NURBURGRING 1957, LA VITTORIA FOLLE DI FANGIO

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Fangio alla guida della Maserati – da taringa.net

Il Gran Premio di Germania del 1957 rimarrà in perpetuo nei ricordi di chi ha avuto la fortuna di poter raccontare “io c’ero“. E per chi, come il vostro scriba, deve accontentarsi di qualche documento d’epoca, nondimeno lo annovera tra le corse di Formula 1 più folli di sempre.

A quei tempi la prova teutonica è un lunghissimo sprint di 501,82 chilometri, che ha come teatro di svolgimento il leggendario, nonché pericolosissimo circuito del Nurburgring, con la sua selva di tornanti disegnati sui contrafforti del monte Eifel. Un totale di ben 170 curve disseminate lungo 22 chilometri di tracciato.

La prova del 4 agosto 1957 è un appuntamento-chiave, soprattutto per Juan Manuel Fangio che è in corsa per un quinto titolo di campione del mondo. Dopo aver guidato, nel corso della sua prestigiosa carriera, Alfa Romeo, Lancia-Ferrari e l’eccellente Mercedes, il fuoriclasse argentino è al volante di una superba Maserati 250F, spinta da un motore di 2.500 cm3 senza compressore.

Per aumentare le sue chances di vittoria, Fangio, che è in testa alla classifica iridata con 25 punti, tallonato dal ferrarista Luigi Musso con 13 e da Tony Brooks con 10, decide di organizzare una strategia di corsa decisamente sottile, nel tentativo di contrastare le Ferrari, con cui ha vinto il Mondiale l’anno prima (quarto della serie, terzo consecutivo) ma dalla quale si è allontanato per divergenze economiche. L’argentino alleggerisce al massimo la sua monoposto ad inizio corsa, partendo con mezzo serbatoio di benzina, al contrario delle vetture di Maranello che hanno il carico pieno e non effettueranno fermata ai box per rifornirsi; spera così, Juan Manuel, di guadagnare un vantaggio consistente nei primi 200 chilometri, in modo da non venir troppo penalizzato dalla sosta a gara in corso.

In effetti il piano di Fangio è ben congeniato; l’argentino è in testa con un margine di vantaggio rassicurante, poco meno di 30 secondi, ma ai box le cose non vanno come previsto. I meccanici hanno problemi con il cambio delle gomme che impedisce alla Maserati di rimettersi velocemente in marcia e quando Fangio infine riparte, si trova inaspettatamente in terza posizione, distante 48 secondi dalle Ferrari di Hawthorn e Collins, nel frattempo balzati al comando.

E qui si fa la storia delle Formula 1. La classe di Fangio non è proprio acqua e il pilota argentino scatena una rincorsa che ha del sensazionale, collezionando ben otto giri veloci consecutivi. Raggiunge Collins e il duello tra i due ha i contorni dell’epica, se è vero che Fangio non lascia possibilità alcuna al rivale al passaggio sotto il ponte sul rettilineo del penultimo giro, alzando una pioggia di ghiaia che si riversa sullo sbigottito pilota inglese. Davanti, apparentemente irraggiungibile, c’è solo Hawthorn, manca una tornata alla bandiera a scacchi ma Fangio tenta il tutto per tutto, azzardando oltre il consentito. Ed avrà partita vinta.

All’attacco di una curva veloce Fangio, al limite dell’equilibrio e mettendo le ruote sull’erba, infila Hawthorn a pochi chilometri dalla linea d’arrivo e vola a vincere con poco più di 3 secondi di vantaggio, realizzando così un’impresa tra le più memorabili della sua già di suo memorabile carriera. Firma proprio all’ultimo passaggio il record sul giro con 9’17″4, alla media di 147,3 km/h, su un tracciato impossibile da domare e tra i più esigenti dell’intero panorama iridato.

Fangio è campione del mondo per la quinta volta e una volta messo piede a terra, per quella che sarà la sua ultima vittoria in Formula 1, spossato e con la tensione a mille, può affermare “penso che oggi ero posseduto. Ho fatto cose al volante che mai avevo fatto prima, e non voglio mai più guidare così…“.

Già, uomo di parola, oltreché campionissimo, Juan Manuel Fangio.

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