori nazionali e continentali a livello giovanile e assoluto, ai mondiali del 1982 a Roma Mauro è però già medaglia d’argento dietro il sovietico Romankov, nell’edizione funestata dalla morte dell’altro campione sovietico Smirnov in seguito a un colpo che gli sfonda la maschera. Nello stesso anno per Numa arriva anche il successo finale in Coppa del Mondo. Poi, tralasciando in mezzo le medaglie alle Universiadi e ai Giochi del Mediterraneo, nel 1984 arrivano i giochi statunitensi. Numa è il favorito numero uno, anche perché Romankov è fuori gioco per il controboicottaggio sovietico. Dopo un primo turno perfetto e un secondo girone così così, Numa arriva senza troppi problemi nella finale a 8. In semifinale lo aspetta il derby col marchigiano Stefano Cerioni. Sarà uno scontro equilibrato, duro, non senza polemiche. Il 2 agosto a Long Beach Cerioni si porta sul 6-1 e poi sull’8-4. Numa rimonta e sorpassa 10-9 e conquista la finale. Cerioni contesta una stoccata, sono scintille in pedana e fuori.

Ma anche la finale contro Matthias Behr, lo sfortunato gigante tedesco che a Roma suo malgrado era stato protagonista del letale assalto con Smirnov, è da brividi e tra le finalissime più epiche da raccontare. Sotto per 3-7 e poi per 4-7 a un minuto dal termine, Numa rimonta fino al 7-7 a 24 secondi dalla fine, ma subisce subito dopo il 7-8. Il veneziano non si dà per vinto. A 11 secondi dalla sconfitta, Numa piazza l’8 pari. Ma non è ancora finita. È una specie di remake su pedana di Italia-Germania 4-3. A tre secondi dalla fine, Numa piazza il 9-8 e tocca virtualmente l’oro. Ma proprio all’ultimo istante utile Behr trova il 9-9, in un corpo a corpo, facendo passare la lama del suo fioretto da dietro la schiena. Si va quindi al tempo supplementare. La tensione è enorme. Ma Numa sceglie bene il tempo e trova la stoccata risolutiva che gli fa scrivere il suo nome nella lista dei campioni olimpici, otto anni dopo Dal Zotto (e quattro prima di Cerioni).

Tre giorni dopo c’è la gara a squadre: Cipressa, Borella, Numa e il livornese Angelo Scuri, oltre a Cerioni, che ha poi conquistato il bronzo individuale. Numa è al riposo nel girone eliminatorio ma diventa determinante nelle dirette, soprattutto nella finale vinta per 8-7 sulla Germania. Nel 1985 Numa è campione del mondo, battendo in finale, nel derby veneziano, Cipressa e vincendo poi insieme a lui il titolo a squadre. Intanto centra anche il terzo successo nella classifica finale di Coppa del Mondo.

Meno fortunata per Numa è l’Olimpiade di Seul. Dopo aver battuto Romankov negli ottavi di finale, trova di nuovo il ripescato sovietico anche nel turno successivo, stavolta cedendo di un paio di stoccate. Del 1990 è l’ultimo titolo iridato, con la squadra di fioretto, cui non segue con la buona sorte nemmeno a Barcellona 1992.

Numa chiude la carriera agonistica con un curriculum che pochi possono vantare: due ori olimpici, quattro ori mondiali tra individuale e a squadre, un oro europeo e sette titoli italiani individuali conquistati in un solo decennio (più sette a squadre), più un’infinità di altri allori “minori”.

Maestro e dirigente dopo la fine della carriera, si è poi dedicato alle gare del circuito master, impugnando però la sciabola al posto dell’amato fioretto.

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