RABAH MADJER, IL TACCO CHE VALSE UNA COPPA DEI CAMPIONI

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Il colpo di tacco di Madjer – da reporternuovo.it

La logica voleva che l’edizione numero 32 della finale di Coppa dei Campioni, anno 1987, non potesse proprio sfuggire al Bayern Monaco. Gli uomini di Udo Lattek erano favoriti contro il Porto, che Franz Beckenbauer, non proprio uno qualunque ma a quei tempi pure selezionatore della nazionale tedesca, aveva definito come “una piccola squadra portoghese“. In effetti, sul terreno di gioco del “Prater” di Vienna, i bavaresi avevano denunciato  una chiara superiorità fin dalle battute iniziali del match, concretizzata con il vantaggio firmato da Ludwig Kogl con un colpo di testa al minuto 24. Ma… ma la sorpresa era dietro l’angolo, ed avrebbe avuto le sembianze dell’incredibile.

All’intervallo Artur Jorge, allenatore del Porto, rimprovera ai suoi giocatori una certa mancanza di audacia. Consapevole nondimeno di aver schierato una squadra eccessivamente votata alla difensiva, sostituisce un centrocampista, Quim, con un attaccante, Juary, vecchia conoscenza italiana per i suoi trascorsi ad Avellino e Milano, sponda nerazzurra. Nel corso della ripresa, poi, il difensore Augusto Inacio cede il posto ad Antonio Frasco, mezzala offensiva, e il Porto, in virtù dei due aggiustamenti di formazione, assume un volto decisamente più aggressivo. La mossa disorienta il Bayern e mette le ali ai piedi di Paulo Futre, assolutamente anonimo nel primo tempo, che regala sprazzi di classe e una serie di iniziative in dribbling degne del miglior Maradona, sfiorando altresì di poco la segnatura.

Potrebbe essere la serata della talentuosissima ala portoghese, diventa invece quella di Rabah Madjer, algerino di altrettanta classe cristallina. E’ nell’ultimo quarto d’ora di gioco che la difesa tedesca, dopo aver traballato, infine crolla. Juary, lanciato perfettamente da Frasco, s’introduce fino all’area piccola; Jean-Marie Pfaff, portiere belga del Bayern, avanza nel tentativo di chiudere l’angolo ma l’attaccante brasiliano, invece di concludere, crossa rasoterra sulla sua sinistra un pallone leggermente deviato dal tacco di Hans Pflügler. La palla giunge a Rabah Madjer, solo davanti alla linea di porta ma leggermente avanzato. L’algerino è obbligato a girarsi ma ha l’intuizione geniale: lascia scorrere il pallone tra le gambe per poi colpirlo di tacco. Il difensore Flick, appostato lungo la linea bianca, non vede niente e la palla termina la sua corsa in fondo al sacco.

Questa rete memorabile consente al Porto di ristabilire la parità; Madjer, dopo i festeggiamenti e gli abbracci dei compagni, colto dai crampi, è costretto a farsi assistere a bordocampo. Una volta autorizzato al rientro dal direttore di gara, il belga Ponnet, il difensore Celso lo serve lungo la fascia sinistra. Madjer a questo punto disegna un’azione da antologia del calcio, salta due avversari e centra teso per lo stesso Juary che si fa trovare pronto all’appuntamento con il gol. E’ l’80’, sono passati solo due minuti e il Porto ha ribaltato il risultato, 2-1, che conserverà fino al fischio di chiusura diventanto così campione d’Europa.

Cinque anni dopo la storica vittoria dell’Algeria sulla Germania a Gijon, sempre per 2-1, durante la Coppa del Mondo in Spagna del 1982, Rabah Madjer è tornato ad essere, nel breve volgere di una serata, l’incubo del football tedesco. Soprattutto ha scritto il suo nome accanto ad una rete tra le più famose della storia del calcio. Eppure non è il primo, nè sarà l’ultimo, ad aver segnato un gol di tacco: semplicemente, lo ha fatto al momento e nel luogo giusto. “Sei folle ad aver tentato una cosa del genere…”, gli dirà a fine partita Artur Jorge.

Già, ma quella sera Madjer aveva Allah dalla sua parte… e lo ispirò nel compiere un miracolo.

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