QUANDO IL GEAS SALI’ SUL TRONO D’EUROPA

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La Geas Sesto San Giovanni – da ilgiorno.it

Quando il Geas Sesto San Giovanni si presenta all’appuntamento con la storia, il 30 marzo 1978, non è certo un intruso a livello europeo. Nondimeno, la finale di Coppa dei Campioni contro le ceche dello Sparta Praga ha il sapore della novità, una prima assoluta.

Premessa. La squadra lombarda domina il palcoscenico italiano da un decennio almeno, collezionando scudetti in serie, ben sette negli ultimi otti anni, ad eccezione del tricolore 1973 cucito sulle casacche della Standa Milano. Nel continente il Geas si avvale dell’apporto di giocatrici straniere, tra queste una jugoslava di grido come Maria Veger, cosa ancora non ammessa in campionato, e vanta già un curriculum di un certo interesse, se è vero che ha raggiunto quattro volte la semifinale di Coppa dei Campioni – 72, 73, 75, 77 – e nel 1974 è stato finalista sfortunato in Coppa Ronchetti, battuto nella doppia sfida dalle sovietiche dello Spartak Leningrado, invincibile nelle prime quattro edizioni della manifestazione, 58-68 in trasferta solo parzialmente ribaltato al ritorno in Italia, 65-57. Esser la prima squadra italiana a vincere con una formazione targata URSS non bastò, ma fu un buon antipasto.

Insomma, se l’Italia è terreno di caccia fertile per le rossonere, l’Europa è ancora un tabù da sfatare, soprattutto perché c’è da fronteggiare le sovietiche, e soprattutto il Daugawa Riga, che vince senza quasi opposizione una Coppa dei Campioni dietro l’altra, ben sedici in diciannove anni. E quando non tocca alla formazione lettone, che si avvale dell’operato della giunonica Uljana Semionova, che gioca quasi da ferma dall’alto dei suoi 213 centimetri ma è immarcabile e sotto i tabelloni respinge tutto quel che le capita a portata di mano, ecco comunque altre validi rappresentanti del basket dell’Est a prenderne il posto, con due titoli per lo Slavia Sofia e l’ultima coppa alzata dallo Sparta Praga.

La stagione 1977/1978, come le due che seguiranno, è tuttavia liberata dall’ingombro delle squadre sovietiche, che rinunciano alle competizioni di club nell’ottica di una preparazione mirata all’Olimpiade di casa del 1980. C’è quindi la possibilità di mettere in bacheca il trofeo europeo più prestigioso, e il Geas è senza dubbio attrezzato per far parte del lotto delle favorite. Così come lo Sparta Praga, così come le francesi del Clermont, così come le jugoslave della Stella Rossa Belgrado.

E il Geas, i cui sogni si erano sempre infranti contro la corazzata Riga, e che ha in Fabio Guidoni una nuova… guida, non spreca l’occasione. Che è d’oro. Dopo aver passeggiato con Tel Aviv all’esordio, 106-56 e 90-41, chiude secondo il gruppo B di quarti di finale alle spalle dello Sparta Praga, accedendo così al match di semifinale con la Stella Rossa, sconfitta dopo due match risolti in dirittura d’arrivo, 53-54 e 56-52. Nel frattempo le ceche ancor più faticosamente liquidano le bulgare del Minyor Pernik e saranno loro, al Palazzetto dello Sport di Nizza, ad affrontare Bocchi e compagne il giorno della finalissima.

Eccoci dunque in Costa Azzurra, appunto il 30 marzo 1978. Paradossalmente l’evento decisivo è quel che risulterà forse meno impegnativo, le ragazze del Geas sono concentrate quanto basta, pronte a salire su un treno chiamato vittoria, e le giocatrici non falliscono. Già, le atlete, che si chiamano Mabel Bocchi, belloccia, alta, veloce, con buon tiro, che sa palleggiare, insomma il prototipo della giocatrice universale; Wanda Sandon, che insieme a Graziella Battistella presiede l’area piccola sotto i tabelloni; Rosy Bozzolo che è regista tra le più grandi, se non la più grande di sempre della pallacanestro italiana; Cristina Tonelli al tiro, mortifero, lei che una volta dismessi i panni della campionessa diventerà giornalista di punta della Gazzetta dello Sport. E poi Dora Ciaccia che segna con frequenza, Maria Baldini, Marina Re, Giusy Fogliani e Daniela Cesati, che siedono a lungo in panchina ma sono pronte quando ce n’è bisogno e fanno gruppo.

Ecco, se c’è un parametro che fa la differenza in finale, oltre alla classe dei singoli che prevale sulla prestanza fisica delle ceche, è l’organizzazione di gioco e lo spirito di squadra del Geas, che lotta e si sbatte per quaranta minuti, con Bocchi – 22 punti alla fine – in evidenza nel primo tempo, chiuso con Praga avanti di un punto, e Battistella – pure lei 22 punti – scatenata nei secondi venti minuti di gioco, quelli del sorpasso, dell’allungo e dell’apoteosi, 74-66.

Il Geas sale sul tetto d’Europa, prima italiana in Coppa dei Campioni e prima squadra occidentale ad abbattere i totem che vengono da oltre cortina… ed è una storia bellissima del basket di un’Italia che fu.

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