ALBERTO BRAGLIA, IL PIONIERE DELLA GINNASTICA MODERNA

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Alberto Braglia al cavallo con maniglie – da corriere.it

articolo di Giovanni Manenti

Agli albori del XX Secolo, quando, con l’idea del barone De Coubertain di riproporre in chiave moderna gli antichi “Giochi Olimpici”, lo sport inizia a divenire attività ricreativa ad ogni livello, nelle varie discipline vi sono, paese per paese, i cosiddetti “pionieri” od “antesignani” che dir si voglia, che con il loro esempio tracciano la strada da seguire per le generazioni future.

Chiaramente anche l’Italia non è da meno, e se nel calcio possiamo citare Renzo De Vecchi (il “Figlio di Dio“), nel ciclismo Luigi Ganna (vincitore del primo Giro d’Italia) o nella scherma Nedo Nadi (unico atleta azzurro a vincere cinque medaglie d’oro in una sola Olimpiade, ad Anversa 1920), è indubbio che la ginnastica deve molto, se non quasi tutto, alla figura epica di un modenese, Alberto Braglia.

Venuto alla luce il 23 marzo 1883 a Campogalliano, un paesino alle porte di Modena, figlio di un muratore, Braglia sviluppa sin dall’infanzia una spiccata attrazione per la ginnastica, allenandosi da solo in un fienile prima di entrare a far parte, ad inizio millennio, della Società di Ginnastica e Scherma “Panaro” di Modena, dove acquisisce dimestichezza con i vari attrezzi (sbarra, anelli, cavallo e parallele).

Ciò gli permette di partecipare – e mettersi in luce – ai Giochi Intermedi di Atene 1906, svoltisi per celebrare il “decennale” delle prime Olimpiadi moderne, in cui conquista due medaglie d’argento in due concorsi individuali, sempre alle spalle del francese Pierre Payssé e precedendo l’altro transalpino George Charmoille.

Per far comprendere ai lettori in cosa consistessero tali eventi, il primo concorso si sviluppa su cinque specialità (sbarra, parallele, anelli, cavallo ed un “combinato” tra salto in alto e salto in lungo), al termine delle quali Payssé totalizza 97 punti contro i 95 di Braglia ed i 94 del connazionale Charmoille.

A tali punteggi, per l’assegnazione della seconda medaglia, viene aggiunto quanto ottenuto nella specialità del cavallo con maniglie, dove Braglia non riesce a colmare il distacco acquisito al termine del primo concorso, recuperando uno solo dei due punti di svantaggio sul rivale, centrando così il secondo argento (115 a 116 rispettivamente), con Charmoilee ancora al bronzo con 113 punti.

Ancorché questa “edizione intermedia” dei Giochi non venga ufficialmente riconosciuta dal CIO e, d’altronde, la partecipazione degli atleti era alquanto limitata – con appena 844 iscritti rispetto agli oltre 2.000 di Londra due anni dopo – al suo ritorno in patria Braglia venne accolto come un eroe, tanto che a Modena fu omaggiato da un vero e proprio corteo di trionfo, ottenendo anche l’onore di essere ricevuto dal Re Vittorio Emanuele III, mentre – più pragmaticamente – il miglior premio per le sue imprese sportive deriva dall’impiego come operaio nella Manifattura Tabacchi della città.

Con queste credenziali, Braglia si presenta tra i favoriti alle Olimpiadi di Londra 1908 e, in una forma smagliante affinata da anni di intensa preparazione, sbaraglia il campo dei concorrenti vincendo l’oro nel concorso individuale con 317 punti davanti all’idolo di casa, l’inglese Walter Tysal, ed al francese Louis Ségura che chiudono con 312 e 297 punti rispettivamente.

Sfortuna volle per Braglia – che primeggia in tutte e cinque le specialità in concorso (sbarra, parallele, anelli, cavallo con maniglie ed arrampicata sulla fune) – che, all’epoca, non fossero previste, come invece poi avvenne dai Giochi di Parigi 1924 in poi, riconoscimenti specifici per i singoli attrezzi (in particolare la sua prova al cavallo con maniglie è di livello eccelso), altrimenti avrebbe potuto tornarsene a casa con cinque o sei medaglie d’oro al collo.

Il trionfo olimpico di Braglia ha una così vasta eco e risonanza in Patria tale da incrementare in numero esponenziale il numero dei praticanti – circostanza di cui ne gioverà la Squadra Azzurra ai successivi Giochi di Stoccolma – ma, da un punto di vista strettamente personale, vive un periodo difficile, doloroso e travagliato.

Difatti, perso il lavoro per essersi dedicato anima e corpo alla sua grande passione e non riuscendo a trovarne altri, si dedica ad esibizioni di piazza per raggranellare qualche soldo e, oltre a procurarsi una frattura ad una spalla ed alcune costole durante un’esibizione, viene accusato di professionismo dalla Federazione in base alle rigide regole esistenti all’epoca, circostanza che, unitamente alla tragedia della morte del figlio di appena quattro anni, lo porta in uno stato di profonda depressione.

Fortunatamente, l’appoggio di compagni e tecnici federali fecero sì che la Federazione tornasse sui suoi passi restituendogli lo “status” di dilettante e potendogli pertanto consentire di essere il leader della formazione italiana alle Olimpiadi di Stoccolma del 1912 nelle quali, a dimostrazione della crescita del movimento, ben cinque “azzurri” si piazzano tra i primi sei del concorso individuale, mentre quattro anni prima il solo Braglia, pur vincendo, aveva rappresentato il nostro paese nella finale ad otto atleti.

Ovviamente, la classe di Braglia è ancora una spanna superiore a tutti, con l’unica insidia proveniente dall’eccellente ginnasta francese Louis Ségura – già bronzo a Londra 1908 – che conquista l’argento staccato di 2,5 punti dal modenese (135,0 a 132,5) e precedendo a propria volta di un punto l’azzurro Adolfo Tunesi, bronzo con 131,5 punti.

Ancora una volta, Braglia è penalizzato dalla mancanza di assegnazione di medaglie per singola specialità, poiché altrimenti avrebbe conquistato anche l’oro alla sbarra ed al cavallo con maniglie (in questo caso a pari merito con il connazionale Tunesi) e l’argento agli anelli, prova in cui eccelleva il citato transalpino Ségura.

Ovviamente, una delle più forti spedizioni azzurre di tutti i tempi non poteva farsi sfuggire l’oro nella prova a squadre, che l’Italia domina collezionando un totale di 265,75 punti, rifilando distacchi abissali alle damigelle d’onore Ungheria e Gran Bretagna, che chiudono rispettivamente a quota 227,25 e 184,50 punti.

Oramai, la vita di Braglia procede in simbiosi con quella di ginnasta e, dopo aver partecipato alla “Grande Guerra” quale soldato di fanteria, al ritorno dal fronte ha l’illuminata idea di mettere a frutto le sue capacità di ginnasta ed acrobata, portando in teatro lo spettacoloLe imprese di Fortunato e Cirillino“, due personaggi resi famosi dalle storie pubblicate sul “Corriere dei Piccoli” ed ideati dalla penna del disegnatore Sergio Tofano.

E’ il periodo più redditizio dell’esistenza di Braglia, a cui i successi olimpici hanno dato una fama a livello universale, che si esibisce in giro per l’Europa ed anche in America, accumulando un discreto patrimonio, in parte eroso dalla “crisi del 1929“, pur senza dimenticare il suo attaccamento allo sport e ai colori azzurri, accettando di buon grado di guidare la spedizione italiana alle Olimpiadi di Los Angeles 1932 dove un romagnolo di nome Romeo Neri ne rinverdisce le gesta essendo l’ultimo nostro atleta nella storia dei Giochi ad assicurarsi la medaglia d’oro nel concorso individuale.

Ma a far da contraltare alle gesta sportive vi è la cronaca quotidiana che non arride a Braglia che investe i guadagni nell’acquisto di un podere e di un’osteria che vengono entrambe distrutte dai bombardamenti del secondo conflitto mondiale, mandandolo praticamente in rovina, pur se la Federazione gli offre il ruolo di accompagnatore della spedizione azzurra alle prime Olimpiadi del dopoguerra a Londra nel 1948, al cui ritorno venne colpito da arteriosclerosi e ricoverato indigente in un ospizio.

Riconosciuto da un giornalista, quest’ultimo convinse il Comune di Modena ad assegnargli un posto come custode, ironia della sorte, proprio alla palestra a lui intitolata (come, a tre anni dalla scomparsa, è avvenuto per lo stadio di calcio che porta il suo nome), unitamente ad un piccolo stipendio al quale, nei suoi ultimi anni di vita, si aggiunse un piccolo vitalizio da parte del CONI a favore di colui che, al ritorno da Los Angeles, era stato insignito dell’onorificenza di “Cavaliere Ufficiale per Meriti Sportivi“.

Il 5 febbraio 1954, alla soglia dei 71 anni, si spenge nella sua Modena il più grande ginnasta italiano di ogni epoca, cui i Giochi Olimpici hanno dato fama, gloria ed immortalità, mal ripagate nella vita di ogni giorni da coloro che si dimenticano troppo facilmente di chi ha portato vanto ai nostri colori in ogni parte del mondo.

Sic Transit Gloria Mundi“, ahimè…

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