TOUR DE FRANCE 1976, L’ANNO DI GRAZIA DI LUCIEN VAN IMPE

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Van Impe in trionfo al Tour de France 1976 – da anni70.net

Mi hanno chiesto di ricordare di Lucien Van Impe, belga che scalava le vette con l’abilità di una pulce, ed io, ligio al dovere, non mi son fatto pregare: ecco qua, siamo in Francia, sulle strade assolate del Tour de France, anno del Signore 1976.

Dal 24 giugno al 18 luglio va in scena l’edizione numero sessantatre della Grande Boucle, e ai nastri di partenza, è proprio il caso di dirlo, c’è un gran bel mondo. Certo, manca il faro della corsa, ovvero “il cannibale” Eddy Merckx, travolto l’anno prima da Thevenet e forfait in virtù di una ferita al soprassella che già lo ha limitato al Giro d’Italia, chiuso in ottava posizione e ben distante dall’eterno rivale in rosa, Felice Gimondi. Ma l’elenco degli iscritti è comunque di tutto rispetto.

A cominciare da Thevenet stesso, campione in carica atteso alla conferma; c’è l’olandese Zoetemelk che pare lo sfidante più accreditato ed è già salito due volte sul secondo gradino del podio; il vecchio Poulidor, scavalcate le quaranta primavere, è alla quattordicesima ed ultima partecipazione, insegue ancora una maglia gialla e si fa forte della costante presenza sul podio negli anni precedenti; Luis Ocaña non è più spavaldo come nel 1973 quando costrinse Merckx alla resa ma è reduce dal secondo posto alla Vuelta e non è escluso dai pronostici; Galdos e Lopez Carrill, compagni di scuderia alla Kas, sono spagnoli di prima fascia attesi alla recita in montagna; Freddy Maertens è il nuovo che avanza in casa belga seppur adatto più alle classiche che ai grandi giri, spalleggiato dall’oscuro Pollentier; l’olandese Kuiper porta a spasso la maglia arcobaleno e magari Baronchelli, dopo il secondo posto al Giro d’Italia del debutto nel 1974, ritroverà l’ispirazione di quei giorni che già sembrano perduti, così come Giovanni Battaglin, che fa coppia con Fausto Bertoglio alla Jolly Ceramica, è la speranza più realistica di veder sventolare il tricolore in terra di Francia, al pari di Wladimiro Panizza.

E poi… e poi c’è proprio lui, Lucien Van Impe, anni 30, ragazzo delle Fiandre che preferisce le salite al pavé, già tre volte vincitore della maglia a pois di miglior scalatore, terzo in classifica generale nel 1971 e nel 1975, sesto, quarto e quinto nel 1970, nel 1972 e nel 1973 ma che gli addetti ai lavori considerano, appunto, più portato per le vittorie parziali su Alpi e Pirenei, che in bagarre per il successo finale. Smentirà tutti. 

Si parte con un prologo di 8 chilometri a St.Jean de Mont, Freddy Maertens ha una marcia in più, vince e veste la prima maglia gialla. Non certo appagato, il giovane belga bissa il giorno dopo infilzando tutti in volata ad Angers e dopo la vittoria in solitudine di Battaglin a Caen dove anticipa di dieci secondi il gruppo regolato da Pierino Gavazzi, Maertens stravince la cronometro di 37 chilometri a Le Touquet lasciando gli avversari ben oltre il minuto di ritardo con Kuiper, Poulidor, Van Impe e Zoetemelk a tre minuti. In serata il fiammingo ha Pollentier a 1’58” e Manzaneque a 2’29” ma attende il responso delle montagne a suffragio, o più probabilmente a condanna, delle ambizioni di alta classifica.

Kuiper nel frattempo progredisce in graduatoria grazie al successo in Belgio a Bornem e nella cronometro a squadre della sua Ti-Raleigh a Louvain, il Grand Ballon non produce sconquassi e dopo la vittoria di Aldo Parecchini a Nancy e il poker di Maertens a Mulhouse, si addiviene alla prima tappa-chiave, il 4 luglio, quando ai corridori è offerta in pasto una frazione di 258 chilometri con arrivo all’Alpe d’Huez, con Maertens capoclassifica davanti a Pollentier, staccato di 2’04”, e Kuiper, che insegue con 3’16” di margine da recuperare.

E qui si fa la storia del Tour de France 1976. Zoetemelk, capitano della Gan Mercier, e Van Impe, leader in casa Gitane Campagnolo, sbriciolano la concorrenza e vanno a giocarsi vittoria di tappa, che arride all’olandese, e primato in classifica, che saluta il belga nuova maglia gialla. Maertens rimbalza indietro con cinque minuti di fardello, a far compagnia a Pollentier e Kuiper, si salvano Galdos, Poulidor e Thevenet, e tanta Italia compare ai primi posti, con Bertoglio, Baronchelli, l’ottimo Riccomi, Bellini e Battaglin nei primi dodici all’arrivo. Il giorno dopo Zoetemelk bissa nella tappa che si conclude al Monginevro, precedendo il terzetto composto da Thevenet, Van Impe e Galdos, e in uscita dalle Alpi Van Impe veste le insegne del primato con 7″ sullo stesso Zoetemelk e 1’36” sull’inossidabile Poulidor.

Lo spagnolo Viejo vince a Manosque portando a termine una fuga-bidone che lo vede staccare il plotone di 23 minuti, ed è già tempo di abbordare i Pirenei. A Pyrenees 2000 è il gran giorno di Raymond Delisle, luogotenente di Thevenet alla Peugeot, che vince staccando di ben 7 minuti i favoriti e strappa la maglia gialla a Van Impe. Battaglin è costretto al ritiro, così come Kuiper abbandona la corsa a seguito di una caduta nella tappa di Saint Lary Soulan.

Proprio qui, nel cuore dei Pirenei, il 10 luglio, la Grande Boucle disegna la sua pagina decisiva. Il tracciato altimetrico propone le asperità del Col de Mente, Col du Portillon e Col du Peyresourde e l’arrivo al Pla d’Adet, e stuzzica l’appetito di quattordici attaccanti che accendono la miccia. Tra loro Maertens, ancora presente nella top-ten della classifica generale, Ocaña che non ha brillato nelle Alpi e vuol giocarsi il tutto per tutto aiutato da Pedro Torres, Riccomi, Pesarrodona che ha vinto la Vuelta e l’altro azzuro Bellini, che porta la maglia a pois di miglior camoscio. Il gruppo è lontano, Delisle, Zoetemelk, Thevenet e Van Impe si marcano stretto e Cyrille Guimard, che guida Lucien dall’ammiraglia della Gitane Campagnolo, invita il suo protetto ad azzardare la chance sul Col du Portillon. Il belga esita, i chilometri che mancano all’arrivo sono tanti, infine esegue l’ordine e la corsa esplode. Thevenet scoppia, accuserà 13 minuti di ritardo e qualche giorno dopo, malato, sarà costretto all’abbandono; Delisle e Poulidor a loro volta vanno in crisi, Zoetemelk non segue il belga e pagherà a sua volta dazio pesante.

Nel frattempo Van Impe, scatenato, va a riprendere i fuggitivi della prima ora sul Col du Peyresourde, stacca Maertens e si invola con Ocaña, mentre Riccomi è bravo al punto da riuscire a rientrare sulla coppia al comando. Ma l’ultima ascesa, verso il Pla d’Adet, è una passerella trionfale per Van Impe, che saluta la compagnia e va a vincere con 3’12” su Zoetemelk che rinviene da lontano e 3’45” proprio su Riccomi. La “pulce” balza in testa alla classifica con 3’18” su Zoetemelk, unico avversario ormai sulla strada che porta a Parigi, con Delisle terzo ad oltre nove minuti ed un drappello di concorrenti che battaglierà per il terzo gradino del podio.

Wladimiro Panizza, lontano dai primi, ha via libera nell’imporsi nella frazione che propone Col d’Aspin, Tourmalet e Aubisque; lo specialista Bracke vince la cronometro di Auch che consente a Van Impe di allungare ancora su Zoetemelk; Maertens torna a fare la voce grossa sui traguardi di Langon e Lacanau; Karstens lo batte a Bordeaux, e sul Puy de Dome Zoetemelk si toglie la soddisfazione di anticipare Van Impe di 12″, per cogliere una vittoria di prestigio. Poulidor chiude quarto ed aggancia sul terzo gradino del podio Delisle, con cui duellerà l’ultimo giorno, il 18 luglio, che prevede una semitappa a cronometro e la passarella finale sui Campi Elisi.

Tocca ancora a Maertens confermarsi il più forte anche contro le lancette, Zoetemelk è secondo con 11″ di ritardo a pari tempo con l’eterno “poupou” che relega a 9″ Delisle e per l’ottava volta in carriera sale sul podio finale. L’ultimo traguardo appartiene a Karstens, abile nell’infilare allo sprint Maertens e Gavazzi, ma l’apoteosi spetta a Lucien Va Impe che dopo aver vestito la maglia a pois sul podio di Parigi, stavolta appannaggio di Giancarlo Bellini, sotto la Tour Eiffel indossa infine la gialla che vale una carriera.

Zoetemelk è secondo con 4’14” di ritardo, Poulidor termina sul terzo gradino del podio a 12’08”, di poco davanti a Delisle, Riccomi e Bertoglio chiudono tra i primi dieci della classifica generale, rispettivamente quinto e nono. Panizza è tredicesimo e Bellini sedicesimo, mentre un regolare Pierino Gavazzi è secondo nella classifica a punti alle spalle dell’intoccabile Maertens. Au revoir.

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