KEL CARRUTHERS E IL MONDIALE 1969, L’ULTIMO BENELLI A 4 TEMPI

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Kel Carruthers in sella alla Benelli – da motopaedia.com

Non credo proprio sia possibile scindere il binomio Carruthers/Benelli, che ha fatto la storia delle due ruote e ha favorito le sorti della casa pesarese.

C’è del fascino primordiale, nel romanzare il motociclismo dei tempi che furono. Perché è un racconto fatto di uomini tutti d’un pezzo, avvezzi alla fatica e al rischio oltre i limiti consentiti, di imprese eroiche, di scontri titanici e di confronti tribali tra campioni allevati a pane e carburatori.

Kel Carruthers è uno di loro. Pilota australiano, metropolitano, nato a Sidney all’alba del 1938, frequentò il mondiale per un lasso di tempo non certo infinito, dal 1966 al 1970 solamente, ma sufficiente a farne un’icona. Nonchè, a conquistare stima, simpatia e fors’anche il cuore di qualche avvenente fanciulla.

Figlio di un negoziante di moto, come è inevitabile che sia non può fare a meno di salire in sella ad un bolide su due ruote già in età precoce, per partecipare appena dodicenne alla sua prima gara, far razzia di titoli australiani e tentare infine l’avventura europea nel 1966. Non è già più giovanissimo quando debutta nel motomondiale guidando mezzi privati e competendo in tutte le categorie, 125, 250, 350 e 500.

La prima stagione è in verità avara di soddisfazioni, per questo ragazzo dai modi garbati, sempre con la moglie Jan e prole al seguito, che viaggia e vive in roulotte i mesi in cui è lontano dalle sue terre oceaniche. Con una Norton è quarto in Finlandia sul circuito di Imatra in classe 350 e a conti fatti, a fine anno, questo sarà l’unico piazzamento a punti.

Carruthers nondimeno ci sa fare, dove non arriva con il talento riesce con passione e determinazione e con la dedizione al lavoro, e questo gli vale l’aggancio con l’Aermacchi che lo mette sotto contratto. Con la monocilindrica lombarda si mette in luce nel 1968 quando è terzo in classifica generale in classe 350, con un secondo posto a Dundrod, nel gran premio dell’Ulster dietro ad Agostini, ed altri due piazzamenti sul podio al Nurburgring e a Sachsenring, oltre ad un terzo posto anche in classe 125 con una Honda privata nel Tourist Trophy dell’Isola di Man, che ne evidenzia la buona propensione alle corse sul bagnato.

Il destino spesso ci mette lo zampino e l’anno successivo, 1969, è quello della consacrazione di Carruthers a campione con la “C” maiuscola. La Benelli punta grosso sul mondiale classe 250 e 350 con Renzo Pasolini, ma due capitomboli all’esordio in Spagna e nella gara successiva in Germania tengono fuori il riminese per le gare in Francia e all’Isola di Man. Carruthers, sempre impegnato con Aermacchi, viene liberato dalla scuderia varesina e proprio al Tourist Trophy debutta in classe 250 con la Benelli 4 cilindri a 4 tempi, affiancando Phil Read, vincendo la gara e meritandosi la conferma per le prove successive. E’ il primo di una serie di sette successi iridati, le porte del mondiale si spalancano davanti alle ruote della moto dell’australiano e la sfida è lanciata.

In Olanda, ad Assen, rientra Pasolini dall’infortunio ed è doppietta Benelli, con Renzo a trionfare e Carruthers a terminargli in scia seppur staccato di quasi 18 secondi. Ma se l’italiano combina vittorie convincenti – come al Sachsenring e in Cecoslovacchia – a inattese disgrazie in pista, l’australiano si fa forte della sua costanza di rendimento, con il primo posto di Dundrod, il secondo di Imola dietro all’ex-compagno Read assoldato dalla Yamaha, e altri due piazzamenti sul terzo gradino del podio, in Belgio e proprio a Brno.

Carruthers recupera punti e posizioni in classifica generale e all’ultima gara, in Jugoslavia, sull’affascinante seppur impegnativo e pericoloso circuito di Abbazia che declina vertiginosamente sul mare, si trova a duellare per il titolo mondiale con lo spagnolo Santiago Herrero in sella alla Ossa e lo svedese Kent Andersson che monta Yamaha. La sfida tra i tre rivali, divisi dalla miseria di un solo punto, è avvincente, con Herrero che prima comanda la corsa, poi cade e deve rimontare, Andersson che lo rileva in testa e sembra prendere il largo, Carruthers che a sua volta scivola indietro ma ha l’abilità di recuperare lo svantaggio dal battistrada e in chiusura di una prova memorabile taglia per primo il traguardo beffando per pochi decimi l’altro benelliano Gilberto Parlotti e regalando alla casa pesarese il titolo mondiale della classe 250, diciannove anni dopo Dario Ambrosini, morto prematuramente e tragicamente nel 1951 durante il gran premio di Francia ad Albì, che nel 1950 vinse sempre in classe 250 con una moncilindrica.

Carruthers vincerà altre quattro prove iridate nel 1970, tra cui ancora il Tourist Trophy, in sella a Yamaha, terminando al secondo posto in graduatoria sia in classe 250 che in classe 350… ma il suo nome, così come la sua gentilezza, ricorderanno per sempre che è stato lui l’ultimo campione del mondo in casa Benelli.

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