QUANDO JORDAN TORNO’ AI PLAY-OFF, 48 PUNTI CONTRO CHARLOTTE NEL 1995

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Jordan al tiro contrastato da Johnson – photo by Nathaniel S.Butler/NBAE via Getty Images

Qualche settimana dopo il suo clamoroso rientro che ha scosso il pianeta basket, Michael Jordan si appresta a rinnovare l’appuntamento a lui più congeniale, i play-off NBA. Teatro di alcuni tra i suoi più memorabili exploit, il numero 45 in maglia Chicago Bulls torna per l’occasione alle sue origini, affrontando i Charlotte Hornets nella Carolina del Nord, proprio lì dove tutto ebbe inizio, in una gara-1 che annuncia pathos.

28 aprile 1995, dunque. Gli Hornets sono consapevoli di avere una buona chance da giocarsi al tavolo dei play-off, reduci come sono dalla miglior stagione regolare della loro storia con 50 vittorie e 32 sconfitte (quarti ad Est). Charlotte per questo primo turno ha il fattore campo a vantaggio e può contare sull’apporto decisivo di un trio d’eccezione composto da Alonzo Mourning, Larry Johnson e Muggsy Bogues, in aggiunta al buon rendimento di Hersey Hawkins e con l’apporto dalla panchina del “vecchio” Robert Parish. E’ vero sì, altrimenti, che gli Hornets denunciano un pizzico di tensione all’approcciarsi del match: dopotutto, affrontare re Michael Jordan che è di ritorno nel suo territorio di caccia e i Bulls al primo turno non è proprio una passeggiata di salute.

Galvanizzata dal rientro della sua superstar, Chicago ha chiuso in gran spolvero la stagione regolare, con 13 vittorie nelle ultime 15 partite. La serie si gioca al meglio delle cinque partite, un format tranello che spesso ha riservato sorprese, ad esempio l’eliminazione dei Seattle Supresonics l’anno prima, quando la franchigia numero 1 conobbe l’onta della sconfitta a sensazione per mano dei Denver Nuggets. Ergo, Charlotte farà bene a non fidarsi di Chicago.

Superba per intensità, la sfida tiene fede alle attese e i 48 minuti di gioco regolamentare non consentono di designare un vincitore. Per il suo primo match di play-off da due anni a questa parte, Jordan è abbagliante per classe e concretezza. Alonzo Mourning si sbatte da par suo, con 32 punti 13 rimbalzi 7 stoppate e un sorprendente 3/6 da tre punti, ma “Air” è troppo anche per lui, segnando 20 punti tra l’ultimo quarto e il tempo supplementare, ovvero quando i canestri contano davvero e il pallone scotta tra le mani. “Mi sono sentito come uno squalo. Vedevo il sangue, dovevo solo attaccare e mordere l’avversario giusto“, parole di Sua Maestà.

A termine del confronto, che Chicago incassa al Coliseum di Charlotte col punteggio di 108-100, le statistiche ci ricordano che i play-off restano il piatto prelibato di Jordan: 48 punti 9 rimbalzi 8 assist, nonostante Johnson e Wingate si applichino in marcatura su di lui. E la prestazione, seppur stratosferica, non ha certo i crismi dell’eccezionalità. Se dal giorno del rientro la sua percentuale al tiro, in diciassette gare, era stata di poco superiore al 40%, la peggiore in carriera, Jordan per l’occasione aggiusta la mira e piazza un 18/32 che la dice lunga sulla sua capacità di rendere al meglio quando il gioco si fa duro. Ancor di più, al supplementare manda a bersaglio un perfetto 4/4 mentre agli Hornets non riesce che un misero tentativo su cinque. Difficile vincere in queste condizioni, anche perché accanto al primo violino suonano orchestrali che la sanno lunga in materia di play-off, ad esempio Pippen, “il gemello“, o magari anche Kukoc e Longley, per tacere di B.J.Armstrong.

Allan Bristow, coach di Charlotte, non può che afferamare, con una punta di rammarico, che “per 48 minuti abbiamo avuto l’intensità che era necessaria per imporsi, ma ai supplementari è stato lo show di Michael Jordan…“.

Se Charlotte riuscirà ad impattare due giorni dopo grazie ai 23 punti 20 rimbalzi di Mourning, 106-89, Chicago infine sarà capace di creare la sorpresa, vincendo gara-3 e gara-4 allo United Center ed eliminando gli Hornets per 3-1, con Jordan a 32.2 punti di media a partita.

Una stagione a 50 vittorie e il vantaggio del fattore campo non avranno tuttavia giocato a favore dei “calabroni“… ma quando l’avversario porta il nome di Michael Jordan, la logica non è mai rispettata.

 

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