LA SORPRESA BRUGUERA AL ROLAND-GARROS 1993

Sergi Bruguera
Sergi Bruguera con la coppa del Roland-Garros 1993 – da halloffametennischampionships.com

Se qualche appassionato perennemente insoddisfatto ha qualcosa da ribadire sul tennis di oggi privo di alternative di vertice da almeno un decennio, ebbene, mi permetto di replicare con le vicende sorprendenti che ebbero a prodursi nel 1993 e scelsero come palcoscenico i campi in terra battuta del Roland-Garros.

Jim Courier, che usa l’attrezzo come una clava ma da almeno due stagioni doma la superficie parigina, è atteso alla terza recita vittoriosa dopo l’exploit del 1991 con Agassi e il trionfo come da copione del 1992 con Korda. Ha condotto una primavera da par suo, vincendo sul cemento sferzato dal vento di Indian Wells e nel prestigioso prologo degli Internazionali d’Italia tra le statue di marmo del Foro Italico, nonostante abbia dovuto accusare il sorpasso in testa al ranking mondiale dall’amico/nemico Pete Sampras. Il “pistola” non pare particolarmente attrezzato per sostituirlo sul trono di Francia, come non lo sono, ma da sempre, Edberg e Becker che tuttavia proveranno per l’ennesima volta a sfatare il tabù che mai li vuole vittoriosi nello Slam transalpino.

Ed allora occhio a due terraioli doc, Bruguera l’iberico e Medvedev il russo, che hanno vinto a Montecarlo e Barcellona, magari a quel pazzerello di Ivanisevic se infine riesce a coniugare talento e costanza di rendimento come già a Roma dove si è arrampicato in finale, altrimenti Stich che tra gli attaccanti può vantare un recentissimo successo ad Amburgo. Ma Courier pare una spanna, anzi due, superiore a tutti.

Quel che succede nell’impianto alla Porte d’Auteuil, ad onor del vero, è sorprendente. E fin dal primo turno. Lendl, tanto per cominciare, numero 7 del seeding ma in evidente fase calante dopo anni di dittatura, cede d’entrata al carneade Stephane Huet, passato per le forche caudine del torneo di qualificazione, così come l’altro transalpino, Rodolphe Gilbert, poco più conosciuto del connazionale, smaschera il precario stato di forma di Becker, battuto 7-5 6-3 7-5. Altri due teutonici si fanno rispettare, Goellner e Karbacher, a danno di Chang il cui trionfo del 1989 ormai è uno sbiadito ricordo e di Korda finalista dodici mesi prima. Al terzo turno è la volta di Ivanisevic non tener fede al suo rango di testa di serie numero 5, maramaldeggiato da Carlos Costa che su terra battuta è regolarista tra i più accreditati.

In quel mentre Courier evidenzia qualche crepa, mollando per strada un set a Tarango e uno a Muster, per trovare poi ai quarti di finale l’altro Goran, Prpic, fulgido esempio di intelligenza applicata al tennis, capace di eliminare prima Karbacher, poi Stich. Sampras, numero 1 del tabellone nonché primo giocatore al mondo, ha percorso immacolato con Cherkasov, Ondruska, Svensson e Washington, ed affronta un Bruguera in gran spolvero, così come Medvedev contro Edberg e Novacek contro Krajicek rappresentano il tentativo dei difensori di rimandare ancora una volta le velleità degli attaccanti che dall’anno di Noah, 1983, attendono di mettersi in saccoccia la Coppa dei Moschettieri.

E qui, ad altezza quarti di finale, il nuovo che avanza abbatte i tiranni. Sergi Bruguera già da qualche anno è specialista di grido su terra battuta, allevato in quella Barcellona fucina inesauribile di buoni giocatori; demolisce Sampras che non ha l’ispirazione per imporsi e solo per miracolo raccoglie un set, il secondo, rimontando da 1-4, così come Medvedev, in due giorni e a termine del miglior match del torneo, spenge l’ardore offensivo di un comunque dignitosissimo Edberg. Krajicek salva il serve-and-volley piegando dopo una maratona di cinque set Novacek e in semifinale si oppone come può a Courier, cedendo in quattro set seppur risultando infine la sorpresa più piacevole dell’edizione 1993 del Roland-Garros. Bruguera dà 6-0 6-4 6-2 a Medvedev che non entra mai in partita e vola a giocarsi la prima finale in un Grande Slam della sua ancor fresca carriera. Ovviamente nei panni dello sfidante.

Il 6 giugno 1993 il tennis vivrà un’altra pagina sorprendente. Clava e potenza sono le armi improprie di cui fa comunemente uso Courier, eccesso rotatorio e variazioni la contraerea a cui si affida Bruguera per sbertucciare un pronostico che non gli concede grandi speranze di vittoria. Ma il miracolo si compie, addirittura al quinto set, prolungamento che parrebbe favorevole all’americano ma infine premia l’iberico. Bruguera, a dispetto di una partenza al rallentatore, complice l’emozione da prima finale Slam, vince il primo set 6-4, cede netto il secondo parziale 6-2, vince il terzo ma nell’alternanza di punteggio incassa il 6-3 al quarto e rimanda la decisione all’ultimo atto. Courier allunga sul 2-0 ma perde di colpo la misura del dritto infilando una serie senza precedenti di errori, lui così puntuale e regolare nello sforzo da fondocampo; ha la palla del 3-1 ma Bruguera, fedele al suo gioco, incamera cinque games consecutivi, sale 5-2 e dopo 3ore 59minuti di passione, al secondo match-point, vede la tremebonda voleé di rovescio di Courier atterrare oltre la linea.

Bruguera vince il Roland-Garros e si mette in bacheca la prima Coppa dei Moschettieri. Non sarà stata un’edizione memorabile, per carità, chi lo mette in dubbio?, ma quando c’è sorpresa magari anche se i fattori si invertono il prodotto è sempre lo stesso: gran tennis dalle parti di Parigi.

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