BANCOROMA E LA NOTTE DEL TRIONFO IN COPPA DEI CAMPIONI

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Fulvio Polesello con la Coppa dei Campioni – da collactio.com

Valerio Bianchini e Larry Wright… basta la parola, e la rievocazione storica chiama in causa il Bancoroma della leggenda, che a dispetto delle attese vinse lo scudetto del 1983 e l’anno successivo ancor più a sorpresa salì sul tetto d’Europa.

Ho aperto questo revival nel segno di due “signori” che scrissero la pagina più bella del basket capitolino, al timone il “Vate“, in campo a pennellare pallacanestro il “folletto nero“, ma è necessario che i nomi di Stefano Sbarra, Enrico Gilardi, Renzo Tombolato, Fulvio Polesello, Marco Solfrini, Gianni Bertolotti, Paolo Selvaggi e Clarence Kea non facciano semplice contorno ma siano marcati col tratto indelebile dei protagonisti.

Succede che Valerio Bianchini, che se c’è un coach in Italia che merita l’introduzione nella Hall of Fame del basket quello è proprio lui, dopo aver raccolto titoli ed onori a Cantù, si trasferisce all’ombra del Colosseo ed apre l’era del Bancoroma ad altissimi livelli. Fortuna vuole che da Detroit arrivi un tipo che predica basket-meraviglia allo stato puro, tale Larry Wright dal palmares NBA di prestigio con anello al dito conquistato a Washington nel 1978 seppur in qualità di subentrante dalla panchina, ed il binomio è subito vincente, col supporto decisivo di un asse portante composto da giocatori come capitan Polesello, Gilardi, Sbarra e Castellano, nati, cresciuti e diventati campioni d’Italia nella loro città nella sfida di finale con Milano.

Con il tricolore cucito sul petto, Roma approccia da matricola la massima competizione continentale, quella Coppa dei Campioni che dopo la dittatura di Varese negli anni Settanta, è nelle due ultime stagioni finita in bacheca proprio al Pianella di Cantù. Bianchini fu l’artefice del successo brianzolo del 1982 e quindi… sa come si fa.

Venticinque squadre sono in lizza per succedere nell’albo d’oro a Cantù, che è della partita in qualità di campione in carica, l’Aris Salonicco ancora in divenire elimina nel turno preliminare i ciprioti dell’AEL Limassol in una sorta di derby del Mediterraneo e il 29 settembre, infine, è l’ora del debutto per Roma, in verità agevole contro i lussemburghesi del Dudelange, battuti 72-40 e 85-44. Ai quarti di finale l’avversario non ha certo maggior blasone, anzi, gli albanesi del Partizani Tirana si difendono con dignità davanti al pubblico amico, 78-69, per poi cedere nettamente il passo al Palazzetto dello Sport , 93-55.

Girone a sei dopodichè, dunque, che promuoverà due squadre alla finalissima di Ginevra. C’è ovviamente Cantù, che difende il titolo e mira il tris consecutivo riuscito solo a Riga alle fine degli anni Cinquanta; c’è il Barcellona che ha credenziali importanti e pare la candidata più autorevole; c’è il Maccabi Tel Aviv che a questi livelli concorre da anni; c’è il Bosna Sarajevo allenata da quel pragmatico pigmalione che è Svetislav Pesic, a rappresentare il talento sconfinato della pallacanestro balcanica; c’è infine il Limoges che si affaccia tra le migliori e vanta già un paio di successi consecutivi in Coppa Korac.

In verità il Bancoroma, dopo una prima vittoria di misura a Limoges, 76-74, grazie a 22 punti di Polesello, infila tre sconfitte in quattro partite e sembra tagliata fuori nella corsa alla finalissima. Figurarsi, coach Bianchini non ammette cedimenti nervosi e la squadra, che gira a dovere, disegna una serie vincente di cinque vittorie, battendo a domicilio il Barcellona con Sbarra a 16 punti, sbancando Cantù grazie a 27 punti di Wright e 22 di Solfrini, passando a Tel Aviv ancora con Wright sugli scudi, 28 punti, per garantirsi poi l’accesso alla finalissima grazie al successo casalingo all’ultimo turno con il Bosna, 66-55 dopo un primo tempo in equilibrio e Gilardi che veste i panni del primattore con 23 punti.

Insomma, Wright è mente e braccio armato, ma il gruppo italiano è solido e contribuisce in modo determinante per presentarsi all’appuntamento con la storia, 29 marzo 1984, ore 21, Patinoire des Vernets di Ginevra. L’avversario, rispettando i pronostici della vigilia, è il Barcellona di coach Antoni Serra, che insegue il primo trionfo in Europa, non solo in Coppa dei Campioni, e si affida a giocatori del calibro di Sibilio, Solozabal e San Epifanio, Mike Davis che proprio a Roma giocò tra il 1978 e il 1981, e Marcellous Starks, centro che già fu noto dalle parti della Fortitudo Bologna.

C’è timore in campo, ed è evidente fin dall’avvio, per un Bancoroma che paga lo scotto del debutto in una finale europea. San Epifanio ha la mano caldo e segna 11 dei primi 17 punti del Barcellona, che allunga sul 17-8 con i capitolini che hanno pessime percentuali dal campo e ben presto si trovano con Gilardi e Solfrini gravati dai falli. Wright inventa qualche canestro dei suoi, Sbarra esce dalla panchina e fa altrettanto, ma Davis domina Kea sotto canestro e i catalani, al minuto sedici, arrivano al massimo vantaggio, 35-22. Tombolato è un lottatore e con alcuni canestri riduce il passivo, la zona 1-3-1 imposta da Bianchini limita Sibilio che non trova mai il bersaglio e all’intervallo, 42-32, il Barcellona ha ben salde in mano le redini del match.

Nel secondo tempo il copione della sfida cambia decisamente trama. Davis ha quattro falli, Gilardi, non proprio in serata di grazia, al ventiseiesimo minuto raggiunge il limite ed è costretto ad uscire, ma se Wright – top-scorer con 27 punti per Roma – si scatena e segna a ripetizione, San Epifanio che aveva infilato la retina a raffica – alla fine saranno 31 punti per lui – è costretto in panchina per il quarto fallo e l’attacco del Barcellona, senza il suo faro offensivo, si inceppa. Roma opera il primo sorpasso al minuto trentuno, 57-56, Davis e Solozabal escono a loro volta dal parquet – per l’occasione edificato sul ghiaccio! – e il quintetto di Bianchini prende il largo, con Kea e Tombolato sugli scudi, 69-63. Ma Barcellona tarda a morire, anche Solfrini e Polesello pagano dazio ai falli rientrando anzitempo negli spogliatoi, e così il finale di gara si accende. Sbarra strappa un rimbalzo fondamentale e permette a Wright di segnare, il Barcellona torna sotto sul 75-73 ma Kea, che già sa che verrà “tagliato” ma da gran professionista quale lui è si batte come un leone, nell’ultimo minuto segna due punti, Sbarra cattura un altro rimbalzo, subisce fallo e con freddezza manda a bersaglio i due tiri liberi dell’apoteosi, 79-73.

Il Bancoroma sale sul tetto d’Europa, e per una sera, all’ombra del Colosseo, sventola la bandiera del basket.

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