MONDIALI DI STOCCARDA 1993, GLI 800 METRI D’ARGENTO DI GIUSEPPE D’URSO

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Giuseppe D’Urso – da messinadicorsa.it

Non è trascorso poi molto tempo, poco più di ventennio, ma per quel che è successo poi sembra appartenga all’era giurassica: è l’Italia che correva, e correva bene, Mondiali di Stoccarda 1993 e lui, il protagonista della nostra storia, altri non è che Giuseppe D’Urso.

Catanese, non ancora ventiquattrenne, ha già mostrato doti non comuni nel doppio giro di pista, gli 800 metri, se è vero che nel 1990 è stato finalista agli Europei di Spalato e qualche mese prima delle kermesse tedesca ha viaggiato su tempi di eccellenza, 1’45″44 nel meeting indoor di Genova, ovvero primato italiano ad abbattere quello detenuto da Carlo Grippo. Ahimè, l’improvvisa febbre lo ha privato della chance olimpica di Barcellona nel 1992 poche ore prima di allinearsi ai nastri di partenza, degnamente sostituito per la bandiera tricolore da Andrea Benvenuti, altro purosangue degli 800 metri, infine quinto nella gara vinta da William Tanui. E a Stoccarda, il siciliano ha voglia di prendersi la sua rivincita sulla malasorte.

Ad onor del vero in Germania sono altri i pretendenti alle medaglie. Ovviamente c’è un nutrito plotone di uomini degli altipiani che sembrano fuori dalla portata degli europei, in primis Billy Konchellah che ha già trionfato a Roma 1987 e a Tokyo 1991 e vorrebbe proprio far tripletta, approfittando della nuova cadenza biennale dell’evento mondiale; proprio William Tanui, cinto dell’alloro di Olimpia, è keniano di lusso e ambisce a scombussolare i piani del connazionale; in terza battuta, e faremo bene a stare attenti a lui, Paul Ruto, che è giovane, non ha pedigree ma si vuol far rispettare al primo appuntamento che conta della sua carriera. Ma i rivali sono tanti, ad esempio l’americano Johnny Gray che è bronzo olimpico a Barcellona, il brasiliano Barbosa e il britannico Robb che in Spagna furono finalisti, magari l’azzurro Benvenuti che si vuol confermare ad altissimi livelli, l’altro suddito di Sua Meastà, Tom Mc Kean, che è campione d’Europa in carica e ha già vinto i Mondiali indoor di Toronto a marzo.

Torniamo a D’Urso, che è in forma, ambizioso quanto basta e per quei giorni d’estate baciato dall’ispirazione. Il debutto in batteria, la quinta, è il 14 agosto e già l’impegno è probante: c’è proprio Tom Mc Kean, c’è l’americano Mark Everett che ha colto il bronzo a Tokyo 1991 e c’è il somalo Abdi Bile, specialista della distanza doppia dei 1.500 metri che lo ha visto vincitore a Roma nel 1987 e che tra qualche giorno lo vedrà terzo anche a Stoccarda. Ma D’Urso si mette tutti alle spalle col tempo di 1’48″79 in una prova battagliata ed incerta che racchiude nello spazio di soli 11 centesimi i quattro contendenti: qualificazione alla semifinale in saccoccia e vai così. Mc Kean e Everett chiudono in scia e magari qualche dubbio sulla competitività inattesa dell’azzurro si insinua in loro. Così come in quella dei keniani che corrono di conserva, mentre Benvenuti crolla a terra per una microfrattura al piede sinistro ed esce in lacrime di scena.

Il giorno di Ferragosto D’Urso fa meglio ancora, compete nella seconda semifinale con Robb e Ruto, li anticipa col miglior crono di 1’44″92, Barbosa e Gray mangiano la polvere dell’eliminazione e per l’azzurro le porte della finale si spalancano. Con un bel carico di fiducia, ed illusioni che crescono in maniera esponenziale così come cresce il timore negli africani che, convinti di esser nel loro territorio di caccia, trovano sulla loro strada quest’italiano smilzo e intraprendente che non pare proprio disposto a vestire i panni della vittima destinata al sacrificio.

17 agosto 1993, l’atto finale al Gottlieb Daimler Stadium. Maglietta azzurra, pettorale numero 680 ed incedere convincente: questi gli attributi di Giuseppe il catanese, che non molla le prime posizioni del plotone che va a giocarsi le medaglie. Allo sparo il canadese Freddy Williams è infatti il più lesto a mettersi in marcia, ben presto rilevato nel compito da Paul Ruto, che allunga e fa da lepre al gruppo. O almeno, dovrebbe sacrificarsi alla ragion di stato keniana, ma dietro di lui c’è gioco tattico e al suono della campana, a cui si arriva in 51″22, l’africano di riserva è lanciato a caccia della medaglia d’oro. D’Urso è lì, a giocarsela con i primi, e il finale è eccitante. Tanui prova a ricucire lo strappo, Robb, Mc Kean e Williams battagliano tra loro, D’Urso esce all’esterno con la sparata in rettilineo che infila tutti, ad eccezione di Ruto che taglia il traguardo in prima posizione. Giuseppe è medaglia d’argento col tempo di 1’44″86, 15 centesimi dietro Ruto, ma abile a rintuzzare l’attacco di Kochellah, al solito di rimonta dal fondo, che gli rimane in scia di un soffio, l’inezia di 3 centesimi.

E la sera, uno spicchio del cielo di Stoccarda si tinge d’azzurro.

 

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