“MUCH” MAIR, IL GIGANTE DELLA DISCESA LIBERA

Michael Mair
Michael Mair a Val d’Isere nel 1991 – da prints.colorsport.co.uk

Lo chiamavano “Much“, l’orco,  ma a me piace pensarlo nei panni del gigante. Buono, perché lo è stato davvero, e con la sua simpatia ha attraversato gli anni Ottanta del discesismo mondiale con le stimmate del campione.

Perché Michael Mair, nato a Brunico il 13 febbraio 1982, può senza dubbio venir considerato il miglior interprete tricolore della regina delle discipline alpine, ovvero la discesa libera, nel decennio di interregno tra l’era di Herbert Plank, velocista d’eccezione prima di lui, e quella di Kristian Ghedina, che ne ha raccolta l’eredità in Coppa del Mondo.

Mair si affaccia nel Circo Bianco nella stagione 1981/1982, non ancora ventenne, ma già promettente, se è vero che pur a digiuno di esperienza è già decimo a Crans Montana e quinto a Garmisch. Dall’alto dei suoi centonovantadue centimetri d’altezza e il quintale di peso, scivola veloce a valle pur denunciando buone qualità anche nel disegnare le curve, tanto che nella stagione d’esordio è quarto in combinata a Kitzbuhel, dopo aver ben impressionato sulla Streif, pista a cui dichiarerà sempre il suo amore, così come per la Saslong di Val Gardena. Si merita la selezione per i Mondiali di Schladming del 1982 e il decimo posto in discesa, a conti, fatti risulterà il miglior risultato in carriera nelle grandi kermesse internazionali. E se questo inizialmente è un vanto, una volta appesi gli scarponi al chiodo sarà il grande cruccio della parabola agonistica di Mair.

Non bisogna attendere molto per celebrare la prima vittoria in Coppa del Mondo. Il 22 dicembre 1982 si corre a Madonna di Campiglio la seconda prova di supergigante della storia e Much, a sorpresa, col tempo di 1’43″71 anticipa Hans Enn e Pirmin Zurbriggen… ed è già l’ora di brindare al successo.

Tuttavia Mair è il prototipo del discesista doc, e nel corso degli anni successivi è stabilmente nel primo gruppo di merito. E comincia a sommare un congruo bottino di piazzamenti sul podio. Ad Aspen, tanto per cominciare, il 6 marzo 1983, termina secondo alle spalle del candese Todd Brooker, battuto di trentasette centesimi; è terzo a Laax il 7 gennaio 1984 dietro ad Urs Raeber e Franz Klammer, ma le due stagioni non riservano all’altoatesino ulteriori soddisfazioni, non andando oltre un quindicesimo posto nella discesa olimpica di Sarajevo 1984 e la dodicesima piazza ai Mondiali di Bormio del 1985.

Ma la stoffa c’è, così come l’ispirazione, basta saper attendere e giungere a maturazione, cosa che avviene nel quadriennio 1985/1989 quando Mair non si limita a qualche sprazzo di classe, ma acquisisce costanza di rendimento ad altissimi livelli. Dopo le due prove d’apertura di Coppa del Mondo sulle nevi estive di Las Lenas in Argentina, il Circo Bianco ritrova le Alpi e a Val d’Isere, il 7 dicembre 1985, Mair batte nettamente Giradelli e Wirnsberger vincendo infine la prima gara di discesa libera in carriera.

Il ghiaccio è rotto, Much assomma altri undici podi in quattro anni, più un secondo posto e un terzo in combinata a Crans Montana e a Kitzbuhel, e chiude terzo nel 1986, quinto nel 1987, secondo nel 1988 alle spalle di Zurbriggen e settimo nel 1989 nella speciale classifica riservata ai discesisti. Va due volte sul podio a Kitzbhuel, a Val d’Isere è battuto di quattro centesimi da Daniel Mahrer, sulla Saslong è beffato da Boyd quando ormai pensava di avercela fatta e solo Girardelli lo priva, il 13 gennaio 1989, di un trionfo sulla pista che regala l’immortalità alpina, la Streif.

Il giorno di gloria per Mair, e per lo sci azzurro, è nondimeno il 23 gennaio 1988, quando sulla neve fresca di Leukerbad, subentrata a Wengen, per l’abbondante precipitazione prima del via, penalizza gli atleti del primo gruppo al punto da disegnare una classifica assolutamente imprevista: Much fa valere la stazza e vince la terza ed ultima gara in carriera anticipando Giorgio Piantanida, pettorale numero 25, di 34 centesmi e Werner Perathoner, pettorale numero 47, di 61 centesmi, per un terzetto tricolore sul podio ripetuto nella storia della discesa libera solo a Val d’Isere 2000, con Fattori davanti a Ghedina e Fischnaller.

La rottura del legamento crociato in prova proprio sulla Saslong nel dicembre 1989 interrompe la carriera di Mair, che tornerà ma non conoscerà più il successo agonistico di prima. Il sorriso, però, così come la simpatia dilagante, non hanno subito traumi e Much, gigante buono, saluta il Circo Bianco. Da campione.

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