LA RIVALITA’ TRA NURMI E RITOLA, I “FINLANDESI VOLANTI”

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Ritola e Nurmi alle Olimpiadi del 1924 – da tfs.ucoz.com

articolo di Giovanni Manenti

I Giochi della VIII edizione dell’era moderna, svoltisi nel 1924 a Parigi, fanno registrare il dominio assoluto degli atleti finlandesi che conquistano la medaglia d’oro in tutte le gare di mezzofondo e fondo, dai 1500 metri piani sino alla maratona, comprese le prove di cross country.

L’indiscusso protagonista, e del quale la “letteratura olimpica” ha riempito pagine su pagine, è il celeberrimo Paavo Nurmi, che vince tutte le gare a cui partecipa, mettendosi al collo ben 5 medaglie d’oro per un record a tutt’oggi insuperato in atletica leggera per una singola edizione dei Giochi, solamente avvicinato dagli americani Jesse Owens a Berlino 1936 e Carl Lewis a Los Angeles 1984.

Ma se le “gesta leggendarie” di Nurmi sono a conoscenza di quasi tutti gli appassionati dei Giochi Olimpici, e di atletica in particolare, meno note sono le vicende del connazionale con cui ha rivaleggiato e che, leggendone la storia, vi renderete conto come non fosse da meno del più famoso rivale e di come avrebbe potuto maggiormente insidiarlo, ma andiamo con ordine.

Il “personaggio” di cui stiamo parlando è Vilho Eino “Ville” Ritola, nato a Peräseinäjoki il 18 gennaio 1896, quattordicesimo di venti fratelli (cinque dei quali morti in età infantile) che il proprio padre aveva avuto da due diverse consorti, sei dalla prima e quattordici, incluso Ville, dalla seconda.

Potete ben capire come le condizioni economiche familiari non fossero delle più floride e nel 1913, non ancora diciottenne, Ville segue l’esempio di altri suoi sette fratelli ed emigra negli Stati Uniti dove trova lavoro come carpentiere in un’impresa edile, iniziando, solo sei anni più tardi, l’attività agonistica iscrivendosi al “Finnish-American Athletic Club” dove ha peraltro l’occasione di fare l’incontro che si rivelerà il più importante della sua vita sportiva.

Dovete infatti sapere che il leader e capitano di quella società di atletica altri non era se non un’altra leggenda del fondo finnico, quell’Hannes Kolehmainen protagonista ai Giochi di Stoccolma 1912 dove si era imposto nei 5000 e 10000 metri piani e nel cross country e che ora si stava preparando ad affrontare la maratona ai Giochi di Anversa, dopo che l’interruzione bellica gli aveva impedito di incrementare il proprio palmares di medaglie 0limpiche.

Kolehmainen, che si era trasferito a propria volta negli “States” alla conclusione delle Olimpiadi del 1912, non ci impiega molto a scoprire le doti di eccellente fondista di Ritola, che cerca a più riprese di convincere a presentarsi per le selezioni per i Giochi di Anversa, ricevendo un cortese, ma netto, rifiuto in quanto non si sentiva ancora pronto, lamentando, come avrà poi modo di confermare anni dopo, il fatto che il suo tardivo avvio alle gare – in pratica già ventitreenne – lo ponesse in una condizione di svantaggio rispetto ai suoi rivali, ed in particolare lo stesso Nurmi, che, viceversa, avevano potuto allenarsi con regolarità sin dalla gioventù.

Probabilmente, sulla decisione di Ville incise anche il fatto di essersi appena sposato con l’amata Selma, ma è comunque certo che, per non sfigurare innanzi al “Grande Hannes” – che, per inciso, fa sua la maratona di Anversa a tempo di record mondiale – inizia a prepararsi scrupolosamente per presentarsi al meglio per l’appuntamento olimpico di quattro anni dopo, partecipando con regolarità agli appuntamenti più importanti della stagione, circostanza che gli consente di vincere le sue prime medaglie ai Campionati AAU (Amateur Athletic Union) Americani nel 1922 e di giungere secondo, lo stesso anno, alla maratona di Boston.

Su iniziativa di Kohlemainen, che la promuove, i componenti del Club Finnico Americano fanno una colletta per pagare a Ritola il viaggio nel paese di origine e prendere parte, nel maggio 1924, alle selezioni per le Olimpiadi di Parigi, nelle quali ottiene, sui 10000 metri, il suo primo record mondiale con il crono di 30’35”.

Ritola è oramai pronto per affrontare il più celebre connazionale Paavo Nurmi, che ha già al suo attivo le tre medaglie d’oro (10.000 metri, cross country individuale e a squadre) ed una d’argento (5.000 metri) vinte alle Olimpiadi di Anversa, e teatro della sfida è lo splendido “Stade de Colombes” di Parigi, in occasione dei Giochi del 1924, dove i due amici/rivali mandano in scena uno spettacolo ai limiti dell’immaginabile per il “tour de force” al quale si sottopongono (8 gare in altrettanti giorni per Ritola e 7 gare in soli 6 giorni per Nurmi, con la particolarità di disputare le finali dei 1500 e 5000 metri a distanza di un’ora l’una dall’altra).

Tre sono le prove alle quali partecipano entrambi, i 5000 metri, il cross country (che determina anche la classifica a squadre) ed i 3000 metri a squadre, mentre Ritola aggiunge al suo programma i 10.000 metri ed i 3000 metri siepi e Nurmi, indispettito con la sua Federazione per non averlo iscritto alla prova dei 10.000, la gara più breve dei 1500 metri piani.

Lo “show” ha inizio il 6 luglio, con Ritola che, da primatista del mondo e senza la pressione costituita dalla presenza di Nurmi, vince con irrisoria facilità la gara dei 10.000 metri in cui, ad onta della mancanza di avversari, si permette di abbassare di oltre 12″ il suo fresco record, tagliando il traguardo in un 30’23″2 che lascia il più diretto inseguitore, lo svedese Edvin Wide a mezzo giro ed oltre mezzo minuto di distacco.

Il pomeriggio del giorno seguente, Ritola è atteso dalle batterie dei 3000 siepi, aggiudicandosi la terza con una “andatura da crociera” di quasi 10′, al fine di risparmiare energie in vista dei futuri confronti con Nurmi che, l’8 luglio, inizia le sue “fatiche” vincendo comodamente la seconda batteria dei 5000 metri, mentre Ritola si “nasconde” nella terza in cui si piazza alle spalle dell’americano Romig e del già citato svedese Wide, ottenendo comunque l’accesso per la finale prevista per il 10 luglio.

Tocca ora a Nurmi “riposarsi” nel primo pomeriggio del 9 luglio, staccando il biglietto per la finale dei 1500 metri “passeggiando” – lui, primatista mondiale con 3’52″6 – in un tranquillo 4’07″6 comunque sufficiente per aggiudicarsi la terza batteria, mentre più impegnativo è il compito che attende un’ora dopo Ritola, impegnato nella finale dei 3000 siepi che vede ai blocchi di partenza anche l’idolo di casa e primatista mondiale Paul Bontemps.

Aiutato nella condotta di testa della gara dal connazionale Elias Katz, Ritola va a prendersi l’oro con il crono di 9’33″6, a soli due decimi dal record di Bontemps che, pur impegnandosi al massimo, deve accontentarsi del bronzo, essendo ll’rgento appannaggio del citato Katz.

A questo punto, con due ori già al collo, Ritola è nelle condizioni ideali per sfidare il giorno dopo il “grandeNurmi sui 5.000 metri, potendo anche contare sul fatto che il rivale, solo un’ora prima è chiamato a cimentarsi nella finale dei 1500 metri, prova che il finlandese si aggiudica in 3’53″6 (un secondo esatto in più del proprio record) davanti allo svizzero Schaerer ed all’inglese Stallard, dando comunque ai presenti l’impressione di non “forzare” in vista della sfida con il connazionale.

Quello che va in scena tra le 15.45 e le 16.00 del pomeriggio del 10 luglio sui 5000 metri resterà per sempre nella storia delle Olimpiadi come uno dei più affascinanti duelli sulla distanza, con i concorrenti che imprimono alla gara un ritmo elevato con l’intento di fiaccare la resistenza di Nurmi che, viceversa, inizia coperto nel gruppo, per poi prendere la testa a metà gara senza voltarsi, come da suo costume, ma avendo come unico riferimento il suo immancabile cronometro, iniziativa alla quale risponde il solo Ritola.

A 500 metri dall’arrivo, Nurmi dà per l’ultima volta un’occhiata al cronometro, quindi se lo slaccia e lo getta nel prato, aumentando progressivamente l’andatura con Ritola alle calcagna e che sul rettilineo d’arrivo tenta un disperato attacco cui Nurmi reagisce andando a vincere in 14’31″2 lasciando Ritola a soli 2/10 mentre lo svedese Wide, già argento sulla doppia distanza, conferma la sua caratura conquistando il bronzo pur se ad oltre mezzo minuto di distacco.

Con tali fenomeni a disposizione, non vi sono dubbi sul fatto che la Finlandia si aggiudichi la prova sui 3000 metri a squadre, mentre nella campestre Nurmi stacca Ritola di oltre 25 secondi, aggiungendo l’oro della prova a squadre messo in discussione dalla crisi patita dal terzo finlandese Limatainen che, sfinito, si era fermato a circa 30 metri dall’arrivo, concludendo la prova quasi incosciente in ottava posizione, garantendo la vittoria alla Finlandia per soli tre punti (11 a 14) rispetto agli Stati Uniti, in quanto non venivano conteggiati i riscontri cronometrici, ma si teneva solamente conto dei piazzamenti.

E così, se Paavo Nurmi può stabilire un record a tutt’oggi imbattuto di 5 ori in atletica nella stessa edizione dei Giochi (nel mentre la “doppietta” 1500/5000 sarà emulata dal marocchino Hicham El Guerrouj ai Giochi di Atene 2004), Ritola può a sua volta vantarsi di essere l’unico atleta della storia a conquistare ben 6 medaglie (4 ori e 2 argenti) in una singola Olimpiade.

Non crediate però che la questione tra i due sia conclusa in quanto, nonostante non abbiano più avuto modo di incontrarsi dato il ritorno di Ritola negli “States” per proseguire la propria attività di carpentiere, la “resa dei conti” è fissata quattro anni dopo, in occasione delle Olimpiadi di Amsterdam dove, essendo state cancellate dal programma Olimpico sia la gara dei 3000 metri a squadre che il cross country, entrambi gli atleti sono iscritti alle medesime prove, vale a dire 5000, 10000 e 3000 siepi.

Nonostante la non più verde età (Ritola ha 32 anni, Nurmi è di un solo anno più giovane) il solo in grado di cercare di contrastare il dominio dei due finlandesi è ancora – a quattro anni di distanza – il “cugino” svedese Wide e la prima riprova la si ha il 29 luglio in occasione della gara d’esordio sui 10000 metri, di cui Nurmi di era “riappropriato” del record mondiale in 30’06″2 subito dopo la conclusione dei Giochi di Parigi, come a voler ribadire la sua superiorità sul rivale.

Forte del successo di quattro anni prima, è Ritola a fare l’andatura, prendendo decisamente le redini della corso dopo 1500 metri, seguito da quattro soli altri concorrenti; al terzo chilometro è l’americano Ray, che poi pagherà lo sforzo finendo quattordicesimo, a staccarsi, seguito un chilometro dopo dal britannico Beavers e, quando, ai 6500 metri anche Wide alza bandiera bianca si intuisce che si andrà ad una conclusione in volata, che privilegia ancora una volta Nurmi che precede sul traguardo Ritola di 6/10 (30’18″8 a 30’19″4), con Wide che “salva” il Bronzo chiudendo comunque oltre i 31′ netti.

Dopo che il 31 luglio entrambi si sono qualificati per la finale (prevista al 3 agosto) dei 5000 metri correndo “di conserva” le rispettive batterie, il giorno seguente affrontano le qualificazioni dei 3000 siepi, dalle quali escono entrambi doloranti (Nurmi ad un fianco e Ritola alla caviglia), avendo fortunatamente un giorno di riposo prima della sfida sui 5000 metri.

In quella che per Ritola è l’ultima occasione per sconfiggere il rivale, lo vede prendere la testa della corsa a metà gara e, con 600 metri ancora da percorrere, la stessa si rivela come la consueta “two horses race” solo che stavolta è lui ad anticipare le mosse di Nurmi, accelerando all’ultima curva prima dell’ingresso in rettilineo ed andando, finalmente, a trionfare in 14’38″0 lasciando Nurmi a due secondi e Wide, ancora una volta l’ultimo a cedere, terzo in 14’41″2.

Totalmente appagato dal successo, Ritola abbandona il giorno dopo la finale dei 3000 siepi in cui Nurmi è battuto ancora da un connazionale, Toivo Luokola, che va a vincere a ritmo di record mondiale, e può comunque ritenersi ampiamente soddisfatto delle sue 8 medaglie (5 ori e 3 argenti) conquistate ai Giochi che, sia pur di livello inferiore a Nurmi, ne fanno comunque a pieno diritto uno dei protagonisti del “Grande Libro della Storia delle Olimpiadi“.

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