LUIS OCANA, IL CAMPIONE SFORTUNATO CHE BATTE’ MERCKX

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Merckx e Ocana al Tour del 1971 – da pezcyclingnews.com

articolo a cura di GPM ciclismo

Un personaggio maledetto, perseguitato dalla sfortuna, ma allo stesso tempo un campione dal talento cristallino, uno scalatore tra i migliori della sua epoca, questo è Luis Ocaña, fenomeno della bicicletta dal palmares mutilato dalla mala sorte.

Sfortunato fino alla fine, fino a quando il 19 Maggio 1994 alla vigilia del Giro d’Italia che avrebbe dovuto commentare per un emittente radiofonica, tormentato dalla depressione e dai problemi che lo circondavano, ha deciso di farla finita sparandosi in un capannone della sua azienda vinicola, un suicidio che ha lasciato qualche punto oscuro, l’insano gesto forse dovuto ad una malattia di cui era venuto a conoscenza da poco, oppure agli ultimi investimenti andati male; ma non è di questo che vogliamo parlare, quello che ci interessa maggiormente è il ciclista, campione infaticabile sulle Alpi e sui Pirenei, l’unico in grado di battere il “cannibale” Eddy Merckx durante il suo periodo migliore.

Un campione costretto al ritiro in ben quattro degli otto Tour de France cui ha preso il via, ma nonostante tutto vincitore di 110 corse da professionista, una Grand Boucle e una Vuelta; ma ironia della sorte l’evento più famoso della carriera di Ocaña è lo sfortunato Tour del 1971.

L’inizio di quel Tour non mostrò niente di nuovo rispetto ai precedenti, Merckx dominava la corsa, forte di una forma strepitosa e di una squadra formidabile, ma durante l’undicesima tappa, la Grenoble–Orcières-Merlette, riesce ad andare in porto un attacco da lontano promosso proprio da Ocaña insieme al portoghese Agostinho. L’intento è chiaro, isolare il belga; ai due fuggitivi si uniscono poco dopo Zoetemelk e Van Impe, Ocaña tira come un forsennato cosicché Merckx si ritrova con soli tre compagni di squadra dopo una manciata di chilometri; a settanta chilometri dall’arrivo “lo spagnolo di Mont-de-Marsan” saluta la compagnia ed arriva solo al traguardo con quasi sei minuti sul secondo e quasi nove da Merckx.

E’ appena stata scritta una delle pagine leggendarie del giro di Francia. La reazione del belga però non si fa attendere, durante la tappa successiva apparentemente innocua scatta l’imboscata, alla partenza se ne vanno in quindici, Ocaña non si muove ma tra i fuggitivi c’è Merckx. Luis furente si mette all’inseguimento, quella tappa sarà una lunghissima cronometro a squadre condotta a una velocità/media folle, al termine della quale il belga recupererà due minuti in classifica generale. Nella cronometro successiva i due arrivano distaccati di soli 11 secondi e si arriva ai Pirenei con Ocaña in vantaggio di 7’23” su Merckx. Inizia la quattordicesima tappa, sul Portet d’Aspet il belga scatta ripetutamente ma lo spagnolo non lo molla, nel frattempo nuvole cariche di pioggia oscurano il cielo, Merckx impone alla corsa un ritmo folle scattando in continuazione ma in cima alla salita i due sono ancora insieme, si buttano a capofitto per la discesa. Comincia a piovere un diluvio torrenziale, la strada è inondata dall’acqua e dal fango, perfino le macchine della carovana hanno difficoltà a rimanere in strada, ma Merckx continua nella sua folle picchiata con Ocaña sempre lì; all’uscita di un tornante Luis scivola, sbatte contro un muro, cerca di rialzarsi per perdere meno tempo possibile ma i cinturini che gli tengono i piedi attaccati ai pedali non glielo permettono, sta per riuscirci quando sopraggiunge Zoetemelk che lo centra in pieno. Luis viene portato in ospedale dove miracolosamente vengono escluse lesioni gravi, ma il Tour per lui è finito; il giorno seguente Merckx si rifiuterà di indossare la maglia gialla simbolo del primato dichiarando:

“Non ho il diritto di prendere una cosa che non mi appartiene”

denotando un grande rispetto per l’avversario al di là delle rivalità sportive.

L’anno successivo fu ancora la sfortuna a impedirgli di combattere per arrivare in giallo sugli Champs-Elysées, infatti una polmonite lo costrinse al ritiro; ma il trionfo arrivò finalmente e quanto mai meritato nel 1973, dominò quel Tour arrivando a Parigi con più di un quarto d’ora sul secondo classificato, ma il grande rimpianto fu il non aver potuto battere Merckx che quell’anno aveva deciso di vincere Giro d’Italia e Vuelta España. Nel 1973 si piazza anche sul gradino più basso del podio al mondiale, e questo insieme alla Vuelta vinta nel 1970 completa l’elenco dei piazzamenti più importanti di questo campione impareggiabile, con una personalità ed una forza incredibili, che ha donato momenti stupendi al ciclismo ma che ha trovato due ostacoli enormi sulla sua strada: la sfortuna e Merckx.

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