SILVIO CATOR, L’HAITIANO CHE SALTAVA LONTANO

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Silvio Cator – da lunionsuite.com

Quel che c’è di bello alle Olimpiadi, al di là della mera prestazione agonistica, è che si può raccontare di atleti sconosciuti e di luoghi remoti… comunque sia, appartengono al dizionario della storia a cinque cerchi e si può star sicuri che sempre di campioni si tratta.

Spostiamoci ad esempio nell’isola di Hispaniola, e più precisamente ad Haiti. Qui, nel piccolo paese di Cavaillon – lo stesso di Gerard Jean-Juste, il “Martin Luther King haitiano” -, il 9 ottobre del 1900, nasce un certo Silvio Cator. Il cui nome forse non vi dirà niente, e pure all’epoca non lasciava immaginare nessuna prodezza fuori da un’ordinaria ed umile esistenza quotidiana, ma oggi è idolatrato come un dio. Se non addirittura di più.

Insomma, il ragazzo cresce in famiglia di buon lignaggio, se è vero che il padre conduce una ben avviata azienda che lavora il cotone. Prosegue gli studi in scienze commerciali perché il futuro è accanto al padre, ma a 15 anni scopre lo sport e l’orientamento è matematico: calcio, perché questa è l’attività che va per la maggiore e solo tramite di essa si accede alle altre discipline.

Silvio è bravo, gioca all’ala sinistra così come si sposta a centroattacco, e presta servizio al Trivoli Athlétic Club. E’ capitano della sua nazionale già a 20 anni ma è tempo di dedicarsi in alternativa ai salti, che Cator scopre in età avanzata ma per i quali denuncia un talento clamoroso, pur senza una tecnica raffinata ed un allenamento specifico. Neppure il tempo di prender confidenza con l’asse di battuta che già firma il record nazionale di salto in lungo con la misura di 6m 25centimetri così come di salto in alto, 1metro 70centimetri. Certo, il calcio lo avvince sempre e lo terrà impegnato ancora per qualche anno, ma nel 1924 progredisce fino a 7m 31centimetri in lungo e 1metro 85centimetri in alto, soprattutto corre i 100 metri in 11secondi netti, garantendosi la qualificazione per le Olimpiadi di Parigi del 1924, con l’obiettivo di sfidare i nordamericani.

Ad onor del vero l’esperienza francese è poco fortunata, complice una caviglia in disordine che gli impedisce di andare oltre un dodicesmo e un quindicesimo posto nelle due discipline di salto, con misure ben al di sotto delle sue possibilità. Viene battuto da William DeHart Hubbard, il primo atleta di colore a vincere una medaglia d’oro nell’atletica, che si prende la vetrina, ma l’appuntamento con la fama olimpica è solo rimandata.

Il rendimento è eccellente nel corso delle stagioni successive, tanto da garantirgli ben 11 volte una misura oltre i 7metri 50centimetri, e per Amsterdam, sede dei Giochi del 1928, la forma è quella giusta. C’è da affrontare Eduard Hamm, che ha le stimmate del predestinato al successo e veste i panni del favorito; c’è il detentore del titolo DeHart Hubbard, ma neppure parente del bell’atleta che vinse quattro anni prima; c’è il tedesco Dobermann, che fallisce miseramente l’accesso ai tre salti di finale. Hamm e Cator competono insieme nel gruppo di qualificazione, l’americano atterrando a 7metri 73centimetri, l’haitiano rimanendo dietro a 7metri 58centimetri. Entrambi non si migliorano in finale e per Cator, che mirava la medaglia d’oro e non maschera certo il disappunto per non aver centrato l’impresa, nondimeno c’è la ricompensa di un argento, soprattutto l’opportunità “di far conoscere Haiti agli occhi del mondo“… che è quel che a Silvio premeva maggiormente.

E’ il 31 luglio 1928, data che di diritto entra nella storia non solo sportiva della piccola nazione caraibica; passa poco più di un mese e Cator, allo Stadio Olimpico di Colombes, alle porte di Parigi, vola a 7metri 937centimetri, misura che vale il nuovo primato del mondo. E’ l’apoteosi per il giovanotto che pareva destinato a trattare cotone; che sarà il primo lunghista ad andare oltre il muro degli 8metri, seppur il risultato non verrà omologato; che diventerà sindaco della capitale Port-au-Prince nel 1946; che vedrà il suo nome associato al grande Stadio Nazionale poco dopo la sua morte, avvenuta nel 1952.

Un eroe Silvio Cator, e se vi avventurate dalle parti dell’isola di Hispaniola magari qualche anziano vi racconterà delle sue gesta… già, perché a quasi 90 anni da quei giorni, nessuno più ad Haiti è atterrato così lontano.

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