LA MEDAGLIA D’ARGENTO DI CLAUDIA GIORDANI A INNSBRUCK 1976

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Claudia Giordani in azione durante lo slalom olimpico – da bergamosera.com

In quel gesto di disappunto al traguardo della prima manche, in quella mano sventolata quasi a voler esorcizzare le incertezze palesate a poche porte dall’arrivo, c’è tutta l’ambizione e la speranza olimpica di Claudia Giordani ad Innsbruck, l’11 febbraio 1976.

Claudia non ha ancora vent’anni, quando si presenta al cancelletto di partenza dello slalom alle Olimpiadi asburgiche, sul tracciato disegnato nella località di Axamer Lizum. Ma l’atleta è già battezzata ad alti livelli, se è vero che neppure diciottenne, marzo 1973, salì già sul podio di Coppa del Mondo, seconda nel gigante di Naeba alle spalle di Cochran ma davanti ad una leggenda come Annemarie Pröll, così come l’anno dopo, gennaio 1974, conquistò il successo sempre tra i pali larghi in Francia, a Les Gets, prendendosi la rivincita su Cochran, per poi chiudere in quinta posizione lo speciale ai Mondiali di St.Moritz il mese successivo.

Ergo, all’appuntamento a cinque cerchi Giordani, figlia di quell’Aldo che fece innamorare di basket con le sue telecronache il vostro scriba, cittadina metropolitana nata a Roma il 27 ottobre 1955 ma ben presto dirottata sulle nevi, cova speranze non da poco di mettersi al collo, seppur ancora giovanottina, un metallo prezioso. Tre giorni prima la discesa libera ha celebrato il trionfo di Rosi Mittermaier, e la teutonica è tra le favorite perché in Coppa del Mondo ha vinto a Bad Gastein, davanti proprio a Giordani con cui è pronta a rinnovare il duello. Ma le pretendenti sono parecchie, proposte all’attenzione dal circuito mondiale: una svizzere di eccellente lignaggio, Morerod, le altre tedesche Behr e Zechmeister, un terzetto di francesi agguerrite, Serrat, Emonet e Debernard, Hanni Wenzel che difende i  colori del Liechtenstein, magari le austriache di seconda fascia, Sachl e Kaserer, e le altre azzurre in lizza, Wanda Bieler piuttosto che Wilma Gatta e Paola Hofer.

Spazio alla gara, allora, e numero 1 di pettorale è proprio Giordani, che scende a valle con pista immacolata, serpeggia bene prima di commettere un paio di errori importanti e rischiare di deragliare nel finale, fermando il cronometro a 46″87. Non sembra darsi pace, l’azzurra, che sente di aver pregiudicato le possibilità di medaglia, nondimeno rimane agganciata al treno delle migliori che la sopravanzano, ma non di molto. Col numero 2, in effetti, subito dopo Debernard è già un valido banco di prova per testare il valore della prestazione di Claudia, la francese è precisa, è dietro di dieci centesimi all’intermedio ma in dirittura d’arrivo fa meglio per un battito di ciglio, 46″86. Serrat esce e già una rivale è fuori dai giochi, Emonet è dietro nettamente, col 5 tocca a Mittermaier che segna 46″77 balzando al comando provvisorio. E’ sfida in casa Germania, perché con il numero 11 Pamela Behr realizza il tempo che vale il primo posto, 46″68, ma la lotta per le medaglie è aperta perché nello spazio di 18 centesimi sono racchiuse quattro atlete di livello. Emonet quinta, Wenzel sesta e Cochran settima dovranno fare miracoli per recuperare, Morerod è out così come Kaserer e Nadig.

Nella seconda manche le atlete scendono con l’inversione dei pettorali dal 15 all’1, e così dopo la canadese Clifford che non conclude la prova, è già tempo di applaudire la discesa di Pamela Behr, che profuma d’oro. O almeno, parrebbe profumare d’oro, perché la giovane tedesca di Hindelang, pure lei non ancora ventenne, commette una serie di errori imperdonabili sul muro finale, lasciando sulla neve le speranze di medaglia. Quel che non riesce a lei, ce la fa invece Hanni Wenzel, che segna il terzo tempo di manche e balza in testa alla classifica con 1’32″20. Chiuderà sul podio, con la medaglia di bronzo, perché la lotta per la vittoria olimpica è tra Mittermaier, che non fallisce il secondo assalto alla gloria sportiva realizzando l’inavvicinabile tempo di 1’30″54, e Claudia Giordani, che scia per ultima con il suo bel numero 1 di pettorale, aggredisce i pali, pennella con perizia e infine, stavolta senza macchia, si piazza sul secondo gradino del podio, staccata di soli 33 centesimi, 1’30″87.

Giordani vince la medaglia d’argento ed entra nell’album di prestigio delle Olimpiadi. Nella storia dello sci, non solo italiano, c’è già, con i gradi di campionessa.

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