GRAN PREMIO D’ARGENTINA 1980, L’INIZIO DELLA CAVALCATA MONDIALE DI ALAN JONES

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Alan Jones alla guida della Williams – da forum.f1news.ru

Che il 1980 potesse esser stagione di vacche grasse, per Alan Jones fu chiaro fin dal principio.

13 gennaio, Buenos Aires, autodromo Oscar Alfredo Galvez. Il Gran Premio d’Argentina apre l’anno con Jody Scheckter che difende il titolo di campione del mondo in carica con la Ferrari, e Gilles Villeneuve è il suo delfino. Ma le novità sono molte, proprio in casa Williams dove Alan Jones, che già da un paio d’anni presta servizio con quattro vittorie all’attivo, è affiancato da Carlos Reutmann, che è l’idolo di casa ma ha mezzo meccanico meno performante del collega, a cui vanno le preferenze del team e che non fa mistero che Clay Regazzoni sarebbe stato a lui compagno ben più gradito di “Lole“. Mario Andretti ed Elio De Angelis, che ha pagato di tasca propria per liberarsi dalla Shadow e scongiurare un’azione legale a suo carico, difendono le chances della Lotus, Pironi affianca Laffite all’ambiziosa Ligier, Piquet e Zunino sono confermati in Brabham, Jabouille e Arnoux confidano nell’evoluzione in positivo del motore turbo della Renault, debutta in Mc Laren un giovanotto che farà strada, tale Alain Prost, che siede in scuderia che già si avvale del talento di John Watson. E poi esordisce l’Osella, con Eddie Cheever al volante e poche speranze di abbandonare le ultime posizioni in griglia.

Le prove del venerdì evidenziano, caso mai se ne sentisse il bisogno, l’alta competitività della Williams numero 27 di Jones, che monta motore Ford Cosworth. Fa caldo dalle parti della capitale argentina, ma l’aspirato del pilota australiano non patisce le alte temperature e il tempo di 1’44″17 è inavvicinabile per chiunque. Le due Ligier di Laffite e Pironi sono in seconda e terza posizione, mentre le Ferrari hanno problemi di aderenza e difettano di velocità in rettilineo, girando con tempi lontani. L’asfalto si deteriora rapidamente, causando l’incidente di Giacomelli con l’Alfa Romeo, così come le uscite di pista di Piquet e Rosberg, fortunatamente senza consequenze. Bernie Ecclestone vorrebbe far correre la gara sul tracciato esterno rispetto a quello utilizzato per le qualifiche, ma il regolamento lo vieta e così, la domenica, ventiquattro vetture sono allineate in griglia, con Piquet che è comunque ottimo quarto davanti alle due Lotus di De Angelis e Andretti, Patrese, settimo, sorprende con la Arrows, Villeneuve e Scheckter non vanno oltre l’ottavo ed undicesimo tempo, il debuttante Prost è dodicesimo e rimangono al palo le due Shadow di Kennedy e Johansson, l’ATS di Lammers e appunto l’Osella di Cheever.

Si parte, dunque, con l’incognita della tenuta del fondo della pista, al punto che qualche pilota azzarda la proposta di interrompere la gara nel caso in cui non sia garantita la sicurezza al volante. Jones è il più lesto e scatta davanti a tutti, con le due Ligier alle costole, ma è Piquet a mettersi in evidenza sorpassando prima Pironi, che si ritira subito per un problema al motore, poi Laffite con cui accende un duello all’ultimo sorpasso.

Le Renault evidenziano pecche di affidabilità, note ad onor del vero, e Jabouille e Arnoux dopo soli quattro giri sono già fuori corsa, così come anche De Angelis per un guasto alla sospensione, e l’altro alfiere delle Williams, Reutemann, con il motore in panne quando si apprestava ad inserirsi nel duello alle spalle di Jones. Le due Ferrari di Villeneuve e Scheckter, nel frattempo, guadagnano posizioni collocandosi in quarta e quinta posizione, ma è davanti che si decidono le sorti per la vittoria parziale.

Jones slitta e finisce fuori pista alla curva Ombù, fortunamente senza conseguenze rimanendo al comando della corsa. Ma l’australiano è nondimeno costretto, al 18° giro, ad una fermata non prevista ai box per liberare il radiatore da un sacchetto di plastica; Laffitte balza in testa inseguito da Piquet e Villeneuve, che commette un errore e viene sorpassato dal rientrante Jones, che a sua volta va in testacoda e perde di nuovo la posizione.

La Williams dell’australiano è tuttavia la monoposto più veloce in pista, e col trascorrere delle tornate riesce a scavalcare prima Villeneuve al 25° giro, poi Piquet al giro successivo, infine Laffite al 30° giro. Una volta al comando, Jones prende il largo, anche perché alla superiorità della sua vettura si contrappone la cattiva sorte di Laffite e Villeneuve che sono costretti all’abbandono l’uno per la rottura del motore, l’altro per un’uscita di pista.

Nelson Piquet, con la Brabham a sua volta con motore Ford Cosworth, è di nuovo secondo e conserva il podio fino alla bandiera a scacchi, che Jones taglia con un margine di 24 secondi di vantaggio. Sul terzo gradino del podio sale invece il finlandese Keke Rosberg, che alla guida della sua Fittipaldi scattata dalla settima fila in griglia, approfitta del ritiro di Scheckter per la rottura del propulsore ed anticipa di poco la Tyrrell di Daly. Il quinto posto di Bruno Giacomelli vale per l’Alfa Romeo i primi punti iridati dal Gran Premio di Spagna del 1951, così come Prost è sesto e conquista il primo punto di una carriera che in seguito, di punti, ne collezionerà proprio tanti.

Jones vince nonostante gli errori e mette la prima pietra, pesante, in quella corsa al Mondiale che a fine stagione gli varrà il titolo di campione.

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