BRAMBILLA, IL PILOTA CON L’AUSTRIA NEL CUORE

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Vittorio Brambilla al Gran Premio d’Austria del 1975 – da paddock.it

Vittorio Brambilla non ebbe il successo che si aspettava in Formula 1, pur tuttavia con qualche eccezione, che nella carriera di ogni buon pilota che si rispetti non manca mai.

Nato a Monza l’11 novembre 1937, Vittorio si avvicina al mondo motoristico su due ruote nel 1957 e l’anno successivo vince il titolo italiano nella classe 175cc. Passa poi al karting, non mancando di operare come meccanico del fratello Ernesto che corre in Formula 2 e a cui solo per un incidente in moto è nagata la possibilità di debuttare in Formula 1 al Gran Premio d’Italia del 1969. Proprio nel 1969 Brambilla ritrova il volante con la Formula 3 Birel della scuderia Picchio Rosso, imponendosi a Vallelunga e Monza. L’anno successivo la scuderia gli concede l’opportunità di correre in Formula 2 con la Brabham-Ford, che il lombardo ripaga con due piazze d’onore a Salisburgo e a Monaco.

Brambilla continua ad alternarsi tra Formula 2 e Formula 3, tanto che nel 1971 proprio in questa categoria vince le prove di Monza e Imola valide per il campionato italiano, che infine riesce a far suo nel 1972 grazie a quattro successi nel corso della stagione. Nel 1973 guida una March-Ford della scuderia Beta Racing e può mostrare tutto il suo talento trionfando sui tracciati di Salisburgo ed Albi, vittorie che coronano un’annata da primattore in Formula 2 e che gli aprono le porte dorate del mondo della Formula 1 dove può esordire grazie alla Beta che lo favorisce nell’ottenere un volante alla March.

Brambilla è guida ufficiale del team, rimpiazzando Howden Ganley in seno alla squadra e correndo a fianco di Hans Joachim Stuck. Si trova spesso nelle retrovie in qualificazione, nondimeno ha l’abilità per chiudere spesso nei primi dieci della classifica, ad esempio a Kyalami al debutto, in Belgio, Svezia e Olanda nelle gare durante la stagione, per riuscire poi a conquistare il primo punto iridato con il sesto posto sul circuito dell’Österreichring, subito alle spalle di Clay Regazzoni.

Il 1975 risulterà essere la sua miglior stagione, evidenziando progressi in qualificazione tanto da conquistare addirittura la pole-position in Svezia, anche se spesso questa performance verrà messa in discussione per le particolari condizioni in cui venne ottenuta. Brambilla comanda la gara per i primi 15 giri, prima di venir sorpassato da Reutmann ed esser poi costretto al ritiro.

Il giorno di gloria, però, è dietro l’angolo per il pilota monzese, e al Gran Premio d’Austria, corso sotto il diluvio, Brambilla guida magistralmente la monoposto, balza al comando, realizza il miglior tempo sul giro e al termine della ventinovesima tornata, quando la pioggia impone l’anticipata bandiera a scacchi, è davanti a tutti per la prima ed unica volta in carriera. Sul traguardo va in testacoda andando a sbattere contro le barriere protettive… ma una vittoria val bene un piccolo incidente! Brambilla accumula metà punti, esattamente come era successo in Spagna qualche mese prima, dove si era piazzato quinto ed era stato fermato dal drammatico incidente di Stommelen che aveva prodotto la morte di quattro spettatori.

Sfortunatamente, nel 1976 le prestazioni nel campionato del mondo di Formula 1 non sono all’altezza delle aspettative, con l’unica eccezione di un sesto posto in Olanda, anche se la sua March è competitiva con il secondo posto all’International Trophy ed il quarto nella Race of Champions, corse di Formula 1 non valide per la massima competizione iridata.

E’ però giunta l’ora di interrompere il sodalizio con la scuderia che Brambilla accusa di favorire palesemente Ronnie Peterson, e nel 1977 passa al servizio della Surtees; seppur la vettura non sia tra le più attrezzate, Vittorio disputa alcune buone corse, piazzandosi quarto in Belgio e quinto a Hockenheim.

La stagione lo vede protagonista, nel frattempo, con le vetture sportprototipi, guidando per la scuderia Autodelta e portando al successo la sua Alfa Romeo in ben quattro occasioni. Nel 1978 Vittorio ha a disposizione una nuova monoposto Surtees, seppur decisamente meno performante. Fallisce la qualificazione a tre riprese e sulla pista di casa, a Monza, è coinvolto nelle tragica carambola che costa la vita al vecchio compagno di squadra Ronnie Peterson, nel frattempo accasato in Lotus. Brambilla ne esce con un trauma cranico che lo rende indisponibile fino al termine della stagione.

Torna in gara esattamente un anno dopo, proprio a Monza, al volante dell’Alfa Romeo che lo ha messo sotto contratto per il 1979, chiudendo al dodicesimo posto; corre altre quattro gare tra l’anno in corso e il 1980, altrenandosi con il campionato sportprototipi con la Osella, affiancato da Lella Lombardi, unica donna della storia ad aver raccolto punti nel campionato del mondo di Formula 1.

Si ritira nel 1981, lasciando un mondo che lo aveva accolto con grandi speranze e in cui il monzese era riuscito a farsi apprezzare per simpatia e umanità.

Vittorio Brambilla è deceduto nella sua casa di Camparada di Lesmo il 26 maggio 2001, vittima di un attacco cardiaco: aveva 63 anni, ed ha vissuto con l’acceleratore sempre spinto a manetta. Non era il migliore, ma tra i secondi è stato senza dubbio un campione.

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