1988 E 1989, LA DOPPIETTA DI FIGNON ALLA MILANO-SANREMO

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Fignon vince la Milano-Sanremo del 1988 – da francetvsport.fr

Due Tour de France, un Giro d’Italia ma anche una fantastica doppietta alla Milano-Sanremo: signore e signori, piacere, ecco Laurent Fignon, e il suo palmares di campione.

Conosciuto per essere soprattutto corridore da Grandi Giri, al “professore” riuscì per due anni di seguito, 1988 e 1989, una prodezza che solo cinque altri ciclisti hanno realizzato nel dopoguerra, prima o dopo di lui: trionfare in due edizioni consecutive della “classicissima di primavera“. I nomi dei campioni che fecero doppietta leggendaria in Riviera sono quelli, pretisigosi, di Coppi (1948-1949), Petrucci (1952-1953), Merckx (1966-1967, 1971-1972 e 1975-1976), De Vlaeminck (1978-1979) e Zabel (1997-1998 e 2000-2001). La crema del ciclismo. La doppietta del parigino assume ancor più valore se si tiene conto che Fignon aveva fino ad allora preso il via nella prima grande classica della stagione solo due volte in precedenza, cogliendo un anonimo 118° posto nel 1983 e una 32esima posizione non molto più gloriosa nel 1986. Il doppio successo a Sanremo riconcilia Laurent Fignon con l’Italia, dopo lo smacco del Giro 1984, quando gli organizzatori avevano fatto di tutto per favorire il successo finale dell’idolo locale, Francesco Moser, fino ad allora sempre respinto dalla Corsa Rosa.

Laurent Fignon ha conosciuto due parabole agonistiche. La prima ha fatto nascere molte aspettative sul conto di questo eccellente corridore, seppur non particolarmente apprezzato dal pubblico dell’epoca. Nel 1983 e nel 1984 conquista con il piglio del dominatore e con sconcertante insolenza il Tour de France, e si ha la sensazione che possa essere solo l’inizio di una lunga dittatura. Invece, a disattendere tutto quanto, nelle tre stagioni successive Fignon mette in bacheca solo la Freccia Vallone nel 1986, tanto che la prima vittoria in Via Roma nel 1988 viene dai più considerata una grossa sorpresa.

Vestendo la casacca della Systeme U, Fignon conquista a quel momento la 51esima vittoria della carriera. In Riviera si attende l’irlandese Sean Kelly, reduce dal settimo successo consecutivo sulle strade della Parigi-Nizza, magari lo svizzero Erich Maechler, trionfatore nel 1987 o anche il belga Eric Vanderaerden, è invece proprio Fignon ad anticipare tutti attaccando nella discesa della Cipressa ad una ventina di chilometri dal traguardo. Il jolly tentato dal francese si rivela azzeccato se è vero che il gruppo dei favoriti non risucirà più a rinvenire sull’uomo al comando. Un solo contraccante ha la forza per agguantare Fignon: il giovane Maurizio Fondriest, in maglia Alfa Lum. Nel 1988, il trentino è la grande speranza del ciclismo tricolore, al secondo anno da professionista. Proprio nel proseguimento della stagione infatti esploderà al più alto livello, diventando addirittura campione del mondo a fine anno sul tracciato belga di Renaix. Ma quel 19 marzo 1988, Fignon è il più forte. Rientrato sul corridore transalpino, Fondriest si inchina allo sprint nonostante per un attimo avesse dato l’impressione di poter scavalcare il rivale. Era scritto che Laurent Fignon trionfasse in Italia quel giorno. Questo successo regala nuovo slancio alla carriera di Laurent Fignon che sempre più spesso dirotterà il suo talento sulle corse di un giorno. Soprattutto, mette fine ad un lungo periodo di dubbi del “professore“. Sei anni dopo Marc Gomez, che vinse nel 1982, Fignon diventa il decimo francese a conquistare il “mondiale di primavera“.

Nel 1989, pur campione uscente, Fignon non è tra i favoriti più accreditati della Milano-Sanremo. In effetti il parigino è uscito malconcio dalla Parigi-Nizza, costretto all’abbandono e in condizioni di forma non certo rassicuranti. Ma quasi a voler smentire i suoi detrattori, lui che da lì a qualche mese sarà consacrato sulle strade del Giro d’Italia, illumina la corsa con l’abbaglio della sua classe. Se l’anno prima aveva anticipato la scontro tra titani atteso sulla salita del Poggio, questa volta Fignon proprio su questa rampa mitica della Classicissima costruisce la sua vittoria numero due. L’olandese Frans Maassen della Superconfex è l’unico in grado di seguire il francese, ma pagherà lo sforzo nel finale di corsa. Contrariamente a quel che avvenne nel 1988, stavolta è in beata solitudine che Fignon alza le braccia in Via Roma a Sanremo, diventando di fatto uno degli eroi della più bella classica italiana. Lui, il corridore dei Grandi Giri, abituato al calcolo e allo sforzo misurato, realizza una memorabile doppietta, prova che le sue qualità non erano sparite nonostante gli infortuni e una traversata nel deserto durata tre anni.

Nondimeno, la stagione 1989 sarà tuttavia l’ultima ad alto livello per Fignon. Ma che livello! In maggio, appunto, si aggiudica il Giro d’Italia, poco prima di salire sul secondo gradino del podio alla Grande Boucle. Vincitore del Gran Premio delle Nazioni a cronometro a fine stagione, è sesto al campionato del mondo di Chambery e settimo alla Liegi-Bastogne-Liegi, a certifcare che la classe non è proprio acqua.

Questo fu Laurent Fignon, il “professore“, che negli anni di grazia 1988 e 1989 scavalcò le Alpi e conquistò Sanremo.

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