MARINA KIEHL E LA DISCESA D’ORO DI CALGARY 1988

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Marina Kiehl in trionfo sul podio di Calgary 1988 – da collectionscanada.gc.ca

Marina Kiehl ha palmares importante in supergigante e gigante, quando si presenta ai nastri di partenza della discesa libera olimpica di Calgary nel 1988. Ma la prova regina della velocità non l’ha mai vista primeggiare in Coppa del Mondo, o nelle manifestazioni mondiali degli anni precedenti, pertanto all’atto di stilare l’elenco delle favorite all’oro olimpico il suo nome non appare certo in cima alla lista.

Walliser e Figini, elvetiche che da qualche stagione dominano in Coppa e fanno incetta di titoli, occupano i pronostici della vigilia, con Brigitte Oertli magari terza incomoda in casa Svizzera; l’Austria si affida a Sigrid Wolf e alla giovanissima Petra Kronberger; Graham, Percy e Lee guidano la pattuglia canadese che scivola sulle nevi di casa; Carole Merle è l’atleta di punta per la Francia e l’Italia, a corto di risultati, schiera Michaela Marzola, ad onor del vero con illusioni di medaglia praticamente uguali a zero. E poi c’è la Germania, con Regine Mösenlechner e… appunto Marina Kiehl, sette vittorie in carriera distribuite tra supergigante e gigante, un secondo posto ad inizio stagione in discesa a Val d’Isere e comunque un titolo mondiale juniores messo in bacheca al Sestriere nel 1983, nonché il quarto posto in discesa libera ai Mondiali seniores del 1987 a Crans Montana, anticipata di un soffio proprio dalla connazionale Regine Mösenlechner.

Originariamente in programma il 18 febbraio, la discesa libera femminile slitta di 24 ore per le avverse condizioni atmosferiche che impreversano su Nakiska, stazione atta agli sport invernali che accoglie le prove di sci alpino. Il cielo è nuvoloso e alle ore 10 Michaela Gerg è la prima a lanciarsi dai 2.179 metri del cancelletto di partenza: scende in 1’27″83 e la sensazione che si possa fare meglio, e pure di parecchio, è evidente. Sigrid Wolf subito dopo di lei è già un test probante ma l’asburgica, che qualche giorno dopo trionferà in supergigante, non conclude la prova, lasciando spazio a Chantal Bournissen che col pettorale numero tre balza provvisoriamente al comando, 1’27″46.

Tocca a Maria Walliser, campionessa del mondo in carica per il titolo conquistato l’anno prima a Crans Montana e favorita d’obbligo per la prova olimpica, che la vide già medaglia d’argento quattro anni addietro a Sarajevo. Il suo tempo è il migliore e vale il primo posto, 1’26″89, ma la svizzera ha commesso qualche imperfezione di troppo e a fine gara rimarrà clamorosamente ai piedi del podio. Già, perché dopo che Kronberger le termina di poco alle spalle, 14 centesimi di ritardo, la canadese Karen Percy, che proprio non ti aspetteresti a questi livelli, abbatte il limite di 27 centesimi, gaudagna la testa della graduatoria e lascia credere al colpaccio.

Pettorale numero otto, è la volta di Marina Kiehl. La tedesca schizza a testa bassa fuori dal gabbiotto di partenza, azzardando il tutto per tutto; rischia di deragliare a più riprese ma è perfetta in ogni settore di pista, come mai prima in discesa libera le era riuscito di fare, e quando al traguardo il tabellone elettronico illumina la giornata con l’evidenza di un fantastico 1’25″86 ecco che l’asticella che vale la vittoria a cinque cerchi è posta in alto, decisamente molto in alto. Figini scende subito dopo ma il ricordo del successo yugoslavo sbiadisce con un passivo tanto pesante da valere un anonimo nono posto, così come l’altra tedesca Mösenlechner è… Regine di nome ma assolutamente non di fatto, solo settima infine.

La Svizzera salva il bilancio nazionale con la sua terza freccia, Brigitte Oertli, che pennella le curve con destrezza e plana a valle col secondo miglior tempo, seppur distante 75 centesimi da Kiehl, ma di un niente davanti a Percy a cui strappa la medaglia d’argento. Un abisso, e quando anche l’ultima atleta di grido, la veterana canadese Laurie Graham, non va oltre la quinta piazza e lo “spauracchio” Merle conferma la scarsa confidenza con la discesa libera chiudendo solo dodicesima, ecco che Marina Kiehl può salire su quel podio olimpico che aveva inseguito a lungo ma mai aveva afferrato.

Ci riesce all’ultimo tuffo e nella disciplina meno adatta. Belle e sorprendenti le storie di Olimpia, non trovate?

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