BALLERINI E LA ROUBAIX, TREDICI ANNI DI AMORE

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La vittoria di Ballerini alla Parigi-Roubaix del 1995 – da bikeraceinfo.com

articolo di Emiliano Morozzi

Ci sono corridori che hanno legato la propria carriera sportiva ad una corsa, facendo di essa l’obiettivo di un’intera stagione. Ma quando la gara in questione si chiama Parigi-Roubaix ed è la classica di un giorno più atipica e più dura del circuito, la preparazione e le gambe non bastano, ci vuole anche l’amore per questa corsa: ne sa qualcosa Hinault, che dopo la vittoria del 1981, dichiarò pubblicamente che non avrebbe più partecipato alla “classica delle pietre“.

Quella che racconterò oggi è invece una storia d’amore lunga tredici anni e che ha come protagonista Franco Ballerini, che sulle pietre della Roubaix ha colto i più importanti successi della sua carriera di corridore. La passione per questa classica infernale nasce in tenera età, quando Ballerini, allora alle prime armi, segue in tv le gesta di due mostri sacri di questa competizione: il “cannibale” Merckx e lo specialista Roger De Vlaeminck, che deteneva allora il record di vittorie con quattro affermazioni.

Passato professionista nel 1986, Ballerini affronta per la prima volta le pietre della Roubaix nel 1989: all’esordio, il toscano arriva trentanovesimo, ma per un corridore di appena 25 anni, arrivare al traguardo è già un successo. Di anno in anno, Ballerini fa esperienza e migliora le sue prestazioni: nel 1990 giunge diciannovesimo, l’anno dopo è quinto. Nel 1992 trionfa, dopo quindici tentativi andati a vuoto, il trentottenne Duclos-Lassalle, ma l’anno successivo Ballerini si presenta al via con la determinazione e il colpo di pedale giusti per fare sua la Parigi-Roubaix. A venticinque chilometri dall’arrivo il toscano mette il turbo e semina gli avversari, portandosi a ruota la vecchia volpe Duclos-Lassalle che arranca ma non molla la presa. Entrati nel velodromo di Roubaix, in volata il francese anticipa l’avversario di soli otto millimetri, e un Ballerini furente che pensava di avere già in tasca la vittoria giura di non ritornare più.

La rabbia dura poco, e l’anno dopo Ballerini è ancora ai nastri di partenza della Parigi-Roubaix: in una edizione contraddistinta da vento, freddo, pioggia e qualche fiocco di neve, si lascia scappare Tchmil, vincitore a sorpresa di quella edizione. Alla settima partecipazione, arriva il primo successo, e Ballerini lo ottiene con una cavalcata trionfale: mancano ancora quaranta chilometri al traguardo e la temibile doppietta Camphin en Pevele/Carrefour de l’Arbre quando Ballerini, nel tratto di Pont Thibaut, fa il vuoto andando a cogliere in solitaria la vittoria nel velodromo di Roubaix.

Ancor più esaltante è la seconda vittoria di Ballerini, datata 1998: il toscano vola letteralmente sulle pietre in una edizione contraddistinta dalla pioggia e dal fango, stacca gli avversari uno dopo l’altro e arriva al velodromo di Roubaix rifilando più di quattro minuti agli avversari. Proprio alla Roubaix Franco Ballerini decide di chiudere la propria carriera di corridore: nel 2001 arriva soltanto trentaduesimo, ma all’ingresso nel velodromo è accolto da una vera e propria ovazione, che ricambia togliendosi la maglia e mostrando una t-shirt fatta preparare per l’occasione.

Merci Roubaix” c’era scritto su quella maglia, “merci” Franco Ballerini, per tutte le emozioni che ci ha dato da corridore e da commissario tecnico della Nazionale di ciclismo. Ma questa è un’altra storia, e la racconteremo un’altra volta.

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