MILAN-LEEDS 1973, LA COPPA DELLE COPPE CONTESTATA

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Il Milan in trionfo – da mightyleeds.co.uk

Raccontare la vittoria del Milan nella Coppa delle Coppe 1972/1973 è un gioco pericoloso, perché rischia di spaccare a metà l’opinione pubblica. Da una parte, probabilmente, il popolo rossonero che può vantare un trofeo europeo che impreziosisce una bacheca già di suo ben fornita; dall’altra l’osservatore estraneo che nondimeno non può disconoscere quel che avvenne la sera del 16 maggio allo Stadio Kaftanzoglio di Salonicco.

Nereo Rocco è la guida, esperta e sapiente, nonché cultore del difendi bene e poi prova a segnare, di un Milan che in campionato da lì a quattro giorni si giocherà il titolo nella “fatal Verona” e che in Coppa ha eliminato strada facendo i lussemburghesi del Red Boys Differdange (1-0 e 6-1), i polacchi del Legia Varsavia (1-1 e 2-1 ai supplementari con rete decisiva di Chiarugi al 118° minuto), i sovietici dello Spartak Mosca (1-0 fuori, 1-1 a Milano), infine lo Sparta Praga (doppio 1-0 sempre con la firma di Chiarugi).

Al cospetto dei rossoneri si presenta il Leeds United, all’apice della sua storia e con vittorie di prestigio come il campionato nel 1969, la Coppa d’Inghilterra nel 1972 e due Coppe delle Fiere nel 1969 e nel 1971. Da più di un decennio lo allena Don Revie, santone del calcio d’Oltremanica nonché fautore di un calcio che fa della forza fisica e del gioco maschio un marchio di fabbrica. Poco bello a vedersi, forse, ma estremamente redditizio. Il Leeds si è sbarazzato dei turchi dell’Ankaragucu grazie a due reti di Joe Jordan, dei tedeschi orientali del Carl Zeiss Jena, dei rumeni del Rapid Bucarest e degli jugoslavi dell’Hajduk Spalato (1-0 e 0-0, gol risolutore di Clarke al 20°).

Insomma… catenaccio contro forza fisica, e per gli esteti del calcio non c’è proprio da attendersi granché. E così sia.

Il Milan schiera Vecchi in porta; Sabadini, Zignoli, Anquilletti e Turone in difesa; Rosato è il libero, Sogliano e Benetti fanno legna a centrocampo, Rivera inventa da par suo e Bigon e Chiarugi stazionano in attacco. Il Leeds risponde con Harvey tra i pali; Reaney, Cherry, Madeley e Hunter compongono la retroguardia; Bates, Gray e Yorath terzetto a metacampo, Lorimer è il leader che agisce sulla fascia, motorino inesauribile al servizio delle punte Jones e Jordan, “lo squalo” che qualche anno dopo verrà a fallire clamorosamente proprio a Milano.

Davanti a oltre 40.000 spettatori arbitra il greco Christos Michas. Già, proprio lui, la giacchetta nera che dopo il repentino vantaggio italiano con un calcio di punizione di Chiarugi al 4° che inganna Harvey, a detta degli inglesi e anche nel giudizio del pubblico assiepato nelle tribune ne combina di cotte e di crude penalizzando oltremisura gli uni, il Leeds, a favore degli altri, il Milan, che nel frattempo si affida ad una difesa granitica, spesso invalicabile, ringrazia soprattutto le mani prodigiose di Villiam Vecchi, più volte chiamato in causa ma sempre pronto ad intervenire con perizia. Dove non arriva Vecchi, ad onor del vero, ecco Michas provvidenziale negando un rigore per chiaro fallo su Jones.

Un colpo di testa di Jordan e un paio di conclusioni di Lorimer impegnano Vecchi, che opera con sicurezza, nel secondo tempo Bigon ha sui piedi la palla del 2-0 ma Harvey è altrettanto bravo nel dire di no. Dopodiché… assalto Leeds, che reclama ancora per situazioni dubbie in area milanista, contesta il gioco duro concesso ai rossoneri, attacca a testa bassa, sbatte contro il muro difensivo edificato da Anquilletti, Sabadini, Turone e Zignoli.

Finisce 1-0 tra i fischi dei greci e le proteste inglesi, un Milan senza gloria ma tenace e battagliero alza il trofeo e vedrà, qualche decennio dopo, rigettata l’istanza di aprire un’inchiesta promossa da Richard Corbett, autorevole membro del Parlamento Europeo per il partito laburista dello Yorkshire, sull’operato di Michas. Che, dopo quella sera, l’Uefa terrà fuori dalle gare internazionali. Solo una coincidenza?

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