I CINQUE RECORD MONDIALI NEL SALTO TRIPLO A CITTA’DEL MESSICO 1968

saneev.jpg
Viktor Saneyev a Città del Messico 1968 – da youtube.com

articolo di Giovanni Manenti

Vi sono specialità, nell’atletica leggera, che cadono in “letargo” per molto tempo quanto a prestazioni, per poi esplodere di colpo con risultati sensazionali, spesso “accompagnati” dall’abbattimento di un “muro” ritenuto insormontabile, si riferisca esso ad un limite cronometrico piuttosto che di misura.

Una di queste era, alla vigilia dei Giochi di Città del Messico 1968, il salto triplo, la cui “barriera” era costituita dal superamento del limite dei 17 metri, sino ad allora avvenuto per merito di un singolo atleta, vale a dire il polacco Jozef Szmidt che in un meeting ad Olsztyn il 5 agosto 1960, in preparazione alle Olimpiadi di Roma, era “atterrato” a m.17,03.

Tale impresa di Szmidt era tutt’altro che occasionale, visto che il polacco aveva poi vinto la medaglia d’oro sia a Roma che quattro anni dopo a Tokyo, con misure però di m.16,81 e m.16,89 comunque largamente sufficienti a rendere inoffensivo l’attacco portato dagli specialisti sovietici, ma che evidenziavano la difficoltà per gli atleti ad andare oltre il citato “muro dei 17 metri“.

Prova ne sia che a Città del Messico il limite di qualificazione per la finale era stato posto a m.16,10 che può far sorridere per quanto avvenne all’atto conclusivo, ma pienamente in linea con le prestazioni in essere all’epoca, laddove si consideri che con tale misura il bulgaro Stoikovski era giunto settimo ai Giochi di Tokyo.

Magari, il CIO e la IAAF avrebbero potuto tener conto del vantaggio che l’aria rarefatta e la ridotta influenza della gravità derivanti dai 2.248 metri di quota di Città del Messico indubbiamente davano agli atleti, ma comunque potete immaginare quale possa essere stata la sorpresa quando il 16 ottobre 1968, dopo un nullo al primo tentativo, l’italiano Giuseppe Gentile – che prima dei Giochi vantava un “personale” di m.16,74 – atterra con il suo “jump” dopo le fasi di “hop” e “step” a m. 17,10 migliorando di 7 centimetri il primato mondiale di Szmidt che resisteva da oltre otto anni.

L’eco dell’impresa giunge in Italia quando si è nel tardo pomeriggio, lasciando gli sportivi da una parte stupefatti e dall’altra speranzosi nella conquista dell’oro nella finale prevista per il giorno successivo, dato che nessun azzurro aveva sinora vinto una medaglia nella storia dei Giochi nelle prove di salto (alto, asta, lungo o triplo che fossero) e confortati dal fatto che il secondo nel turno di qualificazione, vale a dire il senegalese Mamadou Dia, non aveva realizzato che m.16,58 ad oltre mezzo metro di distanza dalla misura di Gentile, a dimostrazione che l’altitudine di Città del Messico poteva sì avere inciso sulla prestazione, ma non più di tanto, considerando altresì che la stessa era stata ottenuta con “vento nullo“.

Questa convinzione cresce ancor più non appena il telecronista Rai Paolo Rosi apre il collegamento dopo le 21 ora italiana – a gara già iniziata, essendo prevista per le ore 15 locali – annunciando che al primo salto Gentile si era migliorato portando il record a m.17,22 (ancora una volta con “vento nullo“) anche se quello è in pratica il suo unico salto poiché in fase di atterraggio l’azzurro avverte una fitta alla gamba che non gli permette di essere più validamente in gara.

Gentile non si duole più di tanto per il leggero infortunio, convinto oramai di avere in tasca la medaglia d’oro, ed invece le emozioni sono appena iniziate in quanto, dopo che il brasiliano Nelson Prudencio piazza al secondo salto un m.17,05 che ne fa intuire le intenzioni bellicose, ecco che il sovietico Viktor Saneyev, alla terza prova, atterra a m.17,23 appena un centimetro meglio della misura di Gentile, portandosi al comando e migliorando il fresco primato mondiale, essendo stato il “triplo salto” valutato con “vento al limite dei 2 m/s“.

Gentile prova a rientrare in gara, ma le sue menomate condizioni fisiche lo fanno incorrere in quattro nulli ed un modesto m.16,54 alla quinta prova, non restandogli che assistere passivamente alle “evoluzioni” dei suoi diretti avversari che si scambiano ripetutamente le posizioni al vertice a colpi di record del mondo.

Difatti, dopo che alla quinta prova il sovietico Nikolay Dudkin con m.17,09 aveva superato Prudencio quale terza miglior misura, il brasiliano si riscatta immediatamente non solo riprendendosi il bronzo, bensì andando addirittura in testa con un “triplo balzo” da m.17,27 (ancora una volta con “vento al limite“) spodestando Saneyev sempre fermo alla misura con cui aveva migliorato il record di Gentile.

I tecnici e i giornalisti al seguito non sanno più cosa pensare, se non rendersi conto di stare ad assistere alla più grande gara di salto triplo sinora mai disputata, e riteniamo che abbiano più volte riscritto il pezzo sulla gara convinti che la stessa fosse finita, mentre invece la sorpresa maggiore la riserva proprio l’ultimo tentativo quando, dopo che Prudencio ha piazzato un comunque superbo m.17,15, tutti guardano al “canguro di Sukhumi“, il georgiano Saneyev che ancora una volta stupisce il mondo con uno strabiliante balzo a m.17,39 (anch’esso, peraltro, con “vento al limite“) di ben 36 centimetri superiore al record del polacco Szmidt prima dei Giochi, lasciando comunque al nostro Gentile quantomeno la consolazione di salire sul podio per ricevere una medaglia di bronzo quanto mai amara.

Polacco che, comunque, è presente in gara per assistere alla ripetuta “demolizione” del suo primato non potendo far molto per difenderlo anche se, con un sussulto da quel campione che era, all’ultimo salto atterra a m.16,85 che rappresenta la miglior misura realizzata nelle tre finali olimpiche disputate, ma mentre le altre due, ancorché inferiori, gli avevano garantito l’oro, con questa si piazza non meglio che settimo in una  prova in cui i primi sette atleti hanno superato la “fatidica barriera” dei 17 metri, che da Città del Messico non rappresenterà più un tabù.

Nell’analizzare una simile serie di prestazioni, molti esperti hanno avanzato riserve sul corretto uso dell’anemometro dati i tanti, troppi salti valutati con vento di “due metri esatti a favore” che ne rappresenta il limite per la relativa omologazione (polemica che accompagnerà anche il “salto nel futuro” dell’americano Bob Beamon nel lungo del giorno dopo, prova di cui la presente gara rappresenta un degno “antipasto“) e, del resto, lo stesso Saneyev, alla domanda di un cronista su quale fosse stato il segreto della sua eccellente “performance“, con una laconica risposta replicò …”Wind ….”!!!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...